Il 2019 in Libia si apre con l’ennesima crisi che coinvolge il governo di Tripoli e che mette, già allora, a repentaglio l’esecutivo guidato da Fayez Al Sarraj. In quell’occasione l’elemento che risulta decisivo per la presunta imminente deflagrazione del governo, è la rottura dell’alleanza tra lo stesso premier e la città di Misurata. O, per meglio dire, tra Al Sarraj e quella parte misuratina vicina ai Fratelli Musulmani. È su questa frattura che Haftar, ad inizio aprile, spera di aprire uno squarcio per poter arrivare dritto a Tripoli. Quello che in questi giorni accade invece, racconta tutto l’opposto: l’offensiva del generale fortifica e solidifica l’asse tra la capitale e Misurata.

L’alleanza ritrovata in seno alla Tripolitania

Motivazioni economiche o politiche, oppure semplice “campanilismo” libico, che non rende minimamente concepibile ad un tripolino di vedere un generale della Cirenaica avanzare a casa propria a prescindere dal posizionamento politico assunto negli ultimi anni. A prescindere dal motivo che porta diverse tribù e diverse fazioni a fare quadrato attorno ad Al Sarraj ed al suo governo, di fatto da quando Haftar inizia la sua avanzata verso Tripoli si assiste ad una vera e propria ricucitura dei rapporti interni alla capitale ed agli alleati di Al Sarraj della regione occidentale della Libia. Ed anche quello screzio di gennaio, iniziato con una lettera a firma di tre dei nove membri del consiglio presidenziale in cui di fatto si sfiducia Al Sarraj, appare molto lontana. Tra quei firmatari, ad esempio, spicca il vice premier Ahmed Maitig, importante figura politica di Misurata legata alla fratellanza musulmana.

Adesso è proprio lui, assieme all’altro potente misuratino, ossia il ministro dell’interno Fathi Bishaga, a risultare tra i più vicini ad Al Sarraj in queste ore. Da Tripoli, in particolare, si parla di vero e proprio “triumvirato”: Al Sarraj, Maitig e Bishaga sarebbero le tre figure chiave che coordinano in questo momento sia l’amministrazione di Tripoli che la difesa della città. Contatti politici, trattative con le milizie locali, dirette interlocuzioni con i gruppi misuratini: il triumvirato cerca di dare fondo a tutte le proprie possibilità per uscire dal pantano e screditare, in primis agli occhi degli stessi tripolini, l’azione di Haftar. Non è un caso che proprio nelle scorse ore per il generale viene impartito l’ordine di cattura per crimini di guerra.

Del resto, quando giovedì sera nella capitale si nota l’ingresso di numerosi convogli provenienti da Misurata, si intuisce che con Tripoli e con il governo di Al Sarraj l’asse risulta più che mai rinsaldato. E nonostante parte della Rada, le forze di autodifesa della capitale, decidono di non combattere tutte al fianco di Al Sarraj, per il momento il governo tiene proprio perchè da Misurata arrivano le “forze d’élite” (se così si possono chiamare) delle Bunian Al Marsus, ossia le milizie misuratine che nel 2016 sconfiggono l’Isis. Il ricompattamento di molte tribù tripoline, non solo quelle della capitale con Misurata ma anche quelle di Al Zawiya con quelle governative, appare determinante per il rallentamento dell’avanzata di Haftar.

Le novità sul fronte della battaglia delle ultime ore
Intanto la guerra continua. Due i fronti aperti in Tripolitania: non solo la capitale ma, come detto nei giorni scorsi, anche Sirte. Su entrambi i campi di battaglia, diverse milizie misuratine vengono segnalate in arrivo. Ma rinforzi sono giunti in questo mercoledì mattina anche dal sud della Libia per l’esercito comandato da Haftar. La battaglia nella capitale va avanti soprattutto a sud della periferia meridionale. Si combatte aspramente ancora nella zona dell’aeroporto internazionale e nei quartieri dirimpettai, a partire da quello di Qasr Bin Qashir. Fonti dell’Lna di Haftar, sostengono di aver ripreso proprio lo scalo della capitale, ma intensi combattimenti risultano ancora in corso. Intanto il portavoce dell’Lna, Ahmed Al Mismari, in un comunicato afferma che le forze del generale sono riuscite a sfondare nella zona di Ain Zara, più a nord dell’aeroporto, portandosi ad 11 km dal centro della città.

L’aeroporto di Mitiga invece, l’unico attualmente funzionante visto che quello a sud di Tripoli è nella morsa degli scontri, lentamente riprende le sue attività e seppur con alcuni disagi è possibile effettuare i voli da e per la capitale libica. Mentre nei quartieri meridionali di Tripoli si allestiscono trincee e fortificazioni, a Sirte le forze di Misurata per il momento riescono a contenere l’esercito di Haftar riprendendo alcuni territori ad ovest della città natale di Gheddafi.

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