Per le bombe a grappolo ucraine ricevute da Paesi come gli Stati Uniti è giunta l’ora della prova in battaglia e, dopo la fine della polemica tutta interna all’Occidente sulle forniture di queste discusse munizioni che l’Europa non ha voluto garantire a Kiev rispettando i trattati internazionali che la vincolano a non esportarle, da oltre un mese esse sono utilizzate dalle forze armate di Kiev.
C’è conferma visiva che nella controffensiva ucraina, nonostante una complessiva stagnazione dei movimenti delle truppe di Kiev, la riconquista del villaggio di Urozhaine potrebbe essere stata parzialmente aiutata dall’uso di munizioni a grappolo d’artiglieria. Almeno due gli utilizzi che l’Ucraina fa di queste munizioni che, lo ricordiamo, si disperdono in un’ampia quantità di frammenti a loro volta esplosivi causando danni e devastazioni ad ampio raggio. In primo luogo, servono ad attivare lo sminamento dei campi minati russi, i più vasti in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale, che troppo spesso nella controffensiva ucraina hanno fermato mezzi e blindati.
In secondo luogo, gli ucraini usano le bombe a grappolo contro formazioni russe di fanteria che si muovono in campo aperto sia nella fase di contrattacco che in quella di ripiegamento. Questo secondo caso è quello visto a Urozhaine, ove il 35° reggimento di fanteria di marina ucraina ha respinto gli occupanti russi bombardando poi le colonne in uscita dal paese con bombe a grappolo. “Le munizioni non possono penetrare le truppe russe nascoste nelle trincee, ma sono una minaccia per i fanti esposti”, nota il Washington Post.
Le bombe a grappolo sopperiscono sul fronte delle forniture d’armi a Kiev alla carenza di forniture di munizionamento leggero tradizionale per sostenere la controffensiva. Dal punto di vista di Washington si è trattato di scelte necessarie per salvare capra e cavoli: da un lato la necessità di continuare a mantenere alto il supporto a Kiev, dall’altro quello di non sguarnire la difesa nazionale, come chiesto da tempo da molti generali preoccupati per il riarmo cinese, ritenuto la vera minaccia securitaria. “L’inizio dell’ultima campagna all’inizio di giugno ha visto un drammatico aumento del fuoco dell’artiglieria ucraina, a 8mila colpi al giorno da circa 3mila”, nota la testata della capitale Usa. “Senza l’afflusso di munizioni a grappolo dagli Stati Uniti e di altra artiglieria dalla Corea del Sud, Kiev probabilmente” l’Ucraina “non sarebbe stato in grado di sostenere la sua controffensiva abbastanza a lungo”.
Questo dato di fatto militare mostra però che, come ha ricordato Business Insider, le bombe a grappolo sono un complemento della fornitura militare a Kiev e non il “proiettile d’argento” contro l’offensiva russa. E al contempo le bombe a grappolo possono aiutare l’Ucraina a rallentare la fanteria al sostegno delle unità corazzate russe, ma non a prendere adeguatamente sotto tiro le posizioni più trincerate. Quel che appare certo, invece, è il grande quantitativo di danni collaterali che le munizioni americane potranno provocare. Le bombe a grappolo Usa non sono parte dei lotti che Washington ha cessato di produrre nel 2016, sull’onda emotiva delle proteste per l’uso di questi dispositivi in Yemen da parte dell’Arabia Saudita, ma le Double Purpose Conventional Improved Munition (Dpcim) la cui produzione è cessata nel 1990 e di cui è nota l’alta tendenza a rilasciare frammenti non destinati a esplodere nell’immediato ma capaci di deflagrare in futuro. Rendendo le aree bombardate da questi proiettili pericolose per i civili negli anni a venire.
Russia e Ucraina, lo ricordiamo, hanno già usato limitatamente munizioni a grappolo nei loro arsenali dall’era sovietica, rispettivamente nel Donbass e a Izyum, prima che da parte americana si manifestasse la volontà di aumentare il tasso di fornitura di tali asset a Kiev. L’Ucraina ha dichiarato che userà le Dpcim lontano dai centri abitati, solo sugli ammassi di truppe russe, indicando i luoghi dove ci possono essere dispersioni, operandosi per rimuovere i detriti e relazionare agli alleati sull’efficacia effettiva dei sistemi d’arma.
L’Istituto Affari Internazionali ha scritto sul suo sito che “sotto il profilo del diritto umanitario, tale dichiarazione non offre molte rassicurazioni” e anche l’esistenza di regole d’ingaggio tanto chiare su luoghi e bersagli “non basta ad assicurare a priori il rispetto dei principi del diritto internazionale umanitario, dato l’ampio raggio in cui le sub munizioni si disperdono dopo il lancio e la difficoltà a dirigerle esclusivamente verso un obiettivo militare”. Insomma, anche le più discusse armi date a Kiev vedono il loro impiego avanzare con andamento incerto. Apparendo potenzialmente controproducente per coloro che temono che Kiev debba prima o poi trovarsi a bonificare da proiettili sparati dal suo stesso esercito fasce non secondarie dei suoi territori.
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