Vladimir Putin. Per alcuni il nuovo Zar, per altri una sorta di sintesi moderna del pensiero anticapitalista di Lenin e Stalin. L’ex operativo del Kgb che non ha mai dimenticato quello che vide in Germania orientale nel 1989, dal suo ufficio a Dresda, ha messo in atto un imponente progetto di riarmo che dovrà concludersi entro il 2020. L’Occidente si chiede quanto possa reggere l’economia russa di fronte ad un tale investimento. Eppure non si può capire il programma di riarmo senza studiare l’uomo.
Putin nasce da una famiglia di umili origini e trascorrere un’infanzia povera in una casa comunale di Leningrado, oggi San Pietroburgo. Laureatosi in Diritto Internazionale all’Università Statale di Leningrado, entra nel servizio segreto del Kgb, dove sviluppa una spiccata attitudine per lo studio delle relazioni internazionali. Tesi condivisa anche dall’analista di intelligence Antonio Di Muro. La palestra del Kgb – spiega Di Muro – rappresentò una rampa di lancio per la creazione di un uomo poliedrico.
All’epoca – aggiunge – si diventava ufficiali di intelligence del servizio segreto russo perché si credeva nell’idea sovietica e soprattutto nella Santa Madre Russia. “Putin voleva essere parte della macchina sovietica e voleva contribuire alla difesa degli interessi del proprio Paese. Per raggiungere tali scopi bisognava eccellere in tutte le discipline, comprese le arti marziali e la conoscenza delle armi da sparo. Praticamente chi usciva dal Kgb diventava un supereroe. Nel momento in cui la Russia si svegliava dal torpore del post-Unione Sovietica, Putin impiegava le proprie capacità acquisite per far rialzare la sua nazione”.
L’esempio siriano ben si presta. Al di là della sua alleanza con il presidente assediato, Bashar al Assad, Putin dinanzi alle Nazioni Unite, dopo anni di assenza, ha catalizzato l’attenzione del mondo sulla crisi siriana, invocando (tra virgolette) l’abolizione delle sanzioni economiche che hanno trascinato verso il baratro l’economia russa. O, forse, l’importante era che Putin comparisse: un leader forte di un paese piegato (dalle sanzioni dell’Occidente), mai domo. Il presidente tradizionalista che crede nei valori della Santa Madre Russia, ma che si discosta dall’immobilismo sovietico nel preservare ad ogni costo la caduca stabilità. I media russi (Putin ha ripristinato il controllo statale sui media nazionali), non perdono occasione per rilevare il fallimento dell’Europa, l’inettitudine dei suoi stessi capi di governo e la corruzione dell’America, incapace di affrontare l’Isis.
La crisi siriana è un chiaro esempio di proiezione: il Cremlino è sceso in campo per aiutare un dittatore a sedare una sanguinosa rivolta civile in corso ad anni. Un chiaro messaggio anche ai nemici in patria: Putin potrebbe farlo anche in Russia. Tatticamente parlando, la vicenda Ucraina è stata un disastro per l’economia, l’immagine e l’influenza dell’intero Paese (e di Putin). Per l’Ucraina poi, è stata una tragedia. Putin è stato addestrato a pensare e ad agire come un operativo del Kgb, per un asset tattico che non tiene conto delle coincidenze, con metodi classici ereditati dal vecchio regime sovietico ed ottimizzati per un contesto moderno. Non è un caso che la creazione dell’unità segreta “Zaslon” coincida con l’ascesa di Putin. La Zaslon è una sorta di polizza assicurativa qualora le cose dovessero andare male. Proprio sotto Putin, servizi segreti e reparti speciali russi hanno raggiunto un nuovo standard professionale, attraverso il massiccio impiego di tecnologia avanzate. Di fondo rimane l’incapacità dell’Occidente di capire la vera strategia di Putin. Quest’ultimo è probabilmente il primo leader russo ad utilizzare uno stile oratorio persuasivo ed altamente patriottico di stampo reaganiano.
La spia divenuta presidente che ha pensato all’atomica durante la crisi in Ucraina, che non disdegnerebbe un film sulla sua vita interpretato da Leonardo Di Caprio. Per capire il piano di riarmo, bisogna approfondire la “Dottrina militare della Russia” (scritta sulle direttive da Putin) da cui trae ispirazione. Il programma di riarmo, uno dei passi fondamentali della nuova riforma militare varata nel 2008, è un ambizioso progetto di 20 trilioni di rubli che dovrebbe terminare antro il 2020. Nella riforma è previsto un significativo ridimensionamento delle forze armate, l’abolizione della leva ed un progressivo aumento dei soldati professionisti. Nonostante sia diminuito il rischio di una guerra su vasta scala contro la Russia – si legge nella nuova Dottrina militare della Russia – alcune minacce alla sicurezza continuano a crescere. Il rafforzamento militare della Nato e l’espansione del blocco verso i confini sono tra le principali minacce esterne alla sicurezza della Russia.
“Le altre minacce esterne includono lo sviluppo e la diffusione dei sistemi di difesa missilistici strategici, l’attuazione della dottrina ‘attacco globale‘ che prevede la messa in orbita di armi nello spazio e la diffusione di sistemi di armi convenzionali ad alta precisione”. La dottrina individua inoltre le principali minacce interne come quelle volte a destabilizzare il governo nel Paese, le attività terroristiche mirate a danneggiare la sovranità e l’integrità territoriale della Russia, così come tutte le azioni di propaganda anti russe ed anti patriottiche. La carta mantiene le disposizioni in materia di utilizzo delle armi nucleari previste nella ‘dottrina’ firmata nel 2010. La dottrina, di 29 pagine, è un documento stand alone che delinea le principali minacce alla sicurezza e le possibili risposte della Russia. L’edizione attuale è la terza firmata da Putin dalla sua elezione avvenuta nel 2000.
“La Russia potrebbe ricorrere all’utilizzo di armi nucleari per rappresaglia contro un possibile ‘First strike’ atomico o con armi di distruzione di massa per proteggere il Paese e gli alleati. Anche in caso di aggressione con armi convenzionali che minacciano la stessa esistenza dello stato russo”. Per la prima volta, la nuova dottrina prevede che la Russia potrebbe usare armi di precisione nell’ambito delle misure deterrenti strategiche, senza precisare quando e come Mosca potrebbe attivare tale procedura.La dottrina militare sostituisce la precedente versione del 2010.
Nel complesso, la dottrina militare 2014 è la quarta versione (1993, 2000 e 2010). La crisi economica potrebbe rallentare l’ambizioso programma di modernizzazione russo, ma il Cremlino non ha mostrato alcuna intenzione di tagliare la spesa sulla Difesa. Sebbene tutte le forze armate abbiano ricevuto fondi, Putin ha investito maggiormente negli asset che maggiormente hanno patito il crollo dell’Unione Sovietica: la componente sottomarina e le forze corazzate a cui spetterebbe il compito di conquistare l’Europa passando dagli Stati Baltici.Il programma di riarmo ha già portato alla ripresa, dopo oltre vent’anni, dei pattugliamenti strategici lungo le latitudini meridionali a copertura di possibili obiettivi con i nuovi sottomarini classe Borei. I russi, infine, entro il prossimo anno inizieranno la produzione su larga scala di un nuovo carro armato ed hanno già avviato l’implementazione su larga scala degli upgrade sviluppati per i loro caccia più performanti.
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