SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

Il primo test in mare del Belgorod, il gigantesco sottomarino nucleare russo, è un segnale che Mosca ha voluto lanciare proprio nel momento di massima tensione con gli Stati Uniti e il blocco occidentale. Il K-329, questo il codice del sottomarino varato nell’aprile 2019, ha iniziato le prove il 25 giugno nelle acque del Mar Bianco: due giorni prima, nel Mar Nero, una nave britannica e una olandese entravano di poche miglia nelle acque della Crimea, innescando un incidente che ha coinvolto la Marina e l’Aeronautica di Mosca.

Il Belgorod non è un sottomarino come gli altri. E gli analisti occidentali lo sanno benissimo. Il sommergibile russo è, nell’immaginario di molti osservatori, quello che rappresentava per Tom Clancy l’Ottobre Rosso: un mezzo estremamente potente e innovativo in grado di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale americana. La Guerra Fredda ora non è più un duopolio tra Russia e Stati Uniti, essendo entrata di prepotenza anche la Cina. Ma non è un mistero che tanti al Pentagono guardino con estremo interesse a ciò che avviene nella Difesa russa. Perché il Cremlino, anche se considerato meno pericoloso rispetto ai tempi dell’Unione Sovietica, è ancora un temibile avversario militare. E lo ha confermato anche la Nato nei recenti incontri in Europa.

Il principale problema del Belgorod è che tanti ancora si interrogano su cosa sia realmente in grado di fare. Perché l’unità è assai più complessa delle precedenti creazioni dei cantieri russi. Le immagini sono scarse ed è impossibile avere un quadro completo delle capacità operative del sottomarino, ma quello che è certo è che tra le sue principali caratteristiche vi sarebbe quella di essere una sorta di nave-madre. La sua struttura infatti prevede la possibilità di agganciare un sottomarino più piccolo, anch’esso a propulsione nucleare, e in grado di svolgere operazioni segrete sui fondali. Tra queste, spiega l’esperto H.I. Sutton, vi sarebbe la capacità di colpire i cavi sottomarini, sistema infrastruttura basilare per qualsiasi Paese del mondo. E a questo pericolo si aggiunge poi un altro elemento che allarma il Pentagono e i comandi dell’Alleanza atlantica: la possibilità per il Belgorod di imbarcare sei Poseidon, siluri atomici di oltre venti metri e che rappresentano una sorta di enormi droni-kamikaze che si muoverebbero a circa 70 nodi nelle profondità del mare.

Il test in mare non significa ovviamente capacità operative immediate. Il sottomarino russo non ha ancora un sommergibile piccolo da agganciare alla “madre”, perché il Losharik, il mezzo predestinato a questo scopo, ha subito un incendio, costringendolo a lunghe riparazioni. Per sostituirlo si è pensato di adattare un sommergibile già in uso, ma è un’opzione richiede tempo. E stesso discorso vale per i Poseidon, che di certo non sono siluri già ampiamente testati e trasportabili senza problemi a bordo del nuovo gioiello della Marina russa.

Problemi che però non sembrano aver tranquillizzato gli Stati Uniti, che hanno deciso di far capire alla Russia l’importanza della flotta sottomarina e delle capacità dell’intera Us Navy. Sono ormai anni che Washington considera prioritaria la tutela dell’Atlantico, considerato un vero e proprio fronte di guerra specialmente per i suoi fondali. Nel 2018, confermando il timore per le mosse russe, gli Stati Uniti hanno deciso di far risorgere la Seconda Flotta, che ha lo scopo proprio di controllare il teatro la costa orientale dell’America del Nord. Un segnale importante, dal momento che ha rimesso in discussione un teatro bellico che gli Stati Uniti sembravano avere sostanzialmente dimenticato.

A questo si aggiunge il continuo movimento di navi e sottomarini che da tempo hanno ripreso a circolare nelle acque del Mediterraneo. La Federazione Russa, sfruttando in particolare i porti di Sebastopoli e Tartus ha spesso aumentato il numero di sommergibili in navigazione nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero. Recentemente vi sono stati anche episodi di “caccia” tra mezzi Nato e unità di Mosca durante le esercitazioni dei partner atlantici. E in questi giorni, proprio mentre la Russia, oltre al Belgorod, testava sistemi e armi sottomarini nelle profondità del mare di Barents e di Norvegia, gli Stati Uniti hanno mostrato al mondo – con una pubblicità abbastanza rara per il contesto – la sosta del sottomarino classe Ohio Uss Alaska nella base inglese di Gibilterra. Un messaggio da non sottovalutare visto che, al segnale inviato da Mosca con il Belgorod, Washington ha risposto mandando nel Mediterraneo un sottomarino nucleare già operativo e in grado di svolgere anche missioni speciali e di spionaggio come appunto sarebbe in grado di fare il nuovo gigante russo.