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La risposta della Nato e degli Stati Uniti alle richieste russe, arrivata a metà dicembre, è trapelata dalle pagine del quotidiano spagnolo El Pais. La testata iberica ha infatti avuto accesso ai documenti atlantici con cui Washington e Bruxelles hanno messo nero su bianco le loro controfferte a quanto voluto da Mosca. Nessun sa chi e perché ha scelto il giornale spagnolo. All’inizio c’è stato dell’imbarazzo, poi la conferma è arrivata direttamente dal Pentagono che ha commentato le risposte, mentre dal Cremlino è arrivata soltanto la smentita che quei documenti siano giunti dalla Russia.

I documenti ottenuti dal quotidiano spagnolo sono sulla stessa linea di quanto espresso da qualsiasi leader occidentale. Non c’è un qualcosa di rivoluzionario nel contenuto delle pagine mostrate dal media iberico. Tuttavia è un primo segnale di “pubbliche relazioni”: l’Occidente vuole far capire alla propria opinione pubblica, all’Ucraina e alla Russia di voler trattare. E pur non accettando le richieste del Cremlino sul fronte ucraino, i canali diplomatici restano aperti.

I due documenti, uno con la risposta degli Stati Uniti, e l’altro con quella della Nato, riflettono posizioni praticamente identiche, se non per alcuni punti soprattutto di natura concettuale. Per quanto riguarda Washington, l’immagine è quella di un’amministrazione ferma ma disposta al dialogo “in buona fede” e “per raggiungere un’intesa con la Russia, insieme agli alleati e ai partner transatlantici, sulle questioni di sicurezza”. Il governo americano pone il problema di applicare “misure di trasparenza condizionate e impegni reciproci“, per esempio sulla possibilità che in Ucraina non siano dispiegati “sistemi missilistici offensivi a terra e forze di combattimento permanenti”. A questa proposta, che è uno dei nodi cruciali dell’accordo offerto dall’America, si aggiungono una serie di ulteriori idee per una de-escalation con Mosca. Tra le varie ipotesi, gli Stati Uniti hanno messo sul tavolo una serie di scelte legati ai missili a corto e medio raggio, a un “meccanismo di trasparenza” sui Tomahawk nelle basi rumene e polacche che ospitano i sistemi Aegis, al trattato Nuovo Start e alla possibilità che il Cremlino faccia lo stesso con due sue basi. E si riafferma il dialogo sulle armi nucleari dispiegate in territorio europeo sia sotto il controllo Usa che quelle sotto controllo russo.

Il nodo cruciale rimane la questione della possibile adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica. Tema che Washington e Bruxelles non possono escludere a priori. Un tema che riguarda la “sicurezza indivisibile” perorata dalla Russia e sancita dai documenti Osce, e su cui, timidamente, gli Usa hanno mostrato qualche idea di dialogo, e che la Nato, invece, ha evitato. Washington si è detta infatti disposta a dialogare sulle diverse “interpretazioni” del concetto, anche se “non può essere visto isolatamente”. Diverso il caso di Bruxelles, che al contrario ha confermato la sua linea delle porte aperte – linea condivisa anche da Oltreoceano – senza cedere però neanche a livello teorico sul dialogo riguardante l’altra concezione strategica russa.

Per quanto riguarda l’Alleanza Atlantica, il problema è che offrire, anche solo in via indiretta, l’esclusione di uno Stato per evitare timori di un’altra potenza comporterebbe di fatto la fine ideologica dell’alleanza. La cessione su un punto che, di fatto, confermerebbe l’esistenza di sfere di influenza e di sicurezza su cui l’Occidente non può più mettere mano. Su questo punto, è chiaro che gli Stati Uniti e la Nato, pur con parole diverse, non possono che porre un problema di natura esistenziale. Da una parte vi è l’idea che concerne la libertà di ogni singolo Paese dell’area euro-atlantica a decidere il proprio destino in autonomia. Dall’altra parte cedere di fronte alle pressioni e alle richieste della Russia significherebbe alimentare i dubbi su tutto il sistema militare guidato da Washington. Che anche se da tempo valuta un ripensamento anche dell’essenza atlantica (come confermata dalla presidenza di Barack Obama e di Donald Trump), non può farlo basandosi su un ultimatum fatto di migliaia di soldati, e centinaia di navi e aerei.

Inoltre, rimane il dubbio di come la Nato e gli Usa possano fronteggiare la crisi di identità e la paura dei membri più recenti sul fatto che l’Alleanza sia disposta a proteggerli e perseguire gli interessi dei partner di confine. Se pure, come ripetuto anche dalla Germania, l’adesione dell’Ucraina alla Nato non è all’ordine del giorno, va da sé che la rinuncia a questo progetto comporta una rimodulazione dell’esistenza stessa dell’Alleanza in tutte quelle regioni vicine alle aree di sicurezza della Russia. Proprio per questo motivo, se dagli Stati Uniti è stato indicato un dialogo lievemente più profondo, dal punto di vista Nato si tratta di tutelare un sistema che ha alla base idee di pace e orizzonti strategici che devono tenere conto dei membri che temono l’influenza russa.

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