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Al Qaeda è un incubo che ritorna periodicamente. Sembra che tutti se ne dimentichino. Poi, arriva un momento in cui torna a colpire o a essere al centro degli interessi del mondo. Una sorta di fiume carsico del terrore, che sprofonda nelle viscere del mondo per poi riaffiorare, in modo violento, non solo con i suoi attentati ma anche con l’attenzione che gli viene rivolta dalle potenze internazionali.

Idlib, dove l’esercito siriano prepara la sua grande battaglia per la liberazione del Paese, è un esempio eclatante. Ma anche il fatto che gli Stati Uniti tornino a parlare di “santuario di Al Qaeda” e si interessino dell’ultima roccaforte jihadista, è un segnale da non sottovalutare. E del resto anche questo fa parte delle caratteristiche di Al Qaeda. Ed è anche questo che la differenzia dallo Stato islamico.

Al Qaeda e Isis

L’Isis è stata un’idea che ha avuto come obiettivo quello di far nascere un’entità statuale. Un  Califfato, con i suoi visir, le sue province, addirittura moneta e scambi commerciali e un esercito pronto a ingaggiare una vera e propria guerra fatta di attentati, orrori, ma anche un’organizzazione militare. Per questo poteva incorrere in una sconfitta. Le guerre, se combattute sul campo, si possono perdere. E l’Isis, persi i suoi appoggi esterni e interni e iniziata la guerra da parte di Iran, Russia e coalizione internazionale, non poteva che soccombere.

Al Qaeda invece ha sempre avuto un’organizzazione e scopi diversi. La sua jihad, come ricorda Panorama, non è mai stata contro gli “eretici” e non ha mai dato adito a persecuzioni e orrori come quelli perpetrati dall’Isis. Si è da sempre contraddistinta per essere più terroristica che genocida, più oscura e meno eclatante. La sua propaganda è minima, rispetto all’esaltazione dei video del Califfo e dei suoi seguaci, e combatte ovunque pur rimanendo per certi periodi del tutto quiescente.

La guerra in Siria e la quasi-vittoria di Daesh

La guerra in Siria, almeno nei primi anni, sembrava essere destinata a certificare la fine di Al Qaeda e l’avvento di Daesh come formazione guida del terrorismo islamico. Era il segno del cambiamento dei tempi. La prima organizzazione rappresentava il terrorismo islamico a cavallo fra anni Novanta e Duemila. Un terrorismo più ideologizzato ma anche più clandestino. L’Isis, nato proprio da una costola di Al Qaeda in Iraq, rappresentava invece l’evoluzione politica e culturale del fenomeno terroristico, attraverso l’uso dei social network, ma anche attraverso idee diverse, fatte apposta per creare un esercito di miliziani in tutto il Medio Oriente.

Le tragedia di Iraq e Siria sembravano dare ragione al Califfato e al suo leader, Abu Bakr al Baghdadi, che ha sfruttato non solo la situazione creata dagli Stati Uniti in Iraq ma anche gli interessi delle varie potenze coinvolte in Medio Oriente per creare un mostro che per anni ha devastato prima il territorio iracheno, poi quello siriano. Perché per anni, l’Isis ha fatto comodo: inutile nasconderlo. Daesh, da nord a sud, non ha avuto freni finché esso operava per colpire i nemici di altri Stati.

Poi, la dinamica del conflitto è cambiata. Ma per molto tempo, l’Isis sembrava essere molto più di una parentesi. E nel frattempo, Al Qaeda scompariva dai radar, presente in alcune sigle dai nomi esotici, che cambiavano la forma per non cambiare la sostanza.

Un periodo di clandestinità

Una clandestinità nata per due motivi. Il primo è che Al Qaeda ha sempre sfidato l’Isis e la guerra la stava perdendo. E questo è stata possibile anche perché Daesh ha iniziato a creare una rete di interessi internazionali e collegamenti anche politici che Al Qaeda ha sempre voluto negare.

L’organizzazione che un tempo faceva capo a Osama bin Laden è sempre apparsa più una rete terrorista che para-statale. Mentre Isis, ad esempio, ha fatto proventi contrabbandando petrolio (e questo petrolio da qualche parte doveva non solo estratto, ma anche transitare e finire, come dimostrato dalle immagini dei convogli di cisterne che finivano nei porti turchi).

Se Al Qaeda i suoi proventi li doveva non solo a finanziatori internazionali e arabi, ma anche a forme criminali quali rapimenti, droga e saccheggi, Isis, per andare avanti, ha avuto necessità molto diverse poiché i suoi introiti serviva a governare un territorio. E le risorse per mandare avanti a sua guerra sono nate anche dallo sfruttamento di queste risorse.

Ma il secondo motivo, è che tutto ciò sia apparso quasi una scelta strategica per riapparire proprio quando sarebbe stato più utile. Non scomparire, ma dileguarsi. C’è stato un momento in cui sembrava che dovesse essere una scomparsa definitiva. Nel 2015, un quotidiano panarabo di proprietà saudita (ma stampato non casualmente a Londra), Al-Hayat, pubblicò la notizia che Ayman Al Zawahiri, leader di Al Qaeda, aveva annunciato lo scioglimento dell’organizzazione detto ai suoi militanti di confluire in Isis. Era il periodo degli accordi fra Jabhat Al Nusra (oggi Tahrir Al Sham) e Daesh proprio a Idlib dopo mesi di scontri cruenti.

Una notizia da non sottovalutare non solo per l’oggetto ma anche per chi la dava: un quotidiano di proprietà di Ayman Dean, principe saudita legato prima ad Al Qaeda e poi “convertito” ai servizi segreti britannici. Un passaggio che per molti non fa altro che alimentare sospetti più che dare certezze. 

Al Qaeda riappare e difende Idlib

Poi però la realtà smentisce completamente la notizia. E Al Qaeda riappare e inizia a essere sempre più presente nelle notizie e nei comunicati che circolano nelle Difese delle potenze coinvolte in guerra. Mentre lo Stato islamico sparisce gradualmente in forma fisica, Al Qaeda, che per anni è sembrata essere quasi assente, si prende Idlib. Ed oggi, che l’assedio è iniziato e Russia e Siria hanno puntato forte sull’ultimo bastione del terrorismo, è lei a decidere il futuro della guerra.

La rinascita dell’organizzazione a Idlib è interessante. Il governatorato nordoccidentale della Siria è infatti sotto il controllo della Turchia. Recep Tayyip Erdogan si è preso la responsabilità della regione, ma il terrorismo ha proliferato. Le forze di Ankara costruiscono posti di osservazioni e avamposti lungo tutto il confine fra forze di Damasco e terroristi, eppure Al Qaeda, almeno in teoria, è un nemico comune di tutti.

A Idlib sono asserragliati circa 10mila qaedisti. Il capo della filiale siriana, Abu Mohammed al-Jawlani ha promesso di combattere fino alla fine e ha annunciato che non ci saranno diserzioni o rese come nel sud della Siria. La battaglia appare senza vie di fuga per i suoi miliziani. E il fatto che gli Stati Uniti e Staffan de Mistura parlino di Idlib come roccaforte di Al Qaeda è un segnale molto eloquente. Prima erano ribelli, ora sono diventati terroristi. E questo implica una diversa idea dell’assedio.

Al Qaeda al centro degli interessi degli Stati Uniti

Il fatto che l’ inviato speciale per la lotta all’ Isis, Brett McGurk, abbia parlato di Idlib come “il più grande santuario di Al Qaeda dopo l’Afghanistan” non è secondario. Perché dove c’è al Qaeda, ci sono le forze degli Stati Uniti. E con l’Isis praticamente sconfitto è Al Qaeda rappresenta la matrice della guerra Usa al terrorismo internazionale.

È Al Qaeda nella penisola arabica a essere il motivo formale per cui gli Stati Uniti sono coinvolti in Yemen al fianco dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti. Eppure è proprio lì che Washington è accusata di aiutare i qaedisti. Ed è Al Qaeda, ancora oggi, l’obiettivo non sconfitto in Afghanistan. Ma anche nel Maghreb, la costola africana dell’organizzazione che fu di bin Laden è al centro degli obiettivi di Francia e Stati Uniti. Il fatto che Washington abbia confermato che Idlib è in mano ad Al Qaeda è un dato su cui riflettere.

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