Si è chiuso, dopo quattro ore e mezza, il primo intenso round di colloqui tra le delegazioni russa e statunitense a Riyad, in Arabia Saudita, per negoziare la fine della guerra in Ucraina. L’incontro, tenutosi nel sontuoso palazzo reale di Al Diriyah, nel complesso di Albasateen, ha visto la partecipazione di alcune delle figure più influenti della politica estera di Stati uniti e Federazione russa: un colloquio nel quale Mosca ha ribadito le sue – già ampiamente note – “linee rosse” per porre fine al conflitto e trovare, a quasi tre anni dall’invasione del 24 febbraio 2022, un accordo negoziale.
Le delegazioni al tavolo: concordati quattro punti
La delegazione russa era guidata dal ministro degli Esteri Sergey Lavrov, affiancato dal consigliere presidenziale Yury Ushakov e dal CEO del Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (RDIF), Kirill Dmitriev. Dal lato statunitense, erano presenti il segretario di Stato Marco Rubio, il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz e l’inviato speciale per il Medio Oriente Stephen Witkoff. La fotografia delle due delegazioni presenti al tavolo ha già fatto il giro del mondo ed è destinata a entrare nella storia. È un primo, importante, segnale di dialogo dopo che le comunicazioni tra Cremlino e Casa Bianca si erano di fatto (quasi) completamente interrotte sotto l’amministrazione Biden. Non c’erano gli ucraini, che verranno coinvolti successivamente.

La portavoce del Dipartimento di Stato Tammy Bruce ha confermato che la squadra del segretario di Stato Marco Rubio ha concordato di “gettare le basi per una cooperazione” con la Russia su varie questioni, oltre all’Ucraina. Quattro i punti concordati dalle due delegazioni.
Innanzitutto, Usa e Russia hanno deciso di ristabilire il normale funzionamento delle rispettive ambasciate a Washington e Mosca, ritenendo essenziale avere strutture diplomatiche operative per poter proseguire il dialogo. In secondo luogo, gli Stati Uniti nomineranno un team di alto livello incaricato di lavorare a una soluzione duratura e accettabile per tutte le parti coinvolte nel conflitto in Ucraina.
Terzo, le due parti inizieranno a esaminare le possibilità di cooperazione geopolitica ed economica che potrebbero scaturire dalla fine della guerra in Ucraina. Infine, i cinque partecipanti ai colloqui – Rubio stesso, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Mike Waltz, l’Inviato Speciale Steve Witkoff, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e l’assistente presidenziale Yuri Ushakov – si impegneranno a seguire da vicino il processo, assicurandosi che proceda in modo costruttivo.
Le condizioni di Mosca per porre fine alla guerra
Fin dall’inizio dei colloqui, la Russia ha presentato una serie di ultimatum, ribadendo la sua – ampiamente nota – posizione sull’adesione dell’Ucraina alla NATO. Mosca ha dichiarato inaccettabile l’ingresso di Kiev nell’Alleanza Atlantica e ha sottolineato che una semplice rinuncia formale da parte della NATO non sarebbe sufficiente. Al contrario, i rappresentanti russi hanno chiesto che l’organizzazione militare ritiri le promesse di adesione fatte all’Ucraina durante il vertice di Bucarest del 2008.
I colloqui tra le due delegazioni sono stati descritti come “positivi” da Kirill Dmitriev, capo del Fondo sovrano russo e membro della delegazione di Mosca. “Le discussioni sono state costruttive”, ha dichiarato Dmitriev in un’intervista a Cnn, aggiungendo che i negoziati proseguiranno nei prossimi giorni.
Mosca apre a Kiev nell’UE
Da parte di Mosca, tuttavia, c’è stata un’apertura sull’adesione di Kiev all’Unione Europea. Il Cremlino, infatti, ha adottato un tono più conciliante su questo punto, con il portavoce presidenziale Dmitry Peskov che ha dichiarato che l’adesione all’Ue è un “diritto sovrano” di qualsiasi Paese, aggiungendo che Mosca non intende interferire in processi di integrazione economica. Tuttavia, Peskov ha ribadito che la posizione russa è “completamente diversa” quando si tratta di alleanze militari o di sicurezza.
Quest’ultimo punto va chiarito. Secondo clausola di solidarietà dell’Ue inserita nel Trattato di Lisbona (articolo 42.7), se un Paese membro risulta essere vittima di un’aggressione armata sul suo territorio, gli altri Stati membri hanno l’obbligo di prestare aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso. L’articolo è simile all’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO), ma non è identico in termini di obblighi. Anche se di tratta di un termine perentorio, contrariamente alla NATO l’Ue non ha un esercito comune, quindi l’aiuto può essere fornito in varie forme, non necessariamente militari. Inoltre, Mosca è ben consapevole che il percorso di adesione di Kiev all’Unione Europea è tutt’altro che semplice e lineare. L’Ucraina dovrebbe affrontare non solo i rigorosi criteri di adesione imposti dall’UE, ma anche le riserve e i dubbi di diversi Stati membri, a cominciare dalla Polonia, che potrebbero rallentare o complicare ulteriormente il processo.
La pace è più vicina? Non ancora
Nonostante i progressi, Yury Ushakov, consigliere di Putin, ha ammesso che è “difficile dire” se le posizioni di Russia e Stati Uniti si stiano effettivamente avvicinando. Tuttavia, ha definito i colloqui “non male”, sottolineando che le due parti hanno concordato di “prendere in considerazione gli interessi reciproci”.
La diplomazia ha i suoi tempi e la pazienza (e la cautela) sono d’obbligo in questi casi così delicati. Ci vorrà tempo (settimane, se non mesi), per vedere un risultato concreto. Rimane un dato di fatto: l’apertura del tavolo tra russi e americani rappresenta una svolta epocale.

