Guerra /

“Crimini di guerra” è la pesante accusa con la quale un membro dei ribelli dell’opposizione siriana anti Assad (spesso supportata dai Paesi occidentali) è stato giudicato colpevole dalla corte tedesca di Düsseldorf.

Ibrahim A., è risultato colpevole di “torture, assassini, estorsioni, rapimenti e crimini di guerra secondo quanto stabilisce il codice penale internazionale”. È questa la sentenza della corte tedesca nei confronti del 43enne siriano che era a capo del gruppo Ghoraba as-Sham, una milizia armata di 150 uomini che operavano sotto il commando dell’Esercito siriano libero, così come riportato dalla Cnn.

Il condannato era stato arrestato in Germania nel 2016 e accusato di aver torturato, ucciso e tenuto sotto sequestro cittadini siriani durante il periodo di occupazione di Aleppo da parte dei ribelli. Secondo Der Spiegel, il militante dell’Esercito siriano libero ha sequestrato e torturato abitanti di Aleppo per poi chiedere un riscatto o arruolarli nella sua milizia. Secondo la corte tedesca, uno dei siriani sequestrati, morì in seguito alle torture ricevute dal condannato. Per questi fatti, la Germania lo ha condannato a passare il resto della sua vita dietro le sbarre.

L’Esercito siriano  libero è una formazione militare e para militare che, allo scoppio delle proteste in Siria nel 2011, riunisce alcune sigle dell’opposizione al governo di Bashar al Assad.

Immediatamente dopo l’inizio degli scontri, in Occidente si parlò dell’Esercito siriano libero come dell’opposizione genuina e moderata al regime di Assad. Nonostante importanti figure legate al fondamentalismo islamico e alla Fratellanza musulmana salirono ai vertici dell’Esercito siriano libero, in una riunione tenutasi ad Antalaya (Turchia) nel 2012 con tutte le sigle che formavano l’esercito ribelle, ci furono anche delle presenze occidentali con delle delegazioni militari di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, pronte a fare i conti con il post Assad, e di altri Paesi arabi nemici giurati della Siria, quali Arabia Saudita e Qatar.

L’Esercito siriano libero era visto dalle potenze occidentali e soprattutto dalla Turchia come unica via per abbattere Assad e ottenere l’auspicato regime change.

Il sostegno della Turchia all’Esercito siriano libero incominciò nel 2012 rifornendoli di armamenti e aprendo le cosiddette “autostrade della jihad” che permettevano ad islamisti provenienti da tutte le parti del mondo di andare a rinforzare le file dei movimenti anti assadisti.

Ma la maschera dei ribelli moderati cadde definitivamente quando, insieme alle truppe dell’esercito turco dell’operazione Ramoscello d’Ulivo, miliziani dell’Esercito siriano libero conquistarono il cantone curdo di Afrin nel nord della Siria nel marzo 2018. Numerose testimonianze segnalarono come l’Esercito siriano libero abbia reclutato e operato assieme a pericolosi miliziani dello Stato islamico per battere le milizie curde.

Per non parlare delle violenze e dei soprusi che i curdi di Afrin hanno dovuto e continuano a subire ad opera dei miliziani dell’Esercito siriano libero. Saccheggi, razzie, e distruzione di qualsiasi simbolo, statua o manifesto che possa avere un significato culturale curdo.

L’opera di turchizzazione ad Afrin è in corso e questo grazie anche al supporto di quelli che una volta venivano considerati ribelli moderati, ma ora, i fatti dimostrano il contrario come confermato anche dalla sentenza della corte tedesca condannando uno di loro all’ergastolo per “crimini di guerra”.