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Il bombardamento turco contro le truppe americane dell’altra sera non sarebbe stato un errore, come inizialmente affermato dal Pentagono. Ne è convinto Brett McGurk, ex inviato di Barack Obama e Donald Trump nella campagna contro lo Stato islamico che su Twitter ha scritto: “Le forze turche hanno sparato contro un avamposto militare americano noto a tutti nel nord della Siria. La Turchia conosce tutte le nostre basi, comprese le loro coordinate, come confermato da Segretario di Stato e dal Capo dello Stato maggiore congiunto due ore fa. Questo non è stato un errore”.  Un ufficiale dell’esercito americano citato dal Washington Post spiega invece la dinamica di quanto successo la scorsa notte: i colpi dell’artiglieria turca sarebbero atterrati su entrambi i lati dell’avamposto americano in modo da “raggruppare” i militari Usa. Secondo lo stesso quotidiano americano, il raid turco servirebbe a spingere i soldati americani più lontani dal confine.

L'avanzata turca nel nord della Siria (Alberto Bellotto)
L’avanzata turca nel nord della Siria (Alberto Bellotto)

Che Ankara stesse giocando “sporco” era noto da tempo. Già ieri, il portavoce della Marina Brook DeWalt aveva affermato che Ankara era a conoscenza della posizione delle truppe americane e che errori simili non verranno più tollerati in quanto “potrebbero comportare un’azione immediata da parte degli Stati Uniti”. Secondo il già citato McGurk dietro ai colpi di artiglieria turca ci sarebbe un messaggio chiaro da parte di Recep Tayyip Erdogan: gli Usa devono star lontani almeno 30 chilometri dal confine. Diversi funzionari ritengono invece che l’obiettivo di Ankara sarebbe quello di allontanare le truppe americane da Kobane. Ma non solo. Secondo quanto riporta il Washington Post, dopo l’avanzata turca, le truppe americane avrebbero lasciato la città di Tel Abyad.

La perdita di questa città ha determinato una situazione ormai “insostenibile” per gli Usa e il capo del Pentagono, Mark Esper, ha annunciato in un’intervista alla Cbs che gli Usa si stanno preparando ad evacuare 1100 soldati dal Nord della Siria “Nel modo più sicuro e rapido possibile”. Inoltre – ha proseguito Esper – “nelle ultime 24 ore, abbiamo appreso che (i turchi) probabilmente intendono estendere il loro attacco più a sud del previsto e ad ovest”.

Poco dopo le parole di Esper è intervenuto anche Trump che, su Twitter, ha scritto nella sua solita raffica di tweet: “Molto intelligente non essere coinvolti nel violento scontro lungo il confine turco, tanto per cambiare. Chi sbagliando ci ha portato nelle guerre in Medio Oriente vuole ancora combattere. Non ha idea della cattiva decisione che ha preso. Perché non chiedono una dichiarazione di guerra?”. E ancora: “I curdi e i turchi combattono da molti anni. La Turchia considera il Pkk i peggiori terroristi di tutti. Altri vorrebbero che andassimo e combattessimo per questa o quella parte. Lasciate che facciano! Stiamo monitorando da vicino la situazione. Guerre senza fine!”.

Secondo la ricostruzione fornita da Esper, i curdi siriani starebbero cercando di trovare un accordo con Mosca e Damasco per rispondere ai turchi. Ipotesi confermata in serata dall’Osservatorio siriano per i diritti umani che, come riporta Ansa, fa sapere che le truppe governative sono pronte ad entrare a Manbij e Kobane per difendere i curdi.

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