C’è qualcosa che non torna nel dispiegamento dei caccia russi in Libia. Perché i report e le foto satellitari dicono che il Cremlino ha inviato troppi caccia da superiorità aerea e pochi cacciabombardieri, per fornire un eventuale “supporto aereo” alle truppe “mercenarie” impegnate a suggellare i nuovi equilibri in Cirenaica e Tripolitania. Tutto tornerebbe se esistesse ancora una forza aerea libica – sebbene divisa tra le due fazioni in guerra, Gna e Lna – ma essa non esiste più. E ne è senza dubbio al corrente anche l’intelligence russa. Per questo sorge la domanda: su chi vuole imporre la propria superiorità aerea Vladimir Putin?

Le foto satellitari della base di Al Jufrah – controllata dal generale Khalifa Haftar – hanno immortalato ieri – mentre le testate internazionali iniziavano a riportare la notizia dello schieramento di aerei russi in Libia – un Mig-29 sulla pista nella sua livrea mimetica azzurrognola. Insieme a lui, secondo le informative, sarebbero atterrati almeno altri cinque caccia da superiorità aerea e solo due cacciabombardieri Su-24: velivoli pensati durante la guerra fredda proprio per essere impegnati a supporto dei reparti di prima linea (in questo caso gli uomini della Wagner), capaci di decollare da piste “corte e improvvisate” per sfuggire ad eventuali attacchi sferrati alla pista che li ospita.

È vero che la prudenza non è mai troppa e che la perdita di un velivolo e ancora peggio quella di un pilota (due nel caso dei lenti Su-24), rischia sempre di innescare delle escalation pericolose in teatri così complessi. Quindi la dissuasione è necessaria. Ma mezza dozzina di Mig essenzialmente progettati per mantenere la superiorità aerea a dispetto di una presenza di caccia avversaria che è ridotta a due o tre Mirage F-1 e un paio di Mig-21, tutti superstiti degli anni ’70, può apparire eccessiva. Potrebbe trattarsi di una mossa dimostrativa, o di una nuova declinazione della vecchia diplomazia delle cannoniere. Ma non è neanche da escludere che Mosca abbia analizzato il rischio che nei cieli della Libia possano iniziare a volare aerei – anche mercenari – dei quale non sono ancora trapelate notizie.

Il solo dispiegamento di questi velivoli, che prevedere necessariamente la presenza di personale logistico di terra, sarebbe sufficiente a rappresentare un’importante fase di escalation nel conflitto libico, dove come sappiamo è presente un altro player internazionale ingombrante come la Turchia di Erdogan – che non appoggia le truppe del generale Haftar (supportate anche da Egitto ed Emirati), ma al contrario privilegia il Governo di Accordo Nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite presieduto a Tripoli da Al Serraj.

Attualmente la presenza turca nei cieli libici è ridotta droni armati come Bayraktar TB2, che non rappresentano il minimo rischio per un jet di qualsiasi generazione, e che potrebbero essere abbattuti con estrema facilità anche da un vecchio cacciabombardiere di epoca sovietica. Ma sono senza dubbio un facile bersaglio per i Mig-29 che potrebbero dare inizio ad una serie di “battute di caccia” nei cieli di Tripoli per abbattere i velivoli da combattimento della Gna o droni turchi che gli fanno da “occhi avanzati” sul campo. Un’evenienza che nessuno si augura. Perché la perdita di drone militare, che è pur sempre una componente di un esercito avversario, può essere motivo di escalation. È già nota infatti l’irritazione di Mosca per distruzione dei da parte delle forze che parteggiano per lo Gna dei sistemi di difesa russi Pantsir schierati nelle zone di Tarhuna e nella base aerea di Al Watiya.

Ancora peggio sarebbe se questo contingente aereo inviato come forza di “dissuasione” risultasse così minaccioso da spingere la Turchia a fare la medesima mossa, inviando i suoi caccia F-16 che già una volta hanno trovato lo scontro con i jet russi nel conflitto siriano.

Intanto le prime notizie del giorno battute dall’agenzia russa Ria Novosti riportano una serie di raid aerei condotti su obiettivi militari nel Nord-Ovest della Libia sferrate da parte delle forze aere di Haftar e forse dei suoi alleati, che non hanno perso tempo e secondo le ultime informazioni comprenderebbero anche piloti da guerra inviati da Bashar Al Assad.

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