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Redzikowo è un ameno villaggio nel nord della Polonia, nel Voivodato della Pomerania, 5 km a est di Słupsk. Quattrocentocinque anime, e una piccola storia legata alla fragilità dei confini polacchi, oggetto di sempiterne spartizioni. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al 1950 la sua base fu utilizzata dall’aviazione sovietica. Sebbene dopo la fine della guerra la regione divenne parte della Repubblica popolare di Polonia, Redzikowo e il suo aeroporto rimasero sotto il controllo russo fino al 1950, per poi essere ceduti all’aviazione polacca nel 1950. La base fu successivamente utilizzata dal 28 Słupski Pułk Lotnictwa Myśliwskiego (28° reggimento dell’aviazione da combattimento di Słupsk), sciolto nel 1999.

La base e il sistema Aegis Ashore

Gli abitanti conoscono bene questa base, perché spesso nelle loro attività quotidiane si avvicinano pericolosamente al perimetro di recinzione, al di là del quale si parla inglese con accento americano: poco più di un centinaio di persone tra militari della Us Navy e civili. Entrarci, nemmeno per sogno. La recinzione è il perimetro esterno, sorvegliato dai soldati polacchi, di un’installazione militare statunitense altamente sensibile che, iniziata nel 2016, dovrebbe essere operativa quest’anno. Washington insiste nel sostenere che aiuterà a difendere l’Europa e gli Stati Uniti dai missili balistici lanciati da stati canaglia come l’Iran. Il Cremlino non ci crede e lancia l’allarme: questa base servirebbe a tenere sotto scacco Mosca e le è, tra le altre cose, pericolosamente prossima: si trova a sole 100 miglia dal territorio russo (l’enclave di Kaliningrad) e ad appena 800 miglia dalla stessa Mosca.

La base polacca, il cui cuore è un sistema noto come Aegis Ashore, contiene sofisticati radar in grado di tracciare missili ostili e guidare razzi intercettori per eliminarli dal cielo. È inoltre dotato di lanciamissili noti come MK 41, che i russi temono possano essere facilmente riutilizzati per sparare missili offensivi come il Tomahawk. L’Aegis Ashore della Polonia è un sistema difensivo terrestre strettamente derivato dal sistema navale AEGIS impiegato a bardo degli incrociatori e cacciatorpediniere lanciamissili della Marina degli Stati Uniti. Come l’Aegis navale, è progettato per rilevare, tracciare, ingaggiare e distruggere i missili balistici in volo.

Mappa di Alberto Bellotto

Il sito gemello a Deveselu

In Europa esiste già un sistema simile, e si trova in Romania. Si tratta del NATO Aegis Ashore Missile Defense Site con sede nella città rumena di Deveselu. È il primo sito della Nato che ha il compito di scoprire, tracciare, ingaggiare e distruggere eventuali missili fuori dall’atmosfera in arrivo nello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica in Europa. La base è inserita nel NATO Integrated Air and Missile Defense System e in particolare nel NATO Missile Defense System, il sistema di difesa contro i missili balistici, comandato dall’Allied Air Command di Ramstein-Miesenbach e composto anche da quattro cacciatorpediniere lanciamissili della US Navy classe Arleigh Burke, con sede a Rota (Spagna) che imbarcano lo stesso sistema d’arma, e da una installazione con radar in quel di Malatya in Turchia.

Tale sito si avvale del sistema d’arma tipo Aegis BMD e del missile antimissile balistico RIM-161 Standard Missile 3 Block IB che ha una gittata di oltre 2500 km e velocità 15.25 Mach. Il missile Block IB è in grado di intercettare e abbattere missili balistici a corto raggio e a medio raggio. Tale sistema è stato sviluppato, costruito, installato dagli Stati Uniti d’America ed è di pertinenza della Us Navy, i cui equipaggi sono gli unici ad avere già esperienza con il sistema Aegis. Il sistema d’arma è stato installato la scorsa estate nella struttura, e dovrebbe iniziare a funzionare entro quest’anno.

Solo difesa?

Nel bel mezzo della crisi ucraina, convincere Putin che i due siti di difesa missilistica nell’Europa orientale non hanno anche una capacità offensiva è un’impresa impossibile. Lo scorso mese la Nato ha dichiarato che i missili intercettori schierati nei siti Aegis Ashore “non possono minare le capacità di deterrenza strategica russa” e “non possono essere utilizzati per scopi offensivi”, poiché gli intercettori non conterrebbero esplosivi e non possono colpire bersagli a terra, solo oggetti aerei. Inoltre, il sito non avrebbe il software, l’hardware e l’infrastruttura necessari per lanciare missili offensivi”. Nella stessa dichiarazione, la Nato ha ribadito di aver invitato la Russia a cooperare sulla difesa missilistica, invito esteso a nessun altro partner. Sfortunatamente, Mosca ha rifiutato di cooperare e ha rifiutato il dialogo su questo tema nel 2013. Nello stesso comunicato si bollano le dichiarazioni russe, che minacciano di prendere di mira gli alleati a causa della difesa missilistica balistica della Nato, come “inaccettabili” e “controproducenti”.

Come riporta il New York Times, alcuni esperti indipendenti, tuttavia, ritengono che, pur richiedendo un rejiggering, ovvero una riconversione, del software e altre modifiche, i lanciatori MK 41 installati in Polonia e Romania possano sparare non solo intercettori difensivi ma anche missili offensivi. Matt Korda, analista della Federation of American Scientists, ha affermato che “senza ispezioni visive, non c’è modo di determinare se questo hardware e software specifici per Tomahawk siano stati installati o meno nei siti Aegis Ashore in Europa”. La Marina degli Stati Uniti, di fronte a queste perlessità, non ha risposto alla richiesta di visita del sito da parte dei reporter del New York Times.

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