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Il Quad (Quadrilateral Security Dialogue) è un forum tra Stati Uniti, Giappone, India e Australia concepito per stringere ulteriormente i legami diplomatici tra i quatto Stati che si affacciano sull’area dell’Indo-Pacifico e per espandere il livello di cooperazione reciproca al fine di opporre una visione geopolitica “occidentale” a quella cinese, in modo quindi da limitare il tentativo di dominazione politica, economica e commerciale di Pechino nella regione e permettere alle altre democrazie asiatiche di avere un altro punto di riferimento forte e stabile.

L’idea nacque per volontà di Tokyo nel 2007, ma allora i tempi non erano ancora maturi affinché le quattro più importanti nazioni dell’Indopac oltre la Cina potessero ricercare una visione di politica estera comune.

Successivamente, nel corso degli anni, l’assertività diplomatica cinese affiancata anche dallo strumento militare ha convinto le quattro cancellerie a coordinare i propri sforzi diplomatici. Soprattutto a partire dal 2017 i Quad hanno cominciato a riunirsi per mettere nero su bianco strategie comuni, generando dapprima l’ilarità di Pechino, poi, molto recentemente, l’irritazione: lo scorso ottobre questa particolare alleanza è stata definita dal rappresentante del dicastero degli Esteri cinese la “Nato indo-pacifica” col chiaro intento propagandistico di evidenziarne esclusivamente gli scopi militari, quindi cercando di farla passare come “aggressiva”.

Il Quad però, non è un’alleanza militare, e pertanto non si può definire una “Nato” asiatica, ma i quattro Paesi che ne fanno parte non disdegnano di effettuare manovre congiunte come contorno della loro partnership diplomatica.

È quanto sta succedendo in queste ore nell’Oceano Indiano, nel suo settore occidentale che prende il nome di Mare Arabico e nella fattispecie al largo di Goa, città e provincia dell’India.

Qui unità navali di Australia, Giappone, Stati Uniti ed India sono convenute per partecipare all’esercitazione Malabar, una serie di manovre, quest’anno tenutesi in due fasi, che si effettuano dal 1992, e che hanno visto la partecipazione di diverse nazioni, ma che da qualche anno vedono la presenza di “ospiti fissi”: il Giappone, ad esempio, vi partecipa regolarmente dal 2015 e non a caso. In quell’anno infatti l’espansionismo della Cina verso i mari che la circondano raggiunse il suo acme con la costruzione di isole artificiali nell’arcipelago delle Spratly nel Mar Cinese Meridionale: vero e proprio atto di rivendicazione unilaterale della sovranità dell’area che costrinse Washington ad un prima graduale, poi sempre più intenso, ritorno militare nell’area.

Cosa c’è di nuovo quindi? La novità dell’esercitazione navale di quest’anno è la presenza contemporanea di tutti e quattro i Paesi del Quad: l’Australia, infatti, non partecipava ad una Malabar dal lontano 2007.

Un’esercitazione in due fasi, abbiamo avuto modo di accennare. La prima, tenutasi dal 3 al 6 novembre, ha visto schierati un cacciatorpediniere statunitense classe Arleigh Burke (l’Uss John McCain Ddg-56), la fregata australiana Hmas Ballarat (Ffh-155), un cacciatorpediniere nipponico (il Js Onami Dd-111), mentre la Marina Indiana ha fatto la parte del leone con un cacciatorpediniere, una fregata stealth, un pattugliatore d’altura, un rifornitore e un sottomarino, insieme a velivoli di sorveglianza marittima P-8I Poseidon e Dornier.

Per gli assetti schierati, e considerate le manovre effettuate questa parte della Malabar 2020 è sembrata di “basso profilo”, ma durante la seconda fase – attualmente in atto – cominciata il 17 e che si concluderà il 20, le unità navali presenti sono di ben altra “stazza”.

Gli Stati Uniti, infatti, hanno inviato la portaerei Uss Nimitz (Cvn-78), l’incrociatore Uss Princeton (Cg-59) ed il caccia Uss Sterrett (Ddg-104) che fanno parte del Csg attualmente assegnato alla Settima Flotta. Il Giappone è presente con un altro cacciatorpediniere, il Js Murasame (Dd-101), l’Australia sempre con la fregata Ballarat mentre l’India ha inviato la portaerei Ins Vikramaditya (R-33), il cacciatorpediniere Ins Kolkata (D-63) e l’Ins Chennai (D-65) insieme alla fregata Ins Talwar (F-40), al sottomarino Ins Khanderi (S-22) e a un rifornitore di squadra.

Uno schieramento di forze imponente che sarà occupato in una serie di manovre che includono una varietà di tipologie di addestramento tattico di alto livello tra cui operazioni notturne, rifornimento in mare ed esercitazioni di artiglieria (chiamate in gergo Gunex). Ovviamente data la presenza di due unità portaerei Malabar Fase 2 vedrà operazioni di volo “cross-deck” (ovvero di scambio) ed esercitazioni avanzate di difesa aerea da parte di caccia Mig-29K indiani ed F-18 americani insieme agli E-2C Hawkeye della Nimitz. Inoltre, saranno intraprese esercitazioni avanzate di guerra di superficie e antisom per migliorare ulteriormente l’interoperabilità e la sinergia tra le quattro marine militari.

Le due unità portaerei non si ritrovavano per questo tipo di esercitazione dal 2017, quando durante la Malabar di quell’anno, tenutasi a luglio, è intervenuta anche la Js Izumo, ufficialmente classificata come cacciatorpediniere tuttoponte portaelicotteri (Ddh-183), ma che sarà una delle due nuove portaerei nipponiche che utilizzeranno gli F-35B.

Il segnale dato da uno schieramento navale di questo tipo è sicuramente forte, soprattutto se consideriamo la tipologia di attività svolta che non è rivolta al controllo delle linee di navigazione o ispezione di unità mercantili, bensì si tratta principalmente di attività di interdizione d’area oltre a quelle di difesa del gruppo navale congiunto. Una campagna di esercitazioni di tre giorni che è un chiaro messaggio alla Cina.