Mentre Donald Trump parlava alla nazione sull’emergenza coronavirus, dall’Iraq giungevano nuove grane per gli obiettivi di Washington nella regione. Alcuni razzi hanno infatti colpito nella tarda serata di mercoledì la base di Al Taji, una delle più importanti tra quelle che ospitano i militari della coalizione internazionale anti Isis. A differenza che in altre occasioni, questa volta tra i soldati si contano tre vittime: due sarebbero militari americani, uno invece britannico. E la tensione è quindi repentinamente tornata a farsi rovente.

La dinamica del nuovo attacco

A riportare la notizia del bombardamento è stato lo stesso Pentagono. Dalla sede della difesa statunitense, in particolare, in un comunicato si è fatto presente che “la base militare Taji, fuori Baghdad in Iraq, è stata colpita con 18 razzi Katiuscia”. Un attacco dunque importante, che ha messo a dura prova i sistemi difensivi della base in questione, una delle più fortificate di tutto l’Iraq. Il Pentagono ha inoltre confermato la voce già sparsa dalle notizie date dai media locali, ossia quella relativa alla morte di alcuni soldati: “Nell’attacco sono morti tre membri del personale della Coalizione e altri 12 sono rimasti feriti”, hanno infatti sottolineato sempre nella nota i rappresentanti della difesa Usa. Media americani hanno in seguito specificato che, tra i soldati morti, due sono statunitensi ed uno invece dovrebbe essere britannico.

Al momento non c’è stata alcuna rivendicazione, ma gli occhi sono stati subito puntati contro le milizie sciite presenti in Iraq. Le stesse con le quali, da qualche mese a questa parte, la tensione appare molto alta. E questo specialmente da quando lo scorso 3 gennaio, con un raid attuato dagli americani a Baghdad, è stato ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani, ossia l’artefice della politica estera e militare iraniana in medio oriente e legato a doppio filo alle stesse milizie sciite. Da quel 3 gennaio scorso, il raid di mercoledì sera è stato quello più pesante in termini di vittime: la risposta all’uccisione di Soleimani, sia da parte iraniana che delle milizie sciite, fino ad ora non aveva provocato vittime tra gli americani.

La risposta di Washington

Anche se, come detto in precedenza, non ci sono state rivendicazioni e né tanto meno dal Pentagono sono state lanciate esplicite accuse, la reazione ordinata dalla Casa Bianca al bombardamento di Tanji ha mostrato comunque come il principale sospetto sia relativo al coinvolgimento delle milizie sciite. Infatti, media iracheni hanno riferito di intensi bombardamenti nella zona di Al-Bukamal, al confine tra Iraq e Siria. Qui ci sono diverse basi delle Pmu, le principali milizie sciite filo iraniane costituitesi in funzione anti Isis. Il Pentagono nella notte ha confermato il raid, parlando di almeno 12 vittime tra i combattenti sciiti.

Tuttavia non è stata confermato il legame tra questa operazione ed il lancio di razzi nella base di Tanji. Ma la vicinanza temporale tra i due casi, lascia pensare per adesso che quella americana della notte tra mercoledì e giovedì altro non sia stata che una risposta ordinata dalle sfere più alte della difesa Usa dopo la morte dei tre rappresentanti della coalizione internazionale. Dopo il raid americano, non sono stati segnalati altri episodi importanti ma la tensione è destinata comunque a rimanere molto alta.

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