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A poche ore dalla suggestiva esibizione dell’orchestra di San Pietroburgo tra le rovine dell’antico teatro di Palmira, la forza della musica ritorna protagonista della martoriata scena internazionale. Stavolta il merito è di una rock band italiana che stupisce il mondo annunciando il suo “Live in Donbass” del 28 e 29 Maggio.Si tratta dei Giorni Anomali, gruppo rock di stampo cantautoriale, nato a Viterbo nel 2005 e arrivato fin sul palco dell’Ariston.commentaLo scorso anno la band ha lanciato il suo terzo disco, “Quello che non si impara a scuola”, piccolo capolavoro del pop rock ma anche manifesto di uno stile di vita controcorrente.La formazione è composta da Federico Meli, Alessio Forlani, Federico Maragoni, Stefano Capocecera e Riccardo Aquilanti.Cinque artisti coraggiosi che hanno deciso di trasformare voce, chitarra, basso e batteria in strumenti di pace. “Per come la vedo io – spiega Federico Meli, frontman della band che ha da sempre a cuore le tematiche sociali – la musica serve a questo”.“Emozionati e carichi”. In due parole Federico Meli descrive le sensazioni legate al primo tour internazionale della formazione viterbese che ha scelto un “battesimo” difficile. Ma non si tratta solo della loro prima esperienza all’estero, “Live in Donbass” si aggiudica anche un secondo primato. “Saremo la prima band europea a suonare in eventi pubblici di piazza nella Repubblica Indipendente della Nuova Russia da poco fondata”, spiega con soddisfazione il leader del gruppo.Ma cos’è che ha spinto i cinque rocker italiani a cimentarsi in questa impresa senza precedenti? A rispondere a nome di tutti è sempre Federico: “Il desiderio di regalare a quella gente un po’ di felicità attraverso la nostra musica”.Il tour nasce anche allo scopo di “non dimenticare quello che accade in quelle terre dove ancora si muore perché – spiega Meli – l’attenzione dei media verso la guerra in Donbass è andata scemando. Ma il bisogno di aiuto della popolazione resta”.Non solo musica e parole. La formazione italiana partirà alla testa di una vera e propria carovana umanitaria che, in collaborazione con le associazioni internazionali “Save the Donbass People” e “Coordinamento Solidale per il Donbass”, porterà nelle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk un aiuto concreto. “Partiremo da Viterbo con un furgone e raggiungeremo gli altri due mezzi delle associazioni nel nord Italia. Nella carovana di aiuti ci sono medicine, un ecografo, giocattoli per i bambini e viveri”, racconta il cantautore.Federico e la sua band conoscono bene la situazione nel Bacino del Donec, dove i proiettili dell’artiglieria di Kiev continuano a mietere vittime tra la popolazione civile, ed i rischi che corre andando sin laggiù. Ma la paura non li ferma: “Siamo caparbi e non ci lasciamo scoraggiare, vogliamo aiutare la popolazione, vedere posti e situazioni di cui spesso non si prende in considerazione neanche l’esistenza, per noi la musica è una ragione di vita e queste esperienze sono benzina per andare avanti”.“Chi volesse dare il suo contributo alla missione – ricorda Federico prima di salutarci – può mettersi in contatto con noi tramite la pagina ufficiale del gruppo”.Gli Occhi della Guerra vogliono tornare nel Donbass per raccontare “la guerra che non c’è”. Per farlo, però, abbiamo bisogno anche del tuo aiuto. SOSTIENICI.

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