Mentre su Teheran e altre città iraniane cadono le bombe dell’operazione militare congiunta contro la Repubblica Islamica di Usa-Israele, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia e figura di spicco dell’opposizione in esilio, ha immediatamente espresso un forte sostegno all’intervento di Benjamin Netanyahu e Donald Trump, invitando – di fatto – gli iraniani a essere pronti a scendere prossimamente in strada per il futuro “regime change” nel Paese. Parole che ricordano, per fare un parallelismo, quelle di Maria Corina Machado in Venezuela, che ha appoggiato l’operazione militare Usa contro Nicolas Maduro.
Il video-messaggio di Pahlavi
In un messaggio pubblicato su X, rivolto ai «miei cari compatrioti», Pahlavi ha descritto l’operazione come un «intervento umanitario» promesso da Trump e finalmente arrivato. Ha precisato che l’obiettivo non è l’Iran né il suo popolo, ma «la Repubblica Islamica, il suo apparato repressivo e la sua macchina di morte». Pahlavi ha sottolineato che, pur apprezzando l’aiuto esterno, la vittoria finale spetta al popolo iraniano: «Saremo noi a portare a termine questa battaglia finale». Ha esortato l’esercito, le forze di polizia e di sicurezza a disertare il regime e unirsi alla nazione per garantire una transizione stabile, avvertendo che altrimenti «affonderanno insieme alla nave naufragata di Khamenei”»
A Trump ha rivolto un appello alla massima cautela per proteggere i civili, definendo gli iraniani «alleati naturali del mondo libero». Ai compatrioti in Iran ha chiesto di rimanere in casa per ora, mantenendo la calma, ma di prepararsi a tornare in piazza per l’«azione finale», che annuncerà dettagliatamente tramite social, canali satellitari o, in caso di blackout, radio.
«Siamo molto vicini alla vittoria finale. Voglio essere con voi il prima possibile, così che insieme possiamo riconquistare e ricostruire l’Iran».