La sfida di Evghenij Prigozhin alla leadership militare e politica russa scuote la Russia e inevitabilmente i servizi segreti di Mosca.
Il Comitato nazionale anti-terrorismo della Federazione russa, ha annunciato che l’Fsb, ovvero i servizi segreti, hanno aperto un procedimento penale per “appello alla ribellione armata” immediatamente dopo l’assalto a Rostov-sul-Don. Nel frattempo, lo stesso Comitato ha dato ordine di attivare a Mosca, nella regione di Mosca, e nell’area di Voronezh lo speciale regime antiterrorismo”, che prevede una lunga serie di limitazioni alle libertà degli individui e allo stesso tempo una vasta gamma di potersi assegnati alle forze dell’ordine e di sicurezza per porre fine alla minaccia.
Le mosse dei servizi guidati da Aleksandr Bortnikov sono state solo le misure emergenziali, quelle scaturite dalla decisione di Prigozhin di puntare su Mosca con la sua legione di mercenari. E già ora, dopo che è arrivata la notizia dell’accordo tra Cremlino e Prigozhin, qualcuno suggerisce che il regime può terminare a breve. Ma dietro le quinte di queste contromisure si gioca una partita complessa e rischiosa, in cui l’intelligence della Federazione Russa si trova a gestire quello che è probabilmente l’epilogo di una guerra intestina che dura quantomeno dall’inizio della guerra in Ucraina.
Una resa dei conti dopo anni di malumori
I servizi segreti russi hanno da tempo messo nel mirino Prigozhin. Lo hanno fatto soprattutto perché la sua sete di potere e l’impero costruito in questi anni grazie all’appoggio di Vladimir Putin stavano diventando ingestibili (anche solo mediaticamente) per gli apparati di Mosca. Fsb, servizi vari e forze armate si sono quindi ritrovati da molto tempo dalla stessa parte della barricata: una convergenza di interessi che ha saldato due segmenti dello Stato russo in un momento in cui, specie l’anno scorso, i fallimenti dell’invasione avevano iniziato a far vacillare le certezze di Putin.
Molti analisti, infatti, sottolineano che sia stata proprio l’inadeguatezza dell’intelligence russa ad avere innescato la decisione del presidente russo di attaccare Kiev a febbraio del 2022. E in tanti ritengono che la deformazione dei servizi, spesso più interessati a compiacere Putin che a metterlo in guardia sui pericoli, abbiano creato le premesse per alcuni errori di valutazioni nella strategia da adottare.

Il “redde rationem” era dunque in agguato. Ed è per questo che è possibile ritenere che in questa convulsa fase della vita della Russia lo scontro coinvolga anche l’intelligence, e in particolare quelle agenzie e quegli uomini interessati a porre fine a una leadership mercenaria vista come pericolosa e fin troppo deviata dagli apparati dello Stato. Ma pericolosa, secondo altri, anche perché rappresentava e continua a rappresentare un problematico controcanto rispetto alla gerarchia dell’intelligence e di quella politica e militare russa. Un uomo forte, che ha legato a sé un esercito ben addestrato e armato, con interessi ramificati in diverse parti del mondo e fondamentalmente libero da vincoli gerarchici.
L’intelligence ha fallito di nuovo?
Se da una parte vi è la lettura della resa dei conti, dall’altra bisogna anche valutare la questione del sollevamento militare di Prigozhin come un ulteriore fallimento proprio dell’intelligence, in particolare dell’antiterrorismo.
Il problema è stato sottovalutato? Si è preferito evitare di dare ascolto alle informazioni che giungevano dalla cerchia della Wagner o di non informare adeguatamente il Cremlino per non subire contraccolpi come prima dell’invasione? L’Fsb pensava di poter gestire il dossier senza particolare allarme in modo da poter poi presentare i risultati “a conti fatti”?
La Bbc ha dato notizia di un video, apparso su un canale Telegram vicino alla Wagner, in cui Prigozhin appariva insieme al vice ministro della Difesa, Junus-bek Yevkurov, e un altro vice, questa volta dell’intelligence militare russa, Vladimir Stepanovich Alekseev. Si ritiene che il video sia stato registrato questa mattina a Rostov-sul-Don: ipotesi che sembrerebbero corroborare la tesi della trattativa andata male e cui è seguito l’annuncio di Putin sul tradimento dei contractors.
I tre uomini-chiave
I servizi potrebbero avere avuto il compito di trovare una soluzione a questa rivolta. Una strada non semplice ma che poteva, e forse ha potuto, sollevare i vertici del controspionaggio e dell’antiterrorismo dalla possibile condanna da parte di Putin per non avere previsto quanto accaduto in territorio russo, non lontano dal centro del potere.
A farne le spese o, di contro, a uscirne vittoriosi, potrebbero essere in particolare Bortnikov e Nicolaj Patrushev, Segretario del Consiglio di Sicurezza della Russia e uno dei più fidato consiglieri di Putin. Anch’egli di Leningrado e membro del Kgb, poi direttore del nuovo Servizio federale di sicurezza, potrebbe essere il primo responsabile del tracollo o della vittoria sui paramilitari ribelli. Più defilato Serghey Nariskhin, l’uomo che – come molti ricorderanno – fu redarguito pubblicamente da Putin in concomitanza con l’inizio dell’invasione per avere proposto di proseguire il negoziato con l’Occidente e di avere parlato per primo di annessione delle repubbliche separatiste ucraine.
Narishkin si appella ai cittadini russi
Quell’occasione fu strumentalizzata da Putin per condannare pubblicamente uno degli uomini più in vista del cerchio magico del presidente russo, ma Narishkin, direttore del potente Servizio di intelligence estero della Federazione e membro del Consiglio di Sicurezza, è un uomo che è sempre rimasto nel circuito del potere e potrebbe presto avere l’occasione di ricostruirsi una credibilità una volta mostrato a Putin di essere estraneo a quella gestione e di avere sempre fornito informazioni autentiche.
La scelta di Narishkin di appellarsi ai cittadini russi attraverso un post su Telegram come presidente della Società Storica Russa è interessante. In questo post, vengono invitati “i concittadini a unirsi attorno al presidente russo Vladimir Putin – garante della costituzione, dei diritti e delle libertà – e a sostenere il nostro esercito, che, qualunque cosa accada, contrasta l’assalto del nemico”. Inoltre, si dice che “i russi hanno dimostrato maturità civica, la capacità di distinguere la verità dalle bugie“. Un appello al popolo che non è passato inosservato nemmeno all’agenzia Tass. Forse in queste parole non incendiare ma anche molto nette c’è un messaggio politico di potenziale riabilitazione pubblica. E del resto fu l’unico, a parte ora Prigozhin, ad avere “smentito” certe affermazioni dei falchi e dello stesso presidente.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

