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Alla fine del 2015 l’ultimo gruppo di ribelli dell’opposizione “moderata” siriana, abbandonava il quartiere di Waer, ultima roccaforte dei miliziani anti-Assad ad Homs. Oggi la città siriana, riconquistata dalle forze governative, porta ancora i segni di quell’assedio, durato quattro anni, ma alcune delle sue ferite iniziano ad essere risanate.banner_occhi_cristianiGrazie ad un progetto finanziato dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, infatti, inserito nel piano di interventi promossi per permettere alla comunità cristiana di rimanere in Siria, la cattedrale greco-melchita di Homs sarà restaurata e riconsegnata alle 270 famiglie greco-melchite che vivevano nella città prima che scoppiasse la guerra. Una comunità, questa, di cui la città di Homs era rimasta “orfana”, e che, ora che la città è diventata più sicura, sta iniziando a tornare nelle proprie case.”La ricostruzione di questa cattedrale sarà fondamentale affinché i cristiani che abitano ad Homs vi restino e le famiglie che hanno abbandonato la città vi facciano ritorno”, ha detto monsignor Jean Abdou Arbach, arcivescovo melchita di Homs, ringraziando ACS-Italia per aver raccolto i fondi per la ricostruzione della cattedrale. “La nostra speranza è che sempre più fedeli possano tornare, ma non lo faranno se non avranno una chiesa in cui pregare”, ha spiegato l’arcivescovo.La cattedrale di Nostra Signora della Pace, è infatti l’unica chiesa di cui dispone la comunità cristiana greco-melchita di Homs, e ora versa in condizioni disastrose. Da luogo di preghiera, infatti, la chiesa è stata sfregiata e trasformata in una caserma durante l’assedio dei ribelli. Gli arredi sacri e gli oggetti liturgici presenti all’interno della cattedrale sono stati distrutti e bruciati, le icone sono state deturpate e sono state profanate anche le tombe dei sacerdoti, che si trovavano nella cripta della cattedrale. La chiesa presenta, inoltre, gravi danni architettonici. “La cattedrale restaurata”, ha affermato l’arcivescovo, “sarà il segno tangibile dell’esistenza della nostra comunità”. Almeno 70 famiglie greco-melchite, infatti, sono già tornate a vivere nella città di Homs, ha spiegato ad ACS-Italia monsignor Arbach.Per approfondire: Homs, la storia di chi restaAccanto alla cattedrale, sarà  ricostruito anche l’arcivescovado, per permettere a monsignor Arbach di stare tra i suoi fedeli e ricostruire la sua comunità.  “La mia presenza donerà un maggior senso di sicurezza e permetterà un più libero svolgimento delle attività pastorali”, ha detto il presule, sottolineando l’importanza della presenza delle comunità cristiane nel Vicino Oriente e denunciando la persecuzione che queste comunità continuano a subire. Il rischio, infatti, come ha affermato monsignor Arbach, è che, se non si inverte la tendenza attuale, le comunità cristiane scompaiano definitivamente da queste terre, che ne ospitano la presenza millenaria: “Quello ai danni dei cristiani siriani è indubbiamente un genocidio e rischiamo lo stesso tragico destino dei nostri fratelli nella fede in Terra Santa, dove sono ormai meno del 2%, se non convinciamo la nostra gente a rimanere qui”.