Guerra /

Tra il 7 e l’8 febbraio di quest’anno, nei pressi della cittadina siriana di Deir Ezzor, si è tenuta una vera e propria battaglia tra le forze governative e quelle ribelli supportate dagli Stati Uniti. Uno scontro che ha visto l’intervento dei cacciabombardieri della coalizione e che ha causato circa un centinaio di morti tra le fila dell’Esercito Siriano.

Nei primi giorni dopo la battaglia le notizie che sono state riportate dai media occidentali riferiscono che tra le vittime dell’intenso scontro a fuoco ci sarebbe stato anche del personale russo, identificato in una decina di contractors inquadrati in quello che si chiama “Gruppo Wagner”, una compagnia privata spesso usata da Mosca per operare in modo non ufficiale.

Il Cremlino se dapprima ha espresso cautamente una posizione ambigua riferendo che “non abbiamo informazioni su altri russi che potrebbero essere in Siria”, successivamente tramite il portavoce del Ministero degli Esteri – Maria Zakharova – ha categoricamente smentito la presenza di personale militare russo rimasto coinvolto nella battaglia.”I rapporti sulla morte di dozzine, anche centinaia di persone di nazionalità russa sono il classico esempio di disinformazione” ha precisato la Zakharova in un comunicato del 15 febbraio riportato dalla Tass.

La stessa portavoce Zakharova però, ammette nella medesima occasione che “cinque persone, che presumibilmente erano cittadini russi, sono state uccise” e che “parecchie persone sono state ferite ma sono necessarie verifiche, in particolare per capire se fossero russe”.

Le fonti militari e di intelligence americane, però, sostengono che le truppe coinvolte nella battaglia erano in maggioranza russe appartenenti al “Gruppo Wagner”, ecco quindi cosa sarebbe successo secondo quanto riportato dal New York Times.

I prodromi della battaglia 

 Una squadra mista composta da 30 uomini della Delta Force e dei Rangers appartenenti al Joint Special Operations Command era dislocata presso l’impianto di estrazione di gas di Conoco, nei pressi di Deir Ezzor, in supporto alle truppe curde e arabe del Fsa.

A circa 20 miglia di distanza un altra squadra di Berretti Verdi ed un plotone di Marines era di riserva con il compito di fungere da collegamento dei dati Istar (Intelligence Surveillance Target Acquisition Recon) raccolti dai droni in volo nell’area.

Intorno alle 15 quelle che sembrano forze dell’Esercito Siriano cominciano ad ammassarsi verso l’impianto di Conoco ed entro sera circa 500 soldati e 27 veicoli, inclusi carri T-72 sono dispiegati nell’area. Contemporaneamente tra gli americani scatta l’allerta e si preparano i piloti della base di al-Udeid (Qatar) per entrare in azione parallelamente i Marines ed i Berretti Verdi cominciano a formare una piccola forza di intervento rapido composta da 16 soldati su quattro veicoli blindati. 

Verso le 20:30 tre T-72 dell’Esercito Siriano cominciano ad avvicinarsi alle postazioni delle coalizione intorno all’impianto arrivando un miglio di distanza. 

Alle 22 una colonna di veicoli blindati e carri emerge dal centro abitato in cui si era nascosta e punta decisa verso le postazioni americane, e mezz’ora dopo le forze siriane ed i contractors russi attaccano.

La battaglia

Una pioggia di fuoco di artiglieria, colpi di mortaio e di cannone dei carri sommerge le truppe americane che sono costrette a trovare riparo nelle trincee scavate intorno all’impianto di Conoco e si preparano a rispondere utilizzando le mitragliatrici pesanti e soprattutto i missili anticarro “Javelin” mentre le truppe siriane e russe avanzano verso le loro postazioni.

Secondo le fonti del Nyt, i soldati americani per 15 minuti hanno cercato di mettersi in contatto con le loro controparti russe ma senza esito, quindi hanno sparato colpi di avvertimento davanti ad un gruppo di veicoli e ad un obice. 

L’immediata reazione americana arriva dal cielo: uno stormo da caccia F-15E ed F-22, da elicotteri AH-64, da aerocannoniere AC-130 e addirittura bombardieri B-52H sciama imperversando sulle teste degli attaccanti. Per tre ore le truppe siriane e russe vengono colpite duramente anche con l’utilizzo di razzi campali dei Marines nel frattempo intervenuti a supporto delle Forze Speciali americane. 

La squadra di reazione congiunta, infatti, si avvicina all’impianto di Conoco verso le 23:30 ma sono costretti a fermarsi dall’intenso sbarramento di artiglieria opposto dai siriani.         

 Verso l’una, ovvero dopo che la reazione dell’aviazione americana ha ridotto notevolmente la potenza di fuoco siriana, la squadra composta dai Marines e dai Berretti Verdi riesce a raggiungere le postazioni della Delta a Conoco e comincia a combattere. Nel frattempo la maggior parte dei velivoli coinvolti nell’azione deve rientrare alle proprie basi perché a corto di carburante o di munizioni. 

A questo punto la battaglia entra davvero nel vivo con entrambe le parti che si sparano addosso con tutto quello che hanno. I soldati russo/siriani abbandonano i veicoli, sottoposti al tiro dei “Javelin” americani, per cercare di sfondare le linee ma vengono respinti dagli americani che ora sono forti di 40 soldati composti dalle loro truppe d’élite (Delta, Ranger, Berretti Verdi e Marines).

Dopo un’ora di intenso scontro a fuoco le forze attaccanti si ritirano lasciando sul campo, secondo la nuova documentazione ottenuta dal Nyt, tra i 200 ed i 300 caduti. Il piccolo team di forze americane invece non conterà nemmeno un ferito, mentre un appartenente alle forze ribelli del FSA sarà colpito in modo non grave.

Perché l’attacco?

La vera domanda che ci si pone non è se fosse o meno presente personale russo, ma perché è avvenuto un attacco simile.

Ufficiali dell’intellgence Usa sostengono che il “Gruppo Wagner”sarebbe in Siria per impadronirsi degli impianti di estrazione, raffinazione e distribuzione di petrolio e gas e per metterli in sicurezza per conto di Damasco, e, a quanto sembra, difettano di coordinamento con il comando militare di Mosca nell’area, sebbene questi vengano addestrati nelle basi russe e abbiano avuto riconoscimenti ufficiali da parte del Cremlino.

Non sarebbe del resto la prima volta che Mosca utilizza personale paramilitare in operazioni non ufficiali per poter finalizzare i propri obiettivi strategici: si ricordano, ad esempio, gli “Uomini Verdi” visti durante il coup in Crimea nelle settimane che hanno preceduto il referendum e l’annessione unilaterale della regione.