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Guerra

La guerra delle opere d’arte: ecco cosa ha perso l’Ucraina

Opere d’arte che costituiscono la storia del patrimonio culturale dell'Ucraina sono state rubate o distrutte dai soldati russi. Con uno scopo preciso

Ad essere cancellate, durante le guerre, non sono solo le vite umane: le opere d’arte, che costituiscono la storia del patrimonio culturale del Paese invaso, vengono spesso distrutte e sottratte. E in alcuni casi si tratta di un’azione volontaria.

Dopo quella dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale, quella in Ucraina è la più grande rapina di opere d’arte finora attuata. Nelle due città in cui principalmente l’invasione russa ha colpito, Kherson e Kharkiv, i cittadini ucraini hanno potuto osservare immobili la deturpazione del proprio patrimonio artistico (musei, biblioteche e luoghi di culto) da parte dei soldati russi.

Il patrimonio derubato a Kherson

I procuratori ucraini a capo dei musei sostengono che a Kherson, collocata al sud del Paese, l’esercito russo abbia rubato più di 15mila opere d’arte, svuotando più di 30 musei. Sono state rimosse statue di bronzo dai parchi e le biblioteche storiche private di libri antichi che narrano la storia del popolo ucraino.

La catalogazione di quel che rimane di quadri, monete, collane e busti è ancora in corso. “Negli ultimi giorni dell’occupazione russa di Kherson”, che è durata da marzo a novembre 2022, “le forze russe si sono impadronite di dipinti, oro, argento, antiche opere greche, icone religiose e documenti storici e li hanno stipati in veicoli diretti verso i territori controllati dal Cremlino”, ha affermato Belkis Wille, crisis and conflict associate director di Human Rights Watch, che ha parlato anche di un’“operazione organizzata” da parte dei russi.

È probabile, però, che il numero degli oggetti rubati aumenti. Le autorità ucraine hanno accusato i militari russi di violazione di trattati internazionali che vietano esplicitamente il saccheggio delle opere d’arte, in particolare la Convenzione dell’Aia firmata da Russia e Ucraina nel 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitti armati.

A seguito dei danni subiti, l’Unesco ha dichiarato Odessa patrimonio da proteggere, mentre per la Russia si parla di un processo per crimini culturali.

I “teatri” delle azioni russe

Già un anno fa il The Guardian scriveva di un gruppo internazionale di archeologi, storici e tecnici che silenziosamente coordinava un lavoro di monitoraggio sulle crescenti perdite dell’apparato culturale ucraino. In un primo momento, la deturpazione da parte dell’esercito russo si è attuata in memoriali e luoghi di culto, tra cui chiese, moschee, templi e cattedrali a cui si aggiungono siti commemorativi e monumenti pubblici.

Anche i luoghi d’arte sono stati teatro d’attacco in tal senso, come i teatri, in particolar modo quello di Mariupol: oltre al crimine di guerra, sottolineato da Amnesty International, in quanto il 16 marzo 2022 fu attaccato nonostante la presenza di centinaia di civili rifugiati al suo interno, il teatro ha anche riportato danni significativi dopo l’esplosione che ha provocato il crollo del tetto e di gran parte delle mura principali.

Circa un anno fa, quando Mariupol era sotto attacco, i russi hanno rubato più di 2mila reperti unici presenti nei musei della città, spostandoli a Donetsk. Tra gli oggetti mancanti, opere originali del pittore del XIX secolo Archip Ivanovič Kuindži e del russo Ivan Konstantinovič Ajvazovskij, ma anche un rotolo della Torah scritto a mano e un Vangelo del 1811.

Alla fine di novembre, invece, il Kherson Art Museum ha denunciato il trafugamento di oltre 15mila opere delle collezioni della pinacoteca, tra cui dipinti antichi datati XVII – XIX secolo e arte ucraina del XX e XXI secolo. I russi hanno infatti circondato il museo e sono entrati in massa, staccando dai muri dipinti e sottraendo oggetti dalle teche. Queste opere sono state portate via senza alcuna cautela da parte dei soldati russi e caricate sui mezzi di trasporto, da quanto ricostruito sulla base di alcune testimonianze dei presenti. Per questo motivo la direttrice del museo Alina Dotsenko e l’intero staff si erano attivati al fine di trasferire le opere ancora presenti altrove. La direttrice, che aveva lasciato il Paese in quel momento, aveva riferito al New York Times alcuni racconti di testimoni oculari, secondo cui i soldati russi caricavano e ammucchiavano “come se fosse spazzatura” quadri e opere sui propri mezzi. Altri luoghi culturali colpiti a Kherson sono stati il Museo Regionale e gli archivi nazionali.

Altre città che si sono viste private della propria arte sono state Melitopol, una delle prime mete dei russi, in cui i soldati si sono impossessati di manufatti d’oro millenari risalenti all’impero degli Sciti, una popolazione nomade indoeuropea di ceppo iranico attestata nella steppa eurasiatica dal XIX secolo a.C. al IV secolo dell’Era cristiana. Qui alcuni testimoni hanno raccontato che i russi si erano presentati in un museo locale insieme a un uomo vestito con un camice bianco e dei guanti, che con la protezione dei soldati aveva delicatamente sottratto tutti gli oggetti più preziosi della collezione, tra cui gioielli d’oro realizzati oltre 2mila anni fa. Mariupol oltre al teatro ha visto devastato anche il museo cittadino e alcuni dei dipinti rubati sono comparsi in alcuni musei della Crimea, che è assoggettata al governo russo dal 2014.

Inoltre, pare che a Kherson siano state disseppellite dalla cattedrale di Santa Caterina le ossa di Grigory Potemkin, il generale russo considerato il fondatore di Kherson e di Odessa e che nel 1783 si era intestato l’annessione della Crimea alla Russia, evocato da Putin come giustificazione dell’invasione dell’Ucraina.

La distruzione dell’identità

Non è la prima volta che durante una guerra si sente parlare di rapine di opere d’arte o distruzione dei luoghi stessi. Anche in Italia, durante la Seconda Guerra Mondiale si è temuto di perdere numerosi rinomati lavori. Attacchi di questo tipo sono mirati a piegare l’identità dei paesi attaccati, in questo caso l’Ucraina, distruggendone i simboli o impossessandosene in segno di vittoria.

Si tratta di colonialismo culturale, ovvero quell’azione per cui l’invasore punta sull’assimilazione culturale delle popolazioni assoggettate, allo scopo di annullarne l’essenza. Soprattutto per paesi come l’Ucraina, che per secoli hanno vissuto sotto l’ombra minacciosa della Russia, cultura e arte sono fondamentali per la costruzione di un’indipendenza quantomeno ideale. Anche il ministero della cultura ucraino, Oleksandr Tkachenko, lo scorso dicembre ha affermato che “è in atto una battaglia contro la nostra identità”.

Durante il secondo conflitto mondiale, si combatté una guerra parallela proprio riguardo l’arte. Da un lato i tedeschi con il Kunstschutz, un corpo creato per “salvare” i capolavori dell’Europa e dell’Italia dalle mani degli alleati trasferendoli in Germania e Austria e nascondendoli in tunnel ferroviari e miniere. Dall’altro i Monuments Men alleati, che salvarono a loro volta gli stessi capolavori recuperandoli dai nascondigli tedeschi e restituendoli ai legittimi proprietari. In questo scenario, i russi erano fermamente convinti che i bottini artistici di guerra sottratti ai nazisti fossero un loro sacrosanto diritto, per cui prelevarono molte opere d’arte dalla Germania e le portarono in Russia, nascondendole per decenni, come è accaduto per le opere della Madonna Sistina di Raffaello e del Tesoro di Priamo.

Dall’inizio della guerra, gli ucraini hanno tentato di proteggere alcune statue collocate nelle piazze di molte città ucraine coprendole con sacchi di sabbia, proprio allo scopo di salvare e proteggere dagli attacchi russi i simboli della propria identità, pericolosamente sotto il mirino del governo russo.

Alcuni studiosi dell’arte concordano sulla linearità dei saccheggi con le motivazioni su cui si basa la guerra, nonché i motivi per cui Vladimir Putin ha dato inizio al conflitto, ovvero l’intento di privare il popolo ucraino della propria cultura e identità nazionale per omologarle a quelle russe. Così dimostrerebbe all’Ucraina che non può essere considerata una nazione autonoma, in conformità con le interpretazioni della storia che sostengono la propaganda di Putin.

I dati dell’Unesco

Secondo l’Unesco, al 5 aprile 2023, sono stati apportati danni a 250 siti dal 24 febbraio 2022: 108 siti religiosi, 21 musei, 90 edifici di interesse storico e/o artistico, 19 monumenti, 12 biblioteche. Il monitoraggio sui danni a proprietà culturali in Ucraina è costante da parte dell’Unesco a partire dall’inizio del conflitto. L’analisi riportata finora indica il numero di danni subiti divisi per aree geografiche: è emerso che la regione di Donetsk e quella di Kharkiv sono quelle più colpite. In quest’ultima, i bombardamenti hanno distrutto l’Università e colpito la simbolica piazza delle Libertà, da cui si accedeva al museo di arte contemporanea, il Yermilov Centre, uno dei più importanti della regione.

“La comunità internazionale ha il dovere di proteggere e preservare per le generazioni future il patrimonio culturale ucraino come testimonianza del passato ma anche come vettore di pace per il futuro. Per questo le istituzioni educative devono essere considerate santuari”, sottolineò l’Unesco a inizio marzo 2022.

L’organizzazione internazionale ha deciso poi di dichiarare il centro e il porto di Odessa patrimonio da proteggere, grazie a una procedura accelerata che ha visto schierarsi a favore della decisione sei tra i 21 dei Paesi coinvolti, 14 gli astenuti, contraria la Russia. “Odessa, una città libera, una città del mondo, un porto leggendario che ha segnato il cinema, la letteratura e le arti, è posta sotto una protezione rafforzata della comunità internazionale. Mentre la guerra continua, questo inserimento incarna la nostra determinazione collettiva ad assicurare che questa città, che ha sempre superato sconvolgimenti globali, sia preservata da ulteriori distruzioni, ha spiegato la direttrice generale dell’Unesco, Audrey Azoulay. Il museo d’Arte Occidentale e Orientale a Odessa, inoltre, custodisce tesori di origine italiana, tra cui il dipinto La Cattura di Cristo, attribuito a Caravaggio.

Recuperare le opere

Gli ucraini stanno inoltre collaborando con alcune organizzazioni d’arte internazionali come The Art Loss Register per cercare di rintracciare le opere rubate. Lo scopo, o meglio la speranza, sarebbe quella di ritrovare alcune delle opere rubate ad esempio in alcune aste. James Ratcliffe, uno dei dirigenti dell’Art Loss Register, ha detto al New York Times che nel database sono già state registrate più di 2mila opere ucraine, che includono molte di quelle rubate nei saccheggi dei musei di Kherson e Melitopol.

La propaganda russa, però, presenta tali azioni come “liberazione” di opere che ha sostenuto di voler restituire al termine della “operazione militare speciale”, il nome con cui Putin chiama l’invasione. Hanno dichiarato anche che il motivo del “prestito” era proteggere il patrimonio storico e culturale della zona. Le speranze sull’effettiva restituzione del patrimonio culturale ucraino mancante sembrerebbero essere vane.

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