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Il Regno Unito potrebbe prendere in considerazione l’idea di unirsi agli attacchi degli Stati Uniti contro il governo siriano qualora vi fossero prove dell’uso di armi chimiche contro i civili. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, come riferito dall’agenzia Reuters. Il ministro ha anche detto che sperava che la Gran Bretagna e le altre nazioni occidentali non sarebbero state impassibili nel caso di un attacco chimico, esprimendo il sostegno per strike limitati in caso di “prove incontrovertibili” del coinvolgimento del governo siriano. “Se sappiamo che è successo, e possiamo dimostrarlo, e se c’è una proposta di azione in cui il Regno Unito potrebbe essere utile, penso che dovremmo seriamente prenderlo in considerazione”, ha detto Johnson alla radio della Bbc.

Le parole di Johnson non arrivano in un momento casuale. Durante la scorsa settimana, l’esercito siriano e i suoi alleati hanno sottoposto il sobborgo di Ghouta Est nei pressi di Damasco a uno dei più pesanti bombardamenti degli ultimi anni, cercando sradicare l’occupazione delle forze jihadiste da una delle ultime sacche di resistenza alla riconquista del territorio siriano. In queste ore, la tregua ordinata da Putin sembra reggere più di quella voluta dalle Nazioni Unite, ma iniziano a serpeggiare le prime voce di vittime di attacchi chimici. 





Secondo il servizio sanitario della Ghouta orientale (gestito totalmente dai ribelli), 18 persone sono state ricoverate con sintomi di esposizione ad agenti chimici usati in armi proibite. Come riferito da La Stampa, secondo le testimonianze locali, “dopo ‘un’enorme esplosione’ nell’area di Al-Chaifounia, attacca ieri dall’aviazione e anche dalle truppe di terra, è stato avvertito un ‘forte odore di cloro‘”. E il solito e controverso Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito un bambino morto, anche se non si sa se per eventuali attacchi chimici. Le foto, inoltre, stando a quanto riportato, le ha pubblicate il capo di Jaysh al-Islam, l’Esercito dell’Islam, dunque una fonte assolutamente poco attendibile.

E le accuse nei confronti del governo siriano non sono una novità. Anzi, quando ci sono state, sono sempre state seguite da un attacco da parte delle forze della coalizione internazionale. Tutti ricorderanno, ad esempio, il lancio di missili Tomahawk contro la base aerea di Damasco considerata il punto di partenza del presunto attacco chimico a Khan Sheikhoun. Lo stesso governo degli Stati Uniti, pochi giorni fa, ha esplicitamente affermato per bocca di Jim Mattis di non avere alcuna prova certa dell’uso di gas sarin da parte dell’esercito siriano. Eppure Trump non ci pensò due volte ad autorizzare quel lancio di missili da crociera, pur provocando un danno minimo alle forze siriane. 

Il governo siriano, ovviamente, ha sempre negato ogni tipo di uso di queste armi. Ma si sa che se da una parte il negare è d’obbligo (e prove non ve ne sono), dall’altro lato è sempre più costante lo sfruttamento di questa accusa per colpire gli avversari. “Quello che dobbiamo chiederci come Paese e come Occidente, è se possiamo permettere l’uso di armi chimiche, l’uso di queste armi illegali e non essere scoperti, non controllati, impuniti”, ha detto Johnson.

Frasi che devono interessare soprattutto se messe in parallelo con le ultime indiscrezioni sulla possibilità che anche la Francia intervenga militarmente in Siria in caso di scoperta di un attacco chimico. Emmanuel Macron, come Johnson, ha sempre sostenuto la necessità di un intervento per colpire l’esercito siriano in caso di prove incontrovertibili sull’uso di armi chimiche. E il fatto che adesso continuino ad arrivare queste accuse, ptrebbe essere l’avvio di una strategia tesa a legittimare un’operazione di una forza internazionale che vedrebbe di nuovo coinvolte direttamente Gran Bretagna e Francia con i loro raid aerei. 

 

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