Riaprono gli aeroporti del Kurdistan iracheno

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Guerra /

Segni di ritrovata normalità nella regione curda dell’Iraq; il governo federale iracheno infatti, ha deciso di riaprire al traffico aereo internazionale i due principali aeroporti di questo territorio, ossia quelli del capoluogo Erbil e della città di Sulaymaniyah. L’annuncio è stato dato dal primo ministro iracheno,  Haider al Abadi, il quale ha affermato che i voli da e per il Kurdistan iracheno possono riprendere senza difficoltà e paletti, con la regione che è quindi tornata ad essere collegata con il resto del mondo; la decisione di interrompere e vietare i voli, era stata presa all’indomani del referendum indipendentista che aveva decretato il distacco tra il governo regionale di Erbil e quello di Baghdad. La ritorsione che ha portato alla decisione delle autorità irachene, è costata parecchio all’economia ed all’immagine del Kurdistan iracheno e delle due città coinvolte. 

I due aeroporti sotto il controllo delle autorità federali

Lo sblocco della situazione è stato possibile grazie ad una lunga e complicata mediazione tra le autorità irachene e quelle regionali curde, nel frattempo rimaste senza guida dopo le dimissioni di Barzani da leader del governo; lo stallo è stato tolto definitivamente dopo il riconoscimento, da parte dell’esecutivo di Erbil, del controllo del governo federale sulle due più importanti strutture aeroportuali del Kurdistan iracheno. Adesso quindi, con i voli ripresi, i due scali sono controllati, gestiti e sorvegliati dalle autorità di Baghdad, uno smacco non indifferente per le velleità autonomiste di Erbil; l‘annuncio di Al Abadi appare trionfalistico: sia tra il suo elettorato che tra quello curdo, questa mossa appare importante in vista delle legislative del prossimo 12 maggio, in cui con le sue liste filo sciite spera di poter concorrere per la riconferma. 



Le autorità curde hanno ceduto, come si usa dire in questi casi, alla distanza: la chiusura ai voli internazionali di questi due aeroporti ha comportato gravi danni economici, un isolamento che soprattutto alla città di Erbil ha causato la chiusura di numerose attività ed il ridimensionamento di uno scalo su cui i curdi avevano scommesso enormemente, soprattutto negli ultimi anni.

Una normalità apparente

Se, da un lato, Al Abadi presenta la riapertura dei due aeroporti curdi come un sintomo di un ritrovato accordo tra Baghdad ed Erbil, dall’altro però non mancano ancora le tensioni: le velleità indipendentiste, da parte dei curdi, non sono mai state sopite mentre lo stallo istituzionale della regione autonoma rischia di impantanare diverse questioni non ancora risolte; infine, anche i confini sono ancora oggetto di discussione, specie dopo l’intervento dell’esercito iracheno che, ad ottobre, è tornato ad inglobare province prese dai peshmerga curdi durante le azioni anti Isis tra il 2014 ed il 2015. Ad aumentare la tensione, anche la possibilità di un intervento congiunto tra Baghdad ed Ankara contro le basi del Pkk presenti presso le montagne di Qandil; nei giorni scorsi, diciotto basi sono state bombardate dall’aviazione turca ed il capo della diplomazia del governo di Erdogan, Mevlut Cavusoglu, ha fatto presente l’eventualità tutt’altro che remota di operazioni coordinate con l’Iraq proprio dopo le legislative.