Quelle navi da guerra europee nel sud-est asiatico per contenere Cina e Stati Uniti

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Le navi da guerra europee, a quelle latitudini, non evocano certo bei ricordi e ritrovarsele tra i piedi, agli abitanti del posto, non farà certo piacere. Le lancette dell’orologio tornano indietro nel tempo, quando l’Europa aveva colonizzato l’Asia e piegato l’intero continente alle proprie esigenze economico e commerciali. Dal 1498, anno della spedizione portoghese guidata da Vasco da Gama in India, al 1949, fondazione della Repubblica popolare cinese, è andato in scena il cosiddetto periodo della dominazione europea in Asia. Oggi la situazione è ben diversa. Non ci sono più enclavi straniere, la Cina è diventata una potenza globale – nonché padrona di casa del sud-est asiatico – e le rotte marittime dell’Indo-Pacifico fanno gola a tutti, Stati Uniti compresi. Washington è tuttavia in evidente difficoltà e, nonostante continuino ad appigliarsi a Taiwan, gli americani hanno perso terreno a discapito della Cina. Che ora ha intenzione di fare la voce grossa nel Mar Cinese e nelle acque circostanti.

Francia, Germania e Gran Bretagna si muovono

Un’analisi del South China Morning Post focalizza l’attenzione sulla nuova strategia che intendono adottare i paesi europei nei confronti dell’Asia. Più in particolare, Francia, Germania e Regno Unito vogliono aumentare il loro peso specifico nella regione Pacifica a causa delle recenti tensioni venutesi a creare in un’area sempre più nell’occhio del ciclone. La Cina rivendica isole e confini mentre i suoi vicini di casa non ci stanno e rispondono per le rime. Gli europei, negli ultimi anni, hanno sempre preferito mantenere un basso profilo e limitarsi ad avere una rilevanza commerciale. Oggi la situazione è cambiata e offre interessanti spazi vuoti da occupare. È in atto la creazione di un nuovo equilibrio geopolitico e le big d’Europa, quando arriverà il tempo di spartirsi la torta, vogliono la loro fetta.

Trattare alla pari con Usa e Cina

È per questo che inglesi, tedeschi e francesi vogliono inviare sempre più navi da guerra nelle acque contese. Il messaggio è: non siamo solo partner commerciali passivi, vogliamo essere qualcosa in più. Che cosa non è dato sapere, anche se in Asia c’è chi ha già parlato di un rigurgito di colonialismo e europeo. Alcuni analisti spiegano che le navi militari provenienti dall’Europa fornirebbero agli europei una carta in più da giocare con gli Stati Uniti e la Cina nel tavolo del grande gioco geopolitico asiatico. Già, perché Pechino, come detto, vuole carta bianca per controllare l’intera zona; Washington, dal canto suo, intende limitare l’ascesa cinese, ben sapendo che chi controlla i mari accumula un vantaggio strategico non da poco.

Le prime manovre

Le prime manovre sono già state effettuate, altre sono in fase di divenire. Lo scorso febbraio Washington e Londra hanno condotto una esercitazione congiunta nel Mar Cinese Meridionale; la Francia, l’anno passato, ha inviato la nave d’assalto Dixmude – accompagnata da una fregata – a circolare nei pressi delle rivendicatissime Isole Spratly. La Gran Bretagna, in particolare, vuole affermare la libertà di navigazione nelle acque internazionali e, in vista del 2021, ha già dichiarato che invierà nella regione Asia-Pacifico la sua nuova portaerei HMS Queen Elizabeth. E questo è soltanto l’inizio.