Continuano i raid dell’Arabia Saudita in Yemen. L’ultimo, di poche ore fa, ha colpito un matrimonio, uccidendo almeno 20 persone e ferendone, secondo le ultime stime, 60. La strage, secondo quanto fanno sapere gli huthi, sarebbe avvenuta nella località di Bani Qis, nel nord est del Paese.

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Il ministero degli Esteri iraniano, per bocca di Bahram Qassemi, ha parlato di un attacco “barbaro” e “irresponsabile” che mostra “la frustrazione e il fallimento degli aggressori” dello Yemen. Teheran si auspica – fanno sapere dal ministero – che le Nazioni Unite “accelerino gli sforzi” per mettere fine all'”aggressione” contro lo Yemen.

I civili stanno vivendo in condizioni atroci. Secondo Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, “nello Yemen – chiarisce Rocca – manca tutto: acqua, cibo, medicine contro le malattie del quotidiano. La popolazione deve affrontare il blocco saudita delle merci che sta strangolando i civili, che nulla hanno fatto per meritare questa situazione”. Alle sofferenze provocate dalla guerra si aggiungono anche quelle derivanti dal colera.

L’uccisione del leader degli Huthi

In serata i ribelli Huthi hanno diffuso la notizia della morte di Saleh Ali al-Sammad, leader del movimento. Secondo quanto fanno sapere fonti yemenite a Gli Occhi della Guerrail capo degli Huthi sarebbe stato ucciso ieri in un raid della coalizione a guida saudita che avrebbe fatto almeno 90 morti.

Il dramma dei bambini

Sono almeno 5mila i bambini uccisi o feriti dal 2015. Come scrive il Guardian, alcuni di questi sono stati colpiti dalle bombe di Riad che hanno colpito scuole, case o edifici pubblici. I sauditi agiscono in maniera invisibile, come scrive il quotidiano britannico: “Lo strangolamento dell’economia viene usato dalla coalizione a guida saudita come un’arma di guerra, colpendo le imprese, le infrastrutture, i mercati in cui si vende il cibo e i servizi di base”. Le Nazioni Unite hanno definito la Yemen come “il peggior disastro umanitario al mondo” in cui due terzi della popolazione necessitano di siuti. 

Bin Salman continua il massacro

Da molti, il principe Mohammed bin Salman viene visto come un riformatore. Ha aperto i cinema e ha concesso alle donne di guidare le auto. Quindi piace. Doveva rappresentare il cambiamento della politica (soprattutto estera) dell’Arabia Saudita, ma così non è stato.

Riad prosegue la mattanza in Yemen e continua a sostenere i gruppi armati in Siria, tenendo così in vita una guerra che dura da sette anni e che ha già provocato, secondo alcune stime, oltre 500mila morti.