Secondo quanto riferito da quattro (anonimi) funzionari degli Stati Uniti d’America e riportato dalla Reutersgli Stati Uniti avrebbero interrotto nello scorso mese di ottobre il proprio programma di supporto all’intelligence turca nella lotta contro il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). La missione rimasta segreta sino ai giorni scorsi consisteva nell’appoggio delle forze di spionaggio americane e dell’esercito nella rilevazione delle basi operative delle cellule del partito curdo attivo in Turchia, reputato sia da Ankara che da Washington al pari di una compagine terroristica (gli Usa, dal 1997). L’appoggio americano consisteva principalmente nella fornitura di droni da ricognizione per permettere alla polizia ed all’esercito turco di conoscere la posizione del nemico e tenere sotto controllo i propri movimenti. Tuttavia, dopo l’invasione di Recep Tayyip Erdogan del nord della Siria nello scorso autunno, il programma di supporto sarebbe stato interrotto.

La missione segreta che imbarazza gli americani

A seguito della rivelazione da parte dei quattro funzionari americani, il governo degli Stati Uniti ha fatto sapere tramite i propri portavoce che non è intenzionato a commentare la questione, trattandosi di argomenti interni ai servizi di spionaggio della Cia. Tuttavia, il tentativo di sviare alle domande dei giornalisti ha lasciato intravedere una sorta di imbarazzo da parte della politica americana, con gli Usa coinvolti nella collaborazione dal 2007 (col tacito assenso, dunque, sia del partito democratico che di quello repubblicano).

La notizia però del ritiro degli Usa dalla collaborazione con l’esercito turco evidenzia però un fattore molto più importante, che riguarda gli equilibri interni al Patto del Nordatlantico. Nonostante le parole dei leader dei Paesi (Emmanuel Macron escluso) non abbiano lasciato trasparire una sostanziale rottura, l’abbandono della missione da parte di Washington dimostra invece la spaccatura in essere tra le forze armate della Nato e quelle della Turchia, ormai su due binari paralleli e non coincidenti. Inoltre, spiegherebbe le stesse ostilità tra Erdogan ed i leader occidentali della Nato e – assieme agli interessi economici – la rapida escalation di tensioni degli ultimi mesi con i Paesi dell’Europa; con gli Usa probabilmente primi sobillatori delle mutate prospettive di forniture di gas europee dei prossimi anni.

La Siria ha spaccato la Nato

Un primo segnale di ostilità nei confronti di Ankara era stato sentito quando Erdogan decise di invadere il nord della Siria, con lo scopo di combattere le forze curde dell’area, alleate però dell’esercito americano. Nonostante in Turchia gli Usa effettivamente appoggiassero Ankara, al di fuori della Turchia la popolazione curda non è mai stata interpretata da Washington come pericolosa, permettendo l’alleanza in funzione di contrasto allo Stato islamico. L’attacco di Erdogan nei confronti delle milizie curde è stato interpretato dunque come un tradimento da parte degli Stati Uniti, che hanno deciso di abbandonare la missione in territorio turco lasciando l’esercito del Paese da solo nel contrasto alle forze del Pkk.

È anche in quest’ottica che deve essere interpretato il rafforzamento dei rapporti tra Ankara e Mosca, dovendo necessariamente la Turchia ridiscutere le proprie collaborazioni internazionali. Ed in questo scenario, l’aver preso posizione contro le forze separatiste siriane ha giocato un ruolo fondamentale per l’alleanza Russia-Siria-Turchia, avvicinando i Paesi anche su una prospettiva di collaborazione economica futura. Mosca in fondo ha sempre patito la presenza di militari americani nell’Anatolia, interpretando la presenza delle forze armate statunitensi una possibile minaccia nei suoi confronti. Il peggioramento dei rapporti tra Usa e Turchia potrebbe significare in futuro un graduale ritiro delle forze armate di Washington dal Paese, con la Russia che vedrebbe così realizzato un sogno che dura ormai dalla Guerra fredda.

La risposta della Turchia

Fonti vicine ai massimi comandi dell’esercito turco hanno affermato che il ritiro degli Stati Uniti dalla missione congiunta non influirà in nessun modo alla lotta contro il Pkk, avendo sviluppato negli ultimi anni un sistema di droni funzionali allo svolgimento delle operazioni. Sebbene lo scontro aperto su più fronti possa effettivamente indebolire l’efficienza delle truppe turche, la componente tecnologica potrebbe facilmente essere rimpiazzata ed i danni subiti dal ritiro americano saranno verosimilmente marginali.

Tuttavia, è fuori discussione come il ritiro degli Usa interessi anche il know how necessario per le operazioni, inficiando sul loro funzionamento e mettendo a dura prova la compattezza e l’addestramento delle truppe di Ankara. In uno scenario che, ancora una volta, sottolinea come la Turchia di Erdogan si stia allontanando sempre di più dall’Occidente, lanciandosi verso un futuro che la spingerà a cercare alleanze verso il proprio Oriente.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME