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Berou, bi dam, Nafdik ya Saddam”: è questo l’urlo che ben viene scandito da alcuni cittadini di Baghdad nell’ultimo video della tv irachena, un urlo che letteralmente vuol dire “Con il cuore, con l’animo, siamo con te Saddam”. Sono questi gli ultimi frame dell’era di Saddam Hussein in Iraq: è il 9 aprile 2003, ancora poche ore ed in Italia Giovanna Botteri per il tg3 dall’hotel Palestine mostrerà i primi carri armati americani nel centro di Baghdad. Il video in questione, a quindici anni esatti dalla fine dell’epoca del rais in Iraq, scatena diverse e contrapposte sensazioni: è l’ultima passeggiata di Saddam Hussein nella capitale irachena, appare quasi un commiato prima della capitolazione, un finale già scritto e decretato nei dodici anni intercorsi tra le due guerre del golfo. Sono immagini che segnano un’epoca, che testimoniano la fine di un’era e la chiusura di un capitolo di storia.

Quel giorno a Baghdad

Forse non è nemmeno Saddam Hussein l’uomo in divisa che si aggira per Baghdad, mentre viene immortalato nell’ultimo video trasmesso dalla tv irachena. C’è chi afferma che in realtà si tratta di un suo sosia, ma per quello che vogliono simboleggiare le immagini poco importa: il leader indiscusso dell’Iraq sta per lasciare il suo trono. Saddam Hussein passeggia tra le improvvisate trincee di Baghdad, alcuni cittadini se ne accorgono e lo circondano per applaudirlo e giurargli fedeltà. La capitale irachena, stando alle immagini proiettate dal video, prosegue anche in quella mattinata del 9 aprile la sua quotidianità: alle spalle di Saddam e della folla, emerge un normale traffico di una grande città nel pieno delle sue attività. Ma tutti sanno che gli americani sono alle porte: è ormai finita, la flebile resistenza irachena è definitivamente spezzata, i carri armati a stelle e strisce il giorno precedente hanno conquistato l’aeroporto.

Non si sa, e non lo si saprà mai, il vero motivo di quell’ultima passeggiata di Saddam Hussein a Baghdad: difficile pensare ad un estremo tentativo di dare forza e coraggio ad una popolazione ormai consapevole del destino della guerra, forse è soltanto l’estremo saluto prima di scappare via. In effetti poco dopo ora di pranzo, in quel 9 aprile 2003 arriveranno i soldati Usa nel cuore del potere di Saddam tirando giù la statua del rais dinnanzi l’hotel Palestine. L’ex leader iracheno in quel momento quasi sicuramente è già fuori dalla città, Baghdad assiste alla parata dei mezzi corazzati americani e si avverte netta la sensazione di un drastico cambiamento d’epoca in Iraq ed in tutto il medio oriente.

Il giudizio storico su Saddam Hussein è certamente in chiaroscuro ma, al di là di ogni considerazione, quel video di commiato da Baghdad segna una netta cesura: dopo quel 9 aprile 2003, molte cose sono cambiate e spesso in peggio. Attentati, terrorismo, guerre interconfessionali, destabilizzazione anche dei paesi vicini, nelle odierne ore di tensione che si vivono in medio oriente appare inevitabile il richiamo storico all’anniversario della caduta di Saddam. Il rais, dopo quel giorno di quindici anni fa, si rivedrà in video nel dicembre 2003 ma nelle mani degli americani. Catturato e processato, il 30 dicembre 2006 sarà poi impiccato per effetto dell’esecuzione della sentenza di morte per il processo sulla strage di Dujail del 1982.

In video riappare il vice di Saddam, Izzat Al Douri

Non c’è più una tv irachena gestita da membri del partito Baath, ma alcuni sopravvissuti di quell’epoca storica terminata quindici anni fa si rifanno vivi tramite i social. E’ il caso di Izzat al Douri, ex vice presidente iracheno all’epoca di Saddam Hussein e braccio destro del rais, famoso per i suoi baffetti rossi: come rende noto la tv curda Rudaw, Al Douri ha pubblicato su Facebook un video di 77 minuti, poi rimosso. L’ex numero due di Saddam, ufficialmente è morto in un’operazione contro lo Stato Islamico compiuta nel 2015: unico scampato alla caccia agli ex esponenti del Baath, Al Douri ha quindi aiutato l’Isis durante il periodo di sua massima espansione.

Il video mostra quindi come in realtà il principale collaboratore del rais non solo è vivo, ma sarebbe anche nel paese e la sua apparizione non è casuale: essa è infatti avvenuta nel settantunesimo anniversario della fondazione del partito Baath ed a ridosso, per l’appunto, del quindicesimo della caduta di Saddam. Il video è sostanzialmente un monologo dove Al Douri prende di mira l’Iran, dichiarando di rivolgere la propria azione contro Teheran; vengono inoltre accusati Usa e Russia di aver invaso la Siria, mentre emerge anche un’inedita “fiducia” nei confronti dell’Arabia Saudita. Nelle sue dichiarazioni, vi è anche l’invito alla popolazione di sfiduciare l’attuale classe politica rea di aver ordinato, durante la lotta al califfato, la distruzione di Ramadi, Falluja e Mosul.

Un frammento di un passato terminato quindici anni fa, che riemerge improvvisamente e che dona ulteriore attualità all’ultimo video di Saddam Hussein libero a Baghdad: nell’Iraq di oggi, c’è spazio anche per questo, mentre il paese lotta ancora con gli spettri del terrorismo e della violenza tra le varie comunità che lo compongono.

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