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Guerra

Raid Usa sull’isola di Qeshm, droni dall’Iran su Kuwait e Bahrein: la guerra nel Golfo torna a infiammarsi

L'Iran ha lanciato missili e droni contro basi statunitensi in Kuwait e Bahrain per rappresaglia dopo un attacco preventivo americano.
Iran Usa Kuwait Bahrein

Una nuova, pericolosissima escalation sta infiammando il Golfo Persico, con l’Iran che ha lanciato missili e droni contro basi americane in Kuwait e Bahrein: una rappresaglia dopo che gli Stati Uniti hanno bombardato posizioni militari iraniane sull’isola di Qeshm. Lo scambio di colpi, il più intenso dall’inizio della tregua dello scorso aprile, avviene mentre i fragili negoziati tra Teheran e Washington rischiano di saltare definitivamente.

Secondo quanto riferito dal comando centrale americano (Centcom), l’escalation sarebbe iniziata con un «attacco preventivo» statunitense: un missile Hellfire lanciato da un drone ha “disabilitato” una petroliera battente bandiera del Botswana diretta verso il porto iraniano dell’isola di Kharg, violando il blocco navale imposto dagli Stati Uniti. Poco dopo, Washington ha bombardato una stazione di controllo militare a terra sull’isola di Qeshm, roccaforte strategica iraniana all’ingresso dello Stretto di Hormuz.

Sale la tensione nel Golfo Persico, droni su Bahrein e Kuwait

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. I Guardiani della Rivoluzione iraniani (Irgc) hanno annunciato di aver preso di mira «una base aerea ed elicotteristica americana» nella regione, nonché il quartier generale della Quinta Flotta della Marina americana in Bahrein. Missili e droni sono stati lanciati anche contro il Kuwait, che ospita basi militari statunitensi. Mentre il Pentagono ha minimizzato l’accaduto sostenendo che «tutti gli attacchi iraniani contro le forze americane sono falliti» – intercettati o andati a vuoto – i danni collaterali sono sotto gli occhi di tutti.

L’aeroporto internazionale del Kuwait è stato colpito e danneggiato, con un numero imprecisato di feriti e tutti i voli sospesi. Il Terminal 1, principale hub per i voli internazionali, era stato appena riaperto lunedì scorso dopo essere stato danneggiato in un precedente attacco iraniano dello scorso febbraio.

Caos sul fronte diplomatico

Sul fronte diplomatico, la confusione regna sovrana. I media iraniani hanno fatto sapere che i colloqui tra Teheran e Washington sono ancora in corso, smentendo le voci di una sospensione dei contatti. Donald Trump, in un’intervista rilasciata a Abc News, si è detto ottimista: «Un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz ed estendere la tregua è raggiungibile entro la prossima settimana». Ma la realtà sul campo racconta tutt’altra storia. L’Iran ha minacciato una nuova, più dura escalation se gli attacchi israeliani in Libano non cesseranno, mentre i negoziati tra Israele e Libano – mediati dagli Stati Uniti – si sono conclusi con un nulla di fatto e riprenderanno domani al Dipartimento di Stato.

E proprio il fronte libanese rischia di innescare una reazione a catena incontrollabile. Nonostante Donald Trump abbia dichiarato di aver ottenuto un accordo per fermare l’avanzata israeliana su Beirut, l’aeronautica israeliana ha lanciato decine di raid nel sud del Libano, uccidendo sei membri della stessa famiglia – tra cui due bambini – nei pressi di Sidone. Benyamin Netanyahu ha smentito di fatto il presidente americano, affermando che le operazioni militari contro Hezbollah continueranno «come da programma». Un affronto che, secondo fonti vicine alla Casa Bianca, avrebbe generato un acceso battibecco telefonico tra i due leader riportato nei giorni scorsi da Axios.

Per l’ex capo dell’antiterrorismo, Joe Kent, gli Stati Uniti devono immediatamente ritirare le loro truppe dal Medio Oriente e dal Golfo Persico.« Pregate per le nostre truppe sotto il fuoco in Medio Oriente. Dobbiamo riportarle a casa immediatamente prima che altri siano feriti o uccisi. Le nostre basi e navi a portata degli iraniani sono passività strategiche, non risorse, e la loro presenza sta dando all’Iran la capacità di riavviare la guerra alle loro condizioni».

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