Nella provincia di Idlib si è tornato a combattere. Qui, dove le forze islamiste anti Assad hanno l’ultimo bastione, negli ultimi mesi la guerra ha visto il susseguirsi di periodi di forte intensità a momenti di assenza di scontri. Questo perché a Damasco c’è sì volontà di riprendere anche questa provincia, con la Russia che ha sempre ribadito il proprio appoggio al ripristino per intero dell’integrità territoriale siriana, ma si vuole evitare a tutti i costi un gravoso bagno di sangue. Il quale avrebbe brutte conseguenze sia sul morale di un esercito logorato da nove anni di guerra, sia su una popolazione stanca del conflitto. E così, la strategia è usata è quella di specifiche azioni su specifiche sezioni del territorio di Idlib, in modo da riprendere passo dopo passo l’intero territorio perduto.

L’offensiva su Maraat Al Numan

Il primo passo verso la riconquista della provincia di Idlib, si è avuto esattamente due anni fa: il 26 gennaio 2018 infatti, l’esercito di Damasco ha ripreso la base militare di Abu Duhur. Un’avanzata strategica quella, visto che per l’appunto per la prima volta le truppe siriane ritornavano a mettere gli scarponi in una porzione della provincia di Idlib, ma anche simbolica: la base di Abu Duhur ha rappresentato, dal settembre 2015 in poi, l’immagine di una delle sconfitte militari più cocenti a seguito della conquista operata dalle forze jihadiste, le quali hanno anche trucidato barbaramente i soldati che ancora stavano resistendo. L’anno successivo, esattamente nell’agosto del 2019, è toccato invece alla strategica cittadina di Khan Shaykhun. La località emersa agli onori della cronaca per il presunto, e mai dimostrato, attacco chimico attuato da Damasco costato alla Siria un raid punitivo da parte degli Usa nell’aprile del 2017, è stata ripresa segnando un altro passo nella risalita dell’esercito verso Idlib.

Adesso è la volta di Maraat Al Numan. Quest’ultima è la seconda città per grandezza della provincia, ma è soprattutto una località che si affaccia sull’autostrada M5. Ossia, l’arteria che in tempo di pace collegava in poco tempo Damasco con Aleppo, passando per Homs ed Hama. Si tratta, per intenderci, dell’equivalente siriana della nostra autostrada del Sole. Per il governo di Bashar Al Assad, tornare a controllare per almeno una buona parte del suo percorso questa vitale arteria è fondamentale. Con la M5 nelle proprie mani, non solo si potrebbe complicare la vita alle sigle islamiste dell’area di Idlib, ma si potrebbe dare il via al rilancio dell’economia siriana. Od almeno della parte occidentale del paese, quella dove sono situate tutte le città principali.

Da giorni l’aviazione siriana e quella russa sono impegnate nel martellamento contro le postazioni dei gruppi terroristici ed islamisti presenti nell’area. A partire dalla fine della scorsa settimana poi, è stata avviata l’offensiva di terra. In questo lunedì mattina, l’esercito siriano sembrerebbe oramai alle porte di Maraat Al Numan, forse l’intenzione dei generali è quella di circondare la città in modo da costringere i miliziani alla resa ed evitare una sanguinosa battaglia urbana. Nel frattempo, i mezzi delle truppe fedeli al governo poco più a nord hanno già preso possesso di numerosi punti strategici della M5.

La lenta risalita verso Idlib

Come detto in precedenza, non ci sono le condizioni per un’offensiva generale volta a riprendere per intero la provincia di Idlib. La battaglia per Maraat Al Numan non è dunque, almeno per il momento, da interpretare come un’azione su larga scala destinata a proseguire da subito verso altre località di questa parte della Siria. Impegnare il logorato esercito siriano in tutto il fronte di Idlib è impossibile: sarebbero troppe le perdite e sarebbe molto alto il rischio di scoprire altre zone. Ma oltre alle ragioni di ordine militare, ci sono anche quelle di ordine politico. La prudenza di Damasco è dettata anche da quanto voluto dall’alleato russo. Mosca è costantemente impegnata in un’interlocuzione con la Turchia di Erdogan, la quale si è sempre mostrata preoccupata da un eventuale aumento dell’intensità della guerra ad Idlib.

In particolare, Ankara teme un nuovo grande flusso di migranti siriani verso il proprio territorio visto che la provincia in questione è confinante con il paese anatolico. Una situazione che, secondo il governo turco, potrebbe risultare di difficile gestione. Dunque, per evitare esodi e fare in modo che la Turchia non trovi il pretesto per ostacolare le operazioni dell’esercito siriano ad Idlib, la Russia ha coordinato con Assad dei piani volti ad una lenta avanzata. L’obiettivo finale, ossia la ripresa integrale della provincia, è stato già stabilito da un pezzo. La vera incognita, a questo punto, è solo rappresentata dalle tempistiche per il suo definitivo raggiungimento.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME