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Esiste una zona, compresa tra l’ultimo anello della ‘Castillo Road’ e dell’ex grande accademia militare di Aleppo, che meglio esprime cosa vuol dire la guerra per un paese, come la Siria, catapultato improvvisamente nel conflitto oramai da cinque anni.

Si tratta del complesso ‘1070’, fino al 2009 una zona della campagna aleppina immediatamente a sud ovest del grande centro urbano della metropoli siriana, in cui sul finire degli anni 2000 il governo di Damasco ha deciso di costruire nuovi alloggi raggruppati all’interno di un più ampio progetto in cui era prevista la nascita di un vero e proprio nuovo quartiere residenziale, ideale per sopperire all’allora crescente pressione demografica su Aleppo, centro in cui fino al 2011 sono affluiti numerosi abitanti provenienti dalla provincia o da altre zone nord della Siria.Oggi di quel progetto restano solo le rovine, le strade di questo quartiere mai nato non ospitano la vita di tutti i giorni dei propri residenti, sono bensì delle vere e proprie trincee in cui la guerra ha preso il sopravento distruggendo tutto; questa zona è stata interamente riconquistata nei giorni scorsi dall’esercito siriano, ma la battaglia è stata furiosa ed ha lasciato soltanto pochi palazzi in piedi, oramai il quartiere 1070 assomiglia ad un ‘cimitero residenziale’, uno spazio senza vita, una vera e propria città fantasma.L’importanza di prendere questa parte di Aleppo, è ben intuibile: essa si trova nella fascia più stretta del corridoio controllato dall’esercito siriano che scorre, di fatto, tra la Castillo Road e la parte meridionale della seconda città siriana. Per gli uomini di Assad, perdere il quartiere 1070 avrebbe significato dare la possibilità ai ribelli di togliere l’assedio dalle zone orientali di Aleppo, dall’altro lato per gli avversari (per lo più fondamentalisti di Al Nusra) la conquista del quartiere avrebbe potuto fare attaccare diversi territori aleppini in mano al governo centrale; una battaglia quindi che, da queste parti e nelle aree limitrofe, si è fatta dura e sanguinosa: con l’inizio dell’offensiva ribelle di fine ottobre, per diverse settimane l’area del complesso 1070 è rimasta frammentata con l’esercito regolare rimasto ad un certo punto in controllo di solo pochi isolati, fino a quando però i soldati fedeli a Damasco hanno prima circondato da sud la zona e poi hanno costretto alla ritirata i fondamentalisti.[Best_Wordpress_Gallery id=”340″ gal_title=”Aleppo distrutta”]Si è combattuto casa per casa, con gli appartamenti destinati ad accogliere le nuove famiglie di Aleppo trasformati in accampamenti militari di fortuna, cercando di sfruttare ogni finestra ed ogni spazio possibile per poter piazzare cecchini e tiratori scelti; testimonianze dalla zona parlano di come il fronte adesso si è spostato più a nord, presso il sobborgo ‘Assad’, il quale confina con un’altra struttura strategica per il controllo di Aleppo, ossia la ‘Assad Miltary Accademy’, bersaglio a fine ottobre di armi chimiche utilizzate dai ribelli al fine di stroncare la resistenza dell’esercito regolare.Nel quartiere simbolo della guerra di Aleppo quindi, nella zona in cui più di ogni altra è possibile notare come sia drammaticamente semplice passare dalla vita quotidiana alla vita di guerra nel giro di pochi mesi, non si spara più almeno per il momento; pur tuttavia, il progetto ‘complesso 1070’ rimane lì con le sue macerie e con i suoi appartamenti vuoti e mitragliati a ricordare in che modo la guerra sia arrivata di prepotenza in Siria, in maniera quasi inaspettata ed in grado di incidere per sempre nel tessuto sociale ed urbano di una metropoli come quella di Aleppo, città punto di riferimento economico del paese.banner_cristianiNel frattempo, per quanto concerne le sorti della battaglia per Aleppo, la tanto attesa e temuta ‘controffensiva’ ribelle, appare ad oggi molto sterile e quasi del tutto bloccata dall’esercito siriano; non solo il quartiere 1070, ma anche altre zone di Aleppo sono state liberate dalla presenza terroristica. Se nelle zone orientali al momento si registrano pochi significativi scontri, l’attenzione si è tutta spostata ad ovest del centro storico; se i jihadisti falliranno definitivamente nel loro assalto contro l’assedio imposto dai governativi, allora nel giro di pochi mesi l’intera città potrà tornare nelle mani di Damasco e, in tal modo, l’esercito siriano potrebbe liberare centinaia di uomini e mezzi da destinare ad altri importanti fronti.

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