Avere il migliore esercito al mondo e diventare al tempo stesso una grande potenza militare entro il 2050: sono questi gli obiettivi che Xi Jinping intende perseguire per rendere la Cina un colosso bellico ancora più temibile degli Stati Uniti. Il primo passo per riuscire nell’impresa è rendere l’Esercito Popolare di Liberazione Cinese (Epl), un colosso di circa 2,5 milioni di soldati tra militari e riservisti, adatto al contesto geopolitico attuale. Pechino ha dunque modernizzato i reparti, riducendo le forze terrestri e rinforzando i settori specializzati come aviazione e marina, modificato uffici e adottato una gestione più snella nel rapporto tra i vari settori. Mentre in passato i comandati dell’esercito e della marina dovevano rivolgersi per i loro rapporti ai rispettivi uffici di servizio, ognuno situato in una delle sette vecchie regioni militari, dal 2016 Xi ha introdotto cinque teatri congiunti, ciascuno sotto un unico comandante.

Mappa di Alberto Bellotto

Una nuova organizzazione militare

L’importanza di una simile modifica è fondamentale per capire il nuovo funzionamento dell’esercito cinese. I cinque teatri coincidono con le zone calde in cui la Cina potrebbe fronteggiare una guerra da un momento all’altro. Il Comando orientale ha sede a Nanchino ed è pronto in caso di scontro armato con Taiwan e Giappone; quello occidentale, nonché il più grande per estensione territoriale, è di base a Chengdu e serve per contrastare l’India e il terrorismo nello Xinjiang; quello meridionale, a Gangzhou, tiene sotto controllo la situazione nel Mar Cinese Meridionale e nel Sud Est Asiatico; quello settentrionale, a Shenyang, ha un occhio di riguardo sulla penisola coreana e sulla Russia; infine quello centrale, situato a Pechino, amministra la capitale.

L’esercito cinese cambia pelle

Come fa notare l’Economist, le spese militari della Cina nel periodo compreso tra il 2009 e il 2018 sono aumentate dell’83%. Giustamente Xi ha pensato a riformare l’esercito sia dal punto di vista militare, con nuove armi, che soprattutto da quello organizzativo. La vecchia struttura sovietica è ormai un lontano ricordo; adesso l’Epl ricorda per certi aspetti l’esercito americano, anche perché quello è il modello imitato dai cinesi. Altre novità rilevanti: la parola d’ordine in seno alle riforme è “collaborazione”; i vari reparti devono lavorare in modo coordinato ed efficiente. Inoltre le forze terrestri hanno subito un taglio, perdendo circa 300.000 uomini dal 2015 mentre la marina ha triplicato i suoi effettivi.

Gli ostacoli da superare

Nonostante gli sforzi di Xi, è ancora presto per dire se l’esercito cinese riuscirà a superare lo United States Army. I cinesi non combattono una guerra dal 1979 in Vietnam; gli americani, invece, sono decisamente più “allenati” dei colleghi con gli occhi a mandorla. Come se non bastasse, il modello che il Dragone sta emulando, cioè quello americano, risponde a diversi criteri di gestione: la struttura militare statunitense è basata su una strenua collaborazione e apertura, due aspetti che collidono con il verticismo asiatico. C’è poi un altro ostacolo non da poco che para la strada ai sogni di gloria di Xi Jinping. Le riforme del presidente hanno tolto di mezzo molti soldati, senza considerare le purghe e gli arresti per corruzione; il risentimento è quindi piuttosto elevato. Basterà semplicemente puntare sulle nuove leve?