Guerra /

Il Dipartimento della Difesa americano ha deciso di rinviare la produzione a pieno regime dgli F-35 americani, prevista per la fine di quest’anno, a causa dei ritardi del programma di simulazione denominato Joint Simulation Environment (Jse) che integra la fase di Initial Operational Test and Evaluation (IOT&E). Questa fase è quella parte del programma di sviluppo di un sistema che viene condotto durante la produzione per determinare se sia efficace a livello operativo e quindi si possa superare la fase di produzione detta Low-Rate Initial Production (Lrip).

Lo scopo del sistema Jse è quello di permettere di testare piattaforme multiple per condurre valutazioni di un sistema in una vasta gamma di scenari ad altro rischio durante lo sviluppo e le fasi di test operativi dello stesso. In particolare è designato per condurre test su velivoli di quinta generazione oltre a quelli condotti “all’aria aperta”. Per quanto riguarda l’F-35 l’Us Air Force ed il Dipartimento della Difesa hanno previsto di utilizzare il Jse durante la fase IOT&E e pertanto i ritardi nella messa a punto del sistema di simulazione ha comportato il blocco del via libera alla fase di produzione a pieno regime (Full Scale Production).

Ancora un ritardo per l’F-35

Nonostante gli F-35 siano già in servizio sia negli Stati Uniti sia all’estero e abbiano condotto già missioni operative, tra cui proprio quella degli F-35 italiani in Islanda, la prima missione in ambito Nato ad utilizzare i velivoli di quinta generazione, il Pentagono ha preferito dilatare ulteriormente i tempi della fine della fase di produzione iniziale, che sarebbe dovuta terminare alla fine di quest’anno a fronte del termine della IOT&E ad inizio autunno, spostando la produzione su vasta scala addirittura al 2021, secondo alcune indiscrezioni trapelate in questi giorni.

Secondo quanto riportato inizialmente dal sito Military.com, il Joint Program Office (Jpo) dell’F-35, in coordinamento col Dipartimento della Difesa, ha confermato che la fase di test Jse è ancora in corso e che non è al momento possibile stabilire una data per la sua conclusione, ma il sottosegretario alla Difesa per le Acquisizioni e il Sostentamento Ellen Lord ha più tardi affermato che il via libera alla produzione a pieno regime dovrebbe arrivare in tredici mesi circa.

“La fase finale della IOT&E ci sarà quando il Jse sarà pronto per completare i test in modo adeguato” sono state le parole del portavoce del Dipartimento della Difesa tenente colonnello Mike Andrews “Il Jse è necessario per condurre in modo adeguato la IOT&E dell’F-35 contro i moderni velivoli avversari e scenari che prevedono intense minacce di tipo terrestre”.

È molto difficoltoso generare il tipo di minaccia complessa e “densa” richiesta da una simulazione delle capacità operative di un velivolo di quinta generazione, pertanto il Pentagono prima di procedere al definitivo via libera per la produzione dell’F-35 ha deciso, ancora una volta, di prendere tutto il tempo necessario per affinare i vari sistemi, che, lo ricordiamo, ne fanno il velivolo più complesso della storia dell’aeronautica.

Una macchina che ha avuto notevoli ritardi, spesso causati proprio da questo atteggiamento oltremodo prudente ma comunque giustificato: una serie di incidenti, nemmeno troppo frequenti rispetto ad altri velivoli, ha portato alla messa a terra di tutta la flotta di F-35 lo scorso ottobre, ed ora, proprio ad un anno da quell’infausto avvenimento, il programma ha accumulato un ulteriore ritardo che non farà altro che alimentare le pesanti (e spesso gratuite) diatribe su questa rivoluzionaria macchina bellica.

In cerca di una sede

Il portavoce del Jpo, Brandi Schiff, ha riferito che il Jse è integrato nel modello della Lockheed denominato “F-35 In-A-Box” (Fiab), che è una sorta di simulatore della sensoristica dell’F-35 e degli altri sistemi del velivolo che è strettamente connessa alla fase di test. “Questa integrazione e le associate attività di verifica hanno ritardato le proiezioni iniziali e ritardano la fase IOT&E nell’ambito Jse”.

La Lockheed-Martin aveva inzialmente proposto un programma di simulazione virtuale per questo tipo di test, ma nel 2015 il governo ha invece optato per una transizione, che poi è stata definita Jse, al Naval Air Systems Command della Nas (Naval Air Station) di Patuxent River, in Maryland, che però non è la sola sede designata per questo tipo di attività: il Pentagono sta infatti cercando altre potenziali sedi per il Jse come potrebbero essere quelle della base di Edwards, in California, o quella di Nellis, in Nevada. Questa indecisione sta contribuendo all’attuale incertezza generale e quindi al ritardo complessivo della fase terminale della IOT&E.

Al Dipartimento della Difesa sono comunque ottimisti: ancora il sottosegretario Lord ha riferito che “quest’anno il nostro obiettivo è di consegnare 131 aerei con l’impegno ad arrivare ad oltre 140 l’anno prossimo. Siamo fiduciosi che il programma F-35 sia prossimo alla produzione su vasta scala e pronto a soddisfare le richieste crescenti dei nostri clienti”.

Insomma sembrerebbe niente più di un intoppo, che però arriva proprio alla vigilia di una pietra miliare come la produzione su vasta scala, che certifica la piena maturità di un velivolo o di un sistema d’arma. Se altrove, come in Italia dove la produzione nella Faco di Cameri è ben avviata ed i nostri F-35 hanno ormai raggiunto la Foc (Full Operational Capability), gli Stati Uniti sembrano molto più cauti ed il motivo è sicuramente da ricercarsi in questioni prettamente politiche: essendo una macchina che ha scatenato una ridda di critiche da parte dei suoi detrattori, che la ritengono troppo costosa e perfino inutile a fronte dei numerosi problemi in cui è incappata, ora il Dipartimento della Difesa vuole prendersi tutto il tempo necessario affinché gli F-35 siano “allo stato dell’arte” e quindi poter giustificare, agli occhi dei contribuenti americani, la spesa per il loro acquisto.

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