Per più di 5 milioni di persone a Damasco avere accesso all’acqua potabile è diventato un serio problema. I rubinetti della capitale della Siria, infatti, da circa due settimane, sono quasi a secco e moltissimi abitanti della città sede del governo di Bashar al-Assad sono costretti a recarsi presso i pozzi o a reperire l’acqua in altra maniera, con lunghe code e inevitabili disagi. “Quando il mondo diventa difficile per noi, noi ci mettiamo al lavoro” – afferma questa donna in un video postato su Facebook mentre lava le tazze da tè con la Coca Cola. “Quando non c’è l’acqua, si scava. Quando ci tolgono i rubinetti, noi ne costruiamo uno”. La crisi dell’approvvigionamento idrico a Damasco è iniziata lo scorso 22 dicembre.La fonte si trova in un territorio a 25 km da Damasco controllato da Al-NusraIl problema sulla rete idrica nasce a monte, a causa di un guasto che ha colpito la principale fonte della città, nella valle di Wadi Barada, a circa 25 chilometri nord ovest della capitale. Il fiume Barada e la sua fonte – Ain al-Fijah springs – forniscono il 70% dell’acqua potabile di Damasco e delle zone limitrofe. L’area è da tempo sotto il controllo dei ribelli islamisti di Jabhat Fateh al-Sham, ovvero Jabhat Al-Nusra, la diramazione siriana dei terroristi di Al-Qaeda.Il governo siriano accusa i ribelli di inquinare i serbatoi d’acquaI ribelli jihadisti sono accusati dalle autorità governative di aver fatto saltare e inquinato i serbatoi d’acqua della capitale e di lasciare “a secco”, di proposito, oltre 5 milioni di persone: governo che, dal canto suo, sta tentando da diversi giorni di ripristinare la situazione ma non può accedere all’area, teatro di feroci scontri che si sono susseguiti nelle ultime settimane e che sono continuati nonostante la tregua siglata da Mosca e Ankara. Come riferisce il New York Times, Jens Laerke, un portavoce dell’ufficio umanitario presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha affermato che vi sono stati alcuni “deliberati attacchi contro le infrastrutture idriche. Tuttavia – osserva Laerke – non siamo in grado di stabilire chi sia il responsabile di tutto ciò. L’area è stata teatro di combattimenti molto violenti, quindi non siamo stati in grado di accedervi”.Gli “attivisti” anti-governativi incolpano le forze lealisteSempre il New York Times cita un servizio fotografico di “un’attivista antigovernativo” – tale Ali Diab – pubblicato su Facebook, in cui vengono mostrate le infrastrutture danneggiate vicine alla fonte di Ain al-Fijah springs che, secondo i ribelli, sarebbero state colpite dall’aviazione siriana e da Hezbollah. Benché sia oggettivamente molto complesso, come affermava il portavoce delle Nazioni Unite, stabilire con assoluta certezza chi sia il responsabile della distruzione delle infrastrutture – potrebbero essere state colpite per errore – va tuttavia evidenziato il fatto che il reporter citato nel servizio del New York Times e da altre testate non può rappresentare una fonte attendibile: non si tratta, infatti, di un semplice “attivista antigovernativo” ma di un’islamista vicino ad Al-Nusra e membro attivo degli “Elmetti bianchi”.Alcuni “attivisti” sarebbero in realtà reporter vicini agli islamisti di Al-NusraE’ sufficiente fare una piccola ricerca e visionare il suo profilo Facebook per trovare dei comunicati del Fronte islamico – fazione salafita e islamista alleata ad Al-Nusra – o delle fotografie, da lui stesse scattate, che immortalano alcune manifestazioni antigovernative a cui lui stesso partecipava e in dove sventolano, oltre alle bandiere dell’ambiguo “Free Syrian Army”, anche quelle di Al-Qaeda e del Fronte Islamico. E’ lo stesso reporter a pubblicare sui social un comunicato stampa firmato da sedicenti “gruppi civili” in cui si offre, previo il sostegno della comunità internazionale, “di stabilire, attraverso una commissione, la responsabilità del guasto che sta lasciando senz’acqua milioni di persone a Damasco e garantire il ripristino e il funzionamento della fonte di Ain al-Fijah springs il prima possibile sotto la supervisione delle Nazioni Unite”.Nel frattempo l’emergenza idrica a Damasco continuaCurioso rilevare come tra i firmatari di questo comunicato, in cui Al Qaeda e alleati, di fatto, chiedono alle Nazioni Unite di siglare un accordo, tentando di impedire alle forze lealiste di riconquistare la valle di Wadi Barada, vi sia anche il logo degli “Elmetti bianchi”. Tuttavia, mentre i ribelli tengono lontane le forze governative e i tecnici incaricati di ripristinare il normale funzionamento della fonte, oltre 5 milioni di persone a Damasco devono far fronte ad una vera e propria emergenza idrica: senz’acqua la situazione nella capitale siriana, in particolare per anziani e bambini, può diventare un serio problema sotto il profilo sanitario e umanitario.