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Guerra /

In poco più di due settimane sono stati raccolti i 3mila euro necessari per raggiungere il Donbass. Il merito, ancora una volta, è di voi lettori. Grazie a voi, Alfredo Bosco, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini potranno tornare in Ucraina per raccontare la guerra dimenticata nel cuore dell’Europa. I soldi raccolti serviranno per pagare il volo aereo (800 euro), visto (500 euro) spostamenti interni (200 euro), alloggio a Donetsk e Lugansk (200 euro), vitto (500 euro) e, infine, interprete e autista da pagare, più altre piccole spese come le schede telefoniche (800 euro).Come potete vedere qui, la vostra generosità è tale per cui, nonostante il budget sia stato raggiunto, stanno arrivando altre donazioni. Tutto quello che raccoglieremo in più, verrà usato per sostenere eventuali spese di emergenza che i tre reporter potrebbero trovarsi ad affrontare. Trattandosi di una zona di guerra l’imprevisto è, infatti, purtroppo, sempre in agguato.  Naturalmente, come per gli altri reportage, tutte le spese sostenute verranno rendicontate sul sito de Gli Occhi della Guerra alla seguente pagina: http://www.occhidellaguerra.it/trasparenza/Nel caso in cui dovessero avanzare soldi donati per la realizzazione del reportage dal Donbass, questi verranno riallocati per i prossimi reportage al momento in fase di definizioneI nostri reporter racconteranno la vita al fronte dei miliziani filorussi; incontreranno i comandanti separatisti che, nel bene o nel male, sono entrati nella storia del Donbass; vivranno assieme ai profughi dimenticati di Donetsk e, infine, si caleranno nelle miniere illegali.I nostri reporter sono già stati nel Donbass nel 2014 e nel 2015 e, per questo, sono stati accusati di “terrorismo”. Proprio nei giorni scorsi, infatti, i loro nomi (e i loro numeri di telefono) sono apparsi assieme a quelli di altri 4mila giornalisti in una black list solamente perché, durante la loro permanenza in Ucraina, si erano accreditati presso la Repubblica popolare di Donetsk. Quella, per intenderci, in mano ai filorussi. Un’accusa, quella di terrorismo, assolutamente infondata. I nostri reporter hanno semplicemente deciso di raccontare anche l’altro lato della barricata. Quello dimenticato dall’Europa. Lo hanno fatto con onestà e con lealtà. E, così, sono finiti in una lista di proscrizione. Anche per questo motivo siamo pronti a tornare in Ucraina.