Notte di fuoco tra Israele e la Striscia di Gaza. Le forze dello Stato ebraico hanno martellato le postazioni di Hamas e Jihad Islamica con pesanti raid aerei e i carri armati al confine hanno iniziato a colpire le forze delle organizzazioni palestinesi. Non c’è stata l’invasione di terra paventata da molti media nella notte, e su questo punto esistono diversi versioni. Hidai Zilberman, portavoce delle forze armate israeliane, ha detto ai giornalisti che è stata aperta un’inchiesta per capire da dove sia nato l’equivoco per cui moltissimi media internazionali hanno dato la notizia di un’invasione terrestre della Striscia di Gaza. Ma secondo Channel 12, la mossa potrebbe anche essere stata studiata a tavolino per costringere i miliziani di Hamas a rifugiarsi nei tunnel e poi bombardarli, trasformandoli in trappole mortali.

Il Times of Israel riporta che sono stati utilizzati circa 160 aerei da guerra per un attacco che in 40 minuti ha colpito 150 obiettivi su tutto il nord di Gaza. Anche i carri armati e l’artiglieria israeliana hanno partecipato all’operazione ma senza sfondare la linea del confine. “I nostri jet e aerei hanno appena colpito diversi siti di lancio e posti di osservazione di Hamas a Gaza”, si legge in un tweet di questa mattina delle Idf. Le forze israeliane hanno confermato di aver colpito anche una cellula della stessa organizzazione pronta a lanciare un missile anticarro.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha già annunciato che Hamas pagherà “un prezzo molto alto” per quanto avvenuto in questi giorni nello Stato di Israele, dove i razzi partiti dalla Striscia hanno continuato a penetrare lo scudo di difesa Iron Dome in alcuni punti riuscendo a mietere anche delle vittime tra la popolazione civile. “Continueremo a fare quello che stiamo facendo con grande intensità. L’ultima parola non è ancora stata pronunciata, e questa operazione continuerà finché sarà necessario”. Per il primo ministro, il problema non è solo quello dei confine, ma anche il fronte interno, dove le scene di guerra civile in alcuni villaggi e città hanno fatto richiamare le guardie dei confini e i riservisti. “Daremo pieno sostegno alla polizia, alla polizia di frontiera e al resto delle forze di sicurezza per ripristinare la legge e l’ordine nelle città di Israele, non tollereremo l’anarchia” ha detto Netanyahu.

Lo Shin Bet, l’Agenzia per la sicurezza israeliana, ha detto che interverrà nelle città dove sono in corso le violenze tra popolazione araba ed ebrei, cercando evitare che l’escalation di violenza degenere in atti di “terrorismo a tutti gli effetti”. “Non permetteremo ai trasgressori violenti di compiere atti di terrorismo nelle strade di Israele, né gli arabi, né gli ebrei. In piena collaborazione con la polizia israeliana, lo Shin Bet utilizzerà tutte le sue capacità di raccolta di informazioni e di antiterrorismo contro chiunque tenti di danneggiare i cittadini israeliani, ebrei e arabi, fino al ritorno della pace nelle strade del paese”.

Il bollettino del ministero della Salute di Gaza, citato dal Times of Israel, afferma che per ora i morti nella Striscia sono 119 dall’inizio delle ostilità di lunedì, più di 600, invece, i feriti. Tra i 119 morti palestinesi vi sarebbero 27 minori. Da parte israeliana, i morti sono invece nove: l’ultima una donna di 50 anni gravemente ferita mentre si recava in un rifugio antimissile nei pressi di Tel Aviv. Questa mattina, il sistema Iron Dome ha intercettato decine di razzi lanciati in direzione di Ashdod, Beersheba, Sderot. E nella regione di Shàar Hanegev sono risuonate le sirene d’allarme.

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