Il 22 giugno del 2016, dalla base di Wonsan, costa orientale della Corea del Nord, partirono due missili. Secondo la Difesa sudcoreana, il primo razzo, partito alle 5:58, si sarebbe disintegrato dopo circa 150 chilometri, mentre il secondo missile avrebbe compiuto una traiettoria di circa 400 chilometri. Entrambi finirono nel mar del Giappone. Quei missili testati da Pyongyang, in un periodo ancora lontano dall’alta tensione che si vive in questi mesi, non ebbero il clamore mediatico dei test più recenti dell’esercito nordcoreano, ma furono di estrema rilevanza per l’intelligence sudcoreana e americana, che iniziarono a studiare ogni singolo elemento utile per comprendere le potenzialità del progetto e i progressi ottenuti dalla Corea del Nord nel campo balistico. Uno degli elementi che si doveva rintracciare era evidentemente l’origine di questo progetto. Nessuno, infatti, ritiene i progressi nordcoreani frutto esclusivo degli studi avvenuti nelle basi dell’esercito popolare. Serviva comprendere l’origine di questo nuovo Musudan.
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E l’origine, forse, l’ha rintracciata il Washington Post, attraverso un’inchiesta di Job Warrick, cui ha contribuito Anne Gearan. Secondo i documenti ottenuti dal Post, e confermati da Kyle Gillman, ex vice presidente esecutivo della joint venture statunitense-russa Sea Launch Investors e che trattò l’acquisto di quel progetto, quel missile lanciato il 22 giugno del 2016 consisterebbe nell’applicazione di un progetto russo di cui Pyongyang sarebbe entrata in possesso dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica. Secondo il giornale americano, l’aspetto del vettore lanciato in giugno e battezzato Hwasong-10, o Musudan, è molto simile all’aspetto del missile sovietico R-27 Zyb, progettato dall’azienda leader della missilistica russa, Makeyev. A questo, si aggiunge il fatto che il missile utilizzi lo stesso motore. Gli esperti interpellati dal WP spiegano che il raggiungimento tardivo della fase avanzata del programma missilistico da parte della Corea del Nord, rappresentata dal lancio del Hwasong-10, sia stata dovuta soprattutto al mancato possesso di materiali difficili da reperire ma necessari a realizzare quel genere di vettore, all’assenza di know-how tecnico adeguato per assemblaggio e sviluppo, e soprattutto al fatto che mancassero nei centri di ricerca nazionali le macchine computerizzate utili all’assemblaggio della complessa componentistica del progetto russo. “La Corea del Nord è stata solo recentemente in grado di acquisire i macchinari che erano lo stato dell’arte negli anni ’90, il che significa che sono ancora oggi ottimi macchinari. Una volta che hai i progetti e puoi procurarti il materiale e le macchine giuste, ce l’hai quasi fatta”, ha detto David Wright della Union of concerned scientists.
Ma come è riuscita ad ottenere la Corea del Nord questi progetti? Secondo la ricostruzione del Washington Post, dopo la dissoluzione dell’Urss, un gruppo di imprenditori americani era fortemente interessato all’acquisto dei progetti della Makeyev, in particolare del progetto di missili chiamati “Ondulazione” e “Onda”. Il primo – tecnicamente denominato R-27 Zyb e che sarebbe, come detto, il prototipo da cui nasce il Hwasong-10 nordcoreano – era ideato per il lancio da sottomarini (che secondo l’intelligence sudcoreana sarà il prossimo step del programma nordcoreano). Il secondo progetto, molto innovativo, era stato invece pensato per essere lanciato non da un sottomarino ma da una piattaforma flottante e quasi interamente sommersa. Una sorta di boa di lancio. Questo missile “Onda” sarebbe stato replicato dalla Corea del Nord con la creazione del Pukkuksong-1, testato per la prima volta con successo il 24 agosto del 2016. L’affare tra russi e americani sfumò per mancanza di liquidità da parte di potenziali acquirenti. Ma nel 1993, pochissimi mesi dopo la trattativa sfumata con gli americani, circa 60 ingegneri della Makeyev furono arrestati all’aeroporto di Aeroporto di Mosca-Šeremet’evo proprio prima di partire per la Corea del Nord. “In seguito – ricorda il Washington Post – funzionari d’intelligence russi e sudcoreani conclusero che alcuni degli scienziati alla fine fossero riusciti a recarsi in Corea del Nord per offrire progetti e consulenze tecniche per il programma missilistico del Paese”. Michael Elleman, uno dei massimi esperti nel campo della missilistica e partecipante del thinktank britannico International Institute for Strategic Studies, suppone che “la Makeyev possa aver passato parte, se non tutti, di questi progetti ad altri investitori interessati, inclusi i nordcoreani”. Un problema che ha fortemente preoccupato i servizi russi, tanto da aver arrestato gli ingegneri in procinto di recarsi in Corea e che dimostrerebbe l’assenza di volontà da parte del Cremlino di supportare, a quel tempo, il programma missilistico di Pyongyang. L’azienda russa e i suoi collaboratori avrebbero agito senza una strategia governativa, ma puramente a scopo privato per vendere al miglior offerente i propri progetti, tanto da aver cercato di piazzarli prima agli americani.
Intanto, proprio a questo proposito, le ultime immagini satellitari dalla Corea del Nord mostrano effettivamente un avanzamento dei lavori sia per lo sviluppo di nuovi sottomarini lanciamissili balistici, sia per la possibilità di un prossimo test da parte di sottomarini o da piattaforme galleggianti. Le immagini satellitari mostrano intensi lavori nel cantiere di Sinpo South per il varo del prossimo sottomarino classe Sinpo-C, e c’è chi ritiene che sarà proprio dal mare che arriverà la prossima prova di Kim, probabilmente come emblema della capacità militare in ogni fronte raggiunta dall’esercito nordcoreano.
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