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Sono i bambini i più colpiti dal conflitto siriano. Migliaia quelli che sono rimasti intrappolati per mesi nelle città assediate. Altrettanti quelli che sotto le bombe sono rimasti feriti, orfani, o che hanno perso la casa. Ben 652, secondo i dati dell’Unicef, i piccoli che nel 2016, in Siria, hanno perso la vita. Secondo un rapporto pubblicato lo scorso marzo da Save the Children, nel Paese dilaniato da sei anni di guerra un bambino su due è stato costretto ad abbandonare gli studi e uno su quattro rischia di dover convivere con patologie e disturbi mentali per il resto della propria vita. Ferite dell’anima che forse non si rimargineranno mai.

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È un’infanzia violata, un’infanzia a metà, quella dei piccoli di Aleppo, costretti in questi anni di scontri violenti e bombardamenti martellanti a giocare tra le macerie ammassate nelle strade o all’interno di case e palazzi fatiscenti. “Alcuni di loro passavano il tempo dilettandosi con il macabro gioco di identificare un missile, una bomba o una raffica di proiettili, semplicemente ascoltando i suoni dell’orrore in atto a pochi metri da loro”, racconta suor Annie Demerjian, religiosa dell’Ordine delle Sorelle di Gesù e Maria che ha passato gli ultimi anni al fianco della popolazione civile aleppina, assistendo i poveri, curando i malati e soccorrendo le famiglie in difficoltà.

Oggi ad Aleppo le condizioni economiche e sociali restano drammatiche ma secondo la religiosa, sentita da Aiuto alla Chiesa che Soffre, fondazione pontificia che si occupa di aiutare i cristiani perseguitati nel mondo, le persone “hanno ritrovato un po’ di pace e serenità”. Finalmente i bambini conoscono “la gioia di giocare spensierati all’aperto”, afferma suor Annie. “I combattimenti sono finiti – prosegue la religiosa – ma ora è in atto una nuova battaglia: quella per sopravvivere, per tornare alla vita”. “Ogni casa della Siria ha una sua storia ed una sua ferita”, ricorda la suora, ma “dopo anni di giochi scanditi dalle bombe” i bambini di Aleppo “hanno più che mai bisogno di tranquillità e di scoprire cosa significa avere un’infanzia”.

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Causale: ilgiornale per i cristiani

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Proprio grazie al sostegno della fondazione pontificia suor Annie ha potuto assistere i civili colpiti dal conflitto scoppiato nel 2011 con assistenza medica, cibo e vestiti, fino a noleggiare un’autocisterna per portare l’acqua alle famiglie nei lunghi periodi di interruzione delle forniture idriche. Ed è proprio ai bambini di Aleppo che si rivolge la campagna di Natale 2017 promossa dall’associazione che ha tra i suoi obiettivi quello di contribuire alla ricostruzione dell’asilo gestito dalle suore di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, che ospitava 50 piccoli alunni nel quartiere di Azizieh e di assicurare ogni mese il latte in polvere a 2850 bambinicon meno di dieci anni.