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Secondo un rapporto pubblicato dal Sunday Times e della Bbc, l’esercito britannico e l’apparato governativo avrebbero compiuto ripetute violazioni dei diritti umani e crimini di guerra durante le guerre in Iraq ed Afghanistan, celando le prove per oltre 15 anni. Tra gli innumerevoli capi d’accusa, fanno clamore l’uccisione di bambini inermi e le pesanti torture indirizzate ai prigionieri di guerra.

I fatti in questione erano già noti alle autorità britanniche, le quali tuttavia hanno escluso ogni procedimento penale, non rilevando fondatezza alcuna nelle prove. Documenti che in ogni caso sono risultati falsificati già durante le prime indagini, sebbene ciò non abbia influito sugli esiti dell’investigazione: motivo principale che ha convito le testate giornalistiche a scrivere riguardo ad un quasi certo tentativo di insabbiamento delle vicende.

Il triste episodio dei ragazzi afghani

Il 18 ottobre del 2012, un battaglione dell’esercito britannico entrò all’interno di una dimora afghana, nella quale ci si attendeva la presenza di un gruppo terroristico talebano. All’interno dell’abitazione invece si trovavano quattro ragazzi (dei quali tre minori) i quali, probabilmente spaventati dall’irruzione, hanno commesso l’errore di spaventarsi e cercare di scappare. L’esercito britannico li ha freddati sul colpo, sostenendo in seguito che si trattasse di una cellula terroristica giovanile: ipotesi che comunque non ha trovato alcuno straccio di conferma.

I dubbi principali sono stati alzati riguardo al modo in cui ha agito l’esercito britannico: un vero e proprio squadrone della morte. I militari erano entrati già convinti nel luogo del raid sparando a qualsiasi cosa che si muovesse, in disaccordo con quelli che dovrebbero essere stati gli intenti dell’operazione. L’esercito britannico ha tuttavia respinto le accuse, probabilmente per nascondere degli errori valutativi compiuti prima e nel durante dell’azione.

Perché insabbiare le prove?

Secondo le ultime indiscrezioni, l’insabbiamento del procedimento è avvenuto in quanto indirizzato non solo ai soldati incaricati di portare a termine le operazioni, ma soprattutto verso gli alti funzionari dell’esercito e del ministero della Difesa inglese. Il processo interno all’esercito britannico si è chiuso nel 2017, concludendosi con un nulla di fatto, fino alla pubblicazione dei documenti da parte delle testate anglofone.

Lo scalpore destato soprattutto dalle torture alle quali sono succedute le morti dei prigionieri ed alle uccisioni e maltrattamenti dei bambini non ha risparmiato però l’esercito dal processo dell’opinione pubblica, alla quale adesso dovrà fornire delle risposte.

Iraq ed Afghanistan: due guerre difficili

Il difficile clima di guerriglia, le resistenze della popolazione locale e anche le condizioni ambientali estreme non hanno aiutato i militari britannici nella lucidità delle loro azioni. Per giungere al conseguimento degli obiettivi e scovare i capi terroristi o carpire i movimenti nemici tuttavia l’arma della corona si è spinta troppo oltre, compiendo ripetute violazioni dei diritti umani e dei diritti dei prigionieri di guerra. La particolare gravità deriva inoltre dalla natura di membro della Nato e dell’Unione europea che a livello mondiale dovrebbe essere garanzia di salvaguardia dei diritti civili: così però non è stato.

Ai tanti (e grossi) problemi che sta vivendo il Regno Unito in questi ultimi mesi, adesso si è aggiunto anche un’inchiesta dal fragore internazionale, che porterà la politica britannica ed il suo esercito a porsi delle domande ed a prendere dure decisioni interne, senza poter più sviare l’evidenza dei fatti.