Linea rossa o nuovo confine di una futura Libia non più tanto unita? Nelle ore contraddistinte dalle forti tensioni tra Tripoli ed Il Cairo, ci si chiede se quell’ipotetica linea rossa di cui ha parlato il presidente egiziano Al Sisi è solo un provvisorio fronte di guerra oppure una precisa demarcazione tra due distinte future zone di influenza della Libia. Questo perché adesso più che mai il Paese nordafricano appare diviso in due distinte parti: ad ovest la zona dove a spadroneggiare sempre più sono le milizie filo turche che aiutano il premier Al Sarraj, ad est invece si ha la presenza del generale Khalifa Haftar.

La linea rossa da Sirte ad Al Jufra

Sulla cartina geografica la situazione sembra più facile di quanto possa sembrare: basta unire i punti che vanno dal territorio del golfo della Sirte fino alla base aerea di Al Jufra ed ecco che la linea rossa prende subito forma. Secondo il presidente egiziano Al Sisi, questo segno tracciato sulla mappa ha un valore fondamentale: ad ovest possono anche mantenersi le posizioni delle milizie filo Al Sarraj e filo turche, ma ad est di questa linea non devono accadere repentini rovesciamenti di fronte. In poche parole, le forze del Gna, ossia quelle collegate al governo di Tripoli, non devono oltrepassare questa linea. Non solo: l’indicazione data sulla mappa da Al Sisi svela altri dettagli non indifferenti. In particolare, la sensazione è che la regione ad est della linea rossa tracciata da Sirte ad Al Jufra sia oramai da considerare come un possedimento di Haftar.

Violare questo segno sulla cartina, corrisponderebbe ad una vera e propria invasione di un territorio in cui l’Egitto non vuole assistere a cambi di mano. L’obiettivo del governo de Il Cairo, è preservare la sicurezza lungo le proprie frontiere libiche. E da questo punto di vista l’unica garanzia è data per l’appunto dalla presenza in Cirenaica del Libyan National Army di Khalifa Haftar. A questo occorre aggiungere un altro elemento non indifferente: l’Egitto teme il dilagare di forze filo turche all’interno della Libia. Il Cairo ed Ankara sono su due posizioni radicalmente diverse e non solo sul dossier libico: Al Sisi combatte i Fratelli Musulmani, Erdogan invece li sostiene.

Perché Sirte è il limite della linea rossa

Non è certo un caso che la linea rossa passi proprio dalla città natale di Gheddafi. In primo luogo, sotto il profilo strettamente geografico, Sirte è posta a metà strada tra Tripoli e Bengasi. Il suo territorio dunque, a differenza di altri, non è pienamente considerabile in Tripolitania od in Cirenaica. Inoltre, come già detto nei giorni scorsi, Sirte è una località altamente strategica. Poco più ad est, si trovano infatti i giacimenti del triangolo petrolifero di Ras Lanuf e Brega. Avere in mano la città, vuol dire poter mettere più di un piede in alcune delle strutture industriali più vitali per il Paese nordafricano.

Al Sisi inoltre, sa molto bene che se Sirte dovesse cadere nelle mani del Gna allora per Khalifa Haftar potrebbero aprirsi scenari ancora più nefasti. Il generale, che ha dovuto già abbandonare l’ovest della Libia, senza lo scudo della linea rossa tracciata dal presidente egiziano probabilmente andrebbe in difficoltà anche nella sua Cirenaica. Circostanza quest’ultima avvertita come principale minaccia per la sicurezza egiziana dal governo de Il Cairo. Tra Sirte ed Al Jufra dunque è stato creato un vero e proprio fossato immaginario, che potrebbe scandire le ore più calde ed i momenti maggiormente decisivi del conflitto libico.

Fronte o confine definitivo?

La domanda principale è però adesso inerente a cosa possa simboleggiare quella linea rossa che taglia a metà la Libia. Potrebbe trattarsi di un limes in grado di assorbire un eventuale cessate il fuoco. In questo caso, la linea altro non sarebbe che una faglia provvisoria tracciata nel deserto capace di mettere tutti d’accordo. Da un lato Al Sarraj potrebbe rivendicare la riconquista assieme ai turchi della Tripolitania, mentre l’Egitto dal canto suo avrebbe la certezza che la Cirenaica resti in mano ad Haftar. Un accordo provvisorio che vedrebbe il favore anche della Russia, la quale all’interno della base di Al Jufra ha inviato nei mesi scorsi degli aerei arrivati dalla Siria per dar manforte ad Haftar ed evitare che la Turchia possa pensare di sguinzagliare le sue milizie anche nell’est della Libia.

Ma quella linea rossa potrebbe in realtà essere anche altro, ossia un vero e proprio confine definitivo. Nell’ottica di una Libia divisa in sfere di influenza e seguendo in futuro un’impostazione federale, Sirte potrebbe diventare il centro di un limes in grado di dividere una Tripolitania filo turca da una Cirenaica in mano agli alleati di Haftar. La linea rossa tracciata sulla cartina dunque, assomiglierebbe da vicino ad un confine federale stabilito per mantenere ben saldi i futuri equilibri intra ed extra libici. Una prospettiva non molto lontana, visto lo stallo politico e militare tra le parti.

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