Si stima che il conflitto civile in corso nel Nord della Nigeria abbia generato un esodo di rifugiati di oltre 218mila persone, creando una delle più imponenti crisi migratorie del continente africano a causa della guerra. La popolazione che ha abbandonato il Paese ha trovato rifugio nelle nazioni vicine: Mali, Niger e Camerun occidentale (anche quest’ultimo però in costante guerra civile). Secondo il rapporto stilato dalle Nazioni unite, la crisi umanitaria è stata particolarmente aggravata dalle difficoltà di accoglienza dei rifugiati dei Paesi confinanti, le cui economie versano già in una condizione di crisi endemica. Il livello di assistenza garantito ai profughi è, di conseguenza, ridotto al minimo: molto spesso mancano persino viveri e acqua. Come mai però il mondo ha chiuso gli occhi per troppi anni su questa crisi umanitaria?

Gli interessi economici nascondono quelli sociali

La Nigeria del Nord appartiene a quella fascia di territorio africano convenzionalmente chiamato col nome di Sahel. In particolar modo, quello oggetto delle mire non solo della cellula terroristica di Boko Haram, ma anche dall’esercito francese, per la tutela dei propri interessi economici nell’area. La necessità dunque di stabilizzare l’area attraverso l’utilizzo delle forze armate ha lasciato in secondo piano l’assistenza alla popolazione locale, vista quasi come di intralcio alle operazioni militari. Situazione, questa, che ha peggiorato le condizioni di vita dell’area settentrionale della Nigeria, costringendo le persone ad emigrare in cerca di una vita migliore che puntualmente non è stata trovata.

Le Nazioni Unite hanno mosso il primo passo

Dopo l’interesse delle Nazioni Unite, ha iniziato a muoversi qualcosa a livello di interesse internazionale e presto potrebbero arrivare i primi aiuti umanitari. La situazione al momento è però totalmente fuori dal controllo: nel solo 2019, infatti, i rifugiati nigeriani che hanno trovato ospitalità in Niger sono più che raddoppiati, senza dare modo al Paese di gestire la crisi migratoria in atto (colpito a sua volta dalla guerra contro Boko Haram). Con i campi profughi al completo e le risorse limitate, senza interventi urgenti la situazione potrebbe degenerare ulteriormente.

Nonostante le trattative internazionali tra Nigeria, Niger e Camerun siano iniziate nel 2017, l’impossibilità di garantire un rimpatrio in condizioni di totale sicurezza ha fatto sì che le proposte si arenassero, aumentando di conseguenza il numero di persone che necessitano di assistenza.

Le speranze adesso sono rivolte verso le Nazioni Unite, anche se le incognite sono ancora tante. Una tra tutte: Boko Haram. Fino a quando questo movimento terroristico sarà attivo nell’area, la situazione non verrà infatti normalizzata. L’unica speranza è che gli aiuti internazionali risolvano almeno i problemi della malnutrizione nell’attesa di una soluzione politica e diplomatica. Le possibilità però che questo avvenga in tempi rapidi sono però molto remote. E nel frattempo i migranti continuano ad aumentare.