Fino a poche settimane fa, la prospettiva di un intervento turco in Siria era una questione di cui si dibatteva a colpi d’indiscrezioni e ipotesi, mentre centinaia di miliziani si radunavano alla frontiera, sotto l’egida dell’artiglieria e dei carri di Ankara.Oggi l’operazione Scudo dell’Eufrate è nel pieno del suo svolgimento e i reparti ribelli protetti dalle “Silahlı Kuvvetleri”, le forze armate della Turchia, avanzano in una campagna pensata per creare una zona cuscinetto a ovest dell’Eufrate. Un po’ per togliere ossigeno al sedicente Stato islamico, che a lungo ha approfittato del controllo di una parte della frontiera. E un po’ (molto) anche per ricacciare indietro Ypg e Ypj, le milizie legate al partito curdo siriano Pyd.Per mesi i curdi hanno marciato verso ovest, strappando brani di territorio ai jihadisti, con la protezione degli americani e di un’opinione pubblica che li considera i più validi alleati della Coalizione internazionale.Per mesi la Turchia ha invece battuto su un altro punto: la vicinanza ideologica tra i curdi del “Rojava” e il Pkk, con cui è di nuovo in guerra da luglio del 2015, in un conflitto che ha portato a quasi 2000 vittime confermate, tra civili, militari, miliziani e non combattenti non meglio identificabili. Una differenza di vedute problematica, in un contesto in cui tanto le milizie curde quanto Ankara agiscono da alleati degli Stati Uniti.Gli interessi messi a nudoL’ingresso delle forze turche nel teatro siriano ha portato inevitabilmente allo scoperto gli interessi che segnano la distanza tra i vari attori coinvolti nel conflitto. I ribelli sostenuti da Ankara hanno preso di mira tanto l’Isis quanto le Ypg/Ypj, con l’obiettivo dichiarato di ricacciarle oltre l’Eufrate, nell’impossibilità di una collaborazione tra i due partner americani.Il vice-presidente americano, Joe Biden, è volato ad Ankara il giorno in cui l’operazione in Siria è stata lanciata, chiedendo alle milizie curde di “tornare oltre l’Eufrate”. E aggiungendo: “Non potranno avere e in nessun caso avranno il sostegno dell’America se non manterranno questo impegno”.Una mappa del nord della Siria, dopo 15 giorni di Operazione scudo dell'EufratePiù che un “tradimento” degli alleati curdi è il riconoscimento del ruolo della Turchia, di cui gli Stati Uniti non possono fare a meno, nonostante le divergenze e nonostante la dichiarazione – timida – del ministero della Difesa a Washington, pronto a condannare gli scontri nel nord della Siria come “inaccettabili e fonte di grande preoccupazione”.Verso la capitale del CaliffoUna situazione già difficile è destinata a complicarsi. A due giorni dall’ingresso in Siria dei turchi, il portavoce dell’operazione Inherent Resolve, la campagna della coalizione a guida statunitense contro l’Isis, si complimentava con le forze curde “per la loro vittoria a Manbij”, esortando: “Ora verso Raqqa!”.Da Ankara arrivano in queste ore segnali di una disponibilità a impegnarsi ulteriormente in Siria, per un’offensiva di cui si discute da tempo, ma la cui “fase finale” non è entrata ancora nel vivo. La capitale de facto del sedicente Califfato è per evidenti ragioni il boccone che prima o poi dovrà passare dalla bocche da fuoco, ma quali forze guideranno l’offensiva è un rebus ancora da risolvere.Il ministro della Difesa di Erdogan, Fikri Isik, ha ribadito oggi alla Reuters un punto: “La Turchia non permetterà alle forze Ypg di estendere il loro territorio utilizzando come scusa le operazioni contro Daesh (l’acronimo arabo per lo Stato islamico, ndr)”. Al centro dell’operazione Ankara vorrebbe invece “forze locali della regione”. Parafrasando: Pyd? No, grazie.Alla stampa, che chiedeva se l’America avesse cambiato punto di vista sul Pyd, il presidente Erdogan ha risposto che problemi nel cooperare finora non ce ne sono stati, nonostante la Turchia sostenga che i curdi non si sono mai davvero ritirati da Manbij, a ovest dell’Eufrate.”Obama vuole fare qualcosa insieme per quanto riguarda Raqqa”, sostiene Erdogan. Resta ora da capire quale ruolo verrà affidato alle milizie curde, e dunque quale interpretazione vincerà: utile alleato o gruppo terrorista?

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