Putin tratta la Wagner come un’acquisizione aziendale: cosa significa

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Un’azienda di Stato: questo è il modo in cui Vladimir Putin starebbe trattando la Wagner alle prese con i postumi del golpe del suo leader Evgeny Prigozhin. O meglio, il presidente russo sarebbe impegnato a gestire “una delle acquisizioni aziendali più complesse della storia” dopo la rivolta del gruppo secondo il Wall Street Journal: a detta del quotidiano, che dedica una sua inchiesta allo smantellamento di questa compagnia del terrore, “il mondo non assiste al tentativo di un governo di divorare un impero aziendale paragonabile a Wagner da quando la corona britannica iniziò a liquidare la Compagnia delle Indie Orientali nel 1858. Prima di perdere i favori del Cremlino, Prigozhin aveva infatti edificato “una delle strutture societarie più complesse e opache del mondo”, che include centinaia di aziende in Russia e in altre giurisdizioni con alle dipendenze “migliaia di impiegati, mercenari, cuochi, geologi minerari e troll dei social media”.

Tutte le società controllate dalla Wagner, tuttavia, rimandando ad un’unica holding, la Concord, che avrebbe contribuito a creare più di cento società controllate dal gruppo, al fine di gestire le entrate da record dell’impero di Prigozhin, oltre che occuparsi di influenzare politicamente precise aree del Pianeta come alcuni Paesi africani. Il presidente Putin, lo scorso 27 giugno ha annunciato che tutte la attività di Concord verranno passate al setaccio, avendo ricevuto ben 2 miliardi di dollari in contratti militari. Concord e Wagner, per via delle loro attività congiunte, avrebbero invece, assieme, fatto registrare entrate pari a 20 miliardi di dollari in contratti. Non a caso, è proprio nelle filiali di Concord, ora tutte sotto perquisizione, che sono stati ritrovati pistole, passaporti falsi, lingotti d’oro e svariati milioni di dollari in contanti.

Un impero da smantellare

Il gigantesco impero Wagner è stato concepito come un’enorme catena di società, ognuna delle quali concepite come una matrioska. Alcune di queste sono state necessarie a consolidare il potere e le reti di Prigozhin in patria, mentre la cerchia esterna affonda le sue spire prevalentemente in Africa. Dalle mosse del Cremlino e dell’Fsb, invece, il progetto di smantellamento ad opera di Putin sembra seguire due direttrici: la prima, volta a proseguire le indagini su Prigozhin e i suoi stretti collaboratori, al fine di ricostruire il progetto del fallito golpe.

Per questa ragione Mosca starebbe scandagliando a fondo il Patriot Media Group, una quota importante dell’impero commerciale di Prigozhin i cui server e computer adesso sono sotto il controllo dei servizi segreti. Di questo colosso faceva parte, un tempo, l’Internet Research Agency, organizzazione specializzata in social media e disinformazione. Secondo le indagini del Wsj, ciò che resta del Patriot, sarebbe stato assorbito dal National Media Group, presieduto dal 2014 Alina Kabaeva, la tanto chiacchierata ginnasta legata sentimentalmente a Putin. Il gruppo mediatico controlla Izvestina, Channel One e REN Tv.

La “fabbrica dei troll” e della disinformazione

Restando nel mondo dei media, sarebbe in fase di smantellamento il social network YaRUS, il cui servizio è stato dichiarato sospeso a partire dal 30 giugno, ora alla ricerca di nuovi investitori. Creato dallo stesso Prigozhin nel 2019, il progetto venne salutato come l’omologo “patriottico” di piattaforme come Instagram e Tik Tok. Un progetto però fallito fin da subito, considerato il cattivo funzionamento della piattaforma, la cui creazione venne giustificata come una necessità tecnica di dare una casa ai numerosi troll russi, vittime di un repulisti nel web. Starebbe chiudendo i battenti anche l’agenzia di stampa Ria Fan, altra creazione del leader della Wagner, il cui smantellamento è stato annunciato dal suo direttore Yevgeny Zubarev: coinvolta nelle attività di disinformazione e di propaganda filogovernativa, era stata colpita dalle sanzioni dell’Unione europea nei mesi scorsi.

Nello smantellamento dell’impero dei troll vi è però un dettaglio che lascia intuire la probabile premeditazione del golpe della Wagner: a maggio Prigozhin è stato sostituito a capo del consiglio di sorveglianza di Patriot Media da Abbas Juma, un mero dipendente. Quest’ultimo ha confermato che l’incarico gli era stato conferito senza averlo richiesto e di non conoscerne le motivazioni: “(Prigozhin) è una persona molto furba e prudente, non fa mai nulla senza un motivo”, ha dichiarato Juma al Wsj. Oltre al colosso mediatico, alcune novità riguarderanno presto anche Retail, la società creata per acquistare e sviluppare il quartier generale della Wagner a San Pietroburgo: quest’ultima avrebbe, infatti, cambiato indirizzo e numero di registro nel maggio scorso, pur restando Prigozhin unico amministratore.

Oro e diamanti

Ma gli affari di Prigozhin non sono meramente legati ai media e ai social network. Albergano nel continente più ricco di risorse al mondo: l’Africa. Si va dalla finanza alle costruzioni, dalla logistica alle forniture, passando soprattutto per le miniere. In questo campo esisterebbero almeno sei società controllate dalla Wagner che si occuperebbero di estrazione mineraria. Questo collegherebbe la Wagner alle attività della Broker Expert Llc, società commerciale russa che invia escavatori in Sudan nel settore della ricerca aurifera, nonchè mezzi (trattori) alla Bois Rouge, società che detiene la concessione sul legname di sequoia nella Repubblica Centrafricana. Qui opererebbe, inoltre, la Midas Resources Sarlu, controllata del gruppo Wagner che supervisiona le attività aurifere in quel di Ndassima, miniera bottino di guerra nel 2013, strappata dalla Wagner nel 2017. Da qui, il gruppo di Prigozhin esporterebbe da anni oro e diamanti alla volta di Europa e Emirati mediante la Diamville Sau, creata nel 2019 (sanzionata sia dagli Usa che dall’Unione Europea).

La fabbrica dei mercenari

Last but not least, la Pmc Wagner resta soprattutto una war company. Per questa ragione, una delle sue attività principali è quella di offrire i servigi dei suoi mercenari a questo o quel governo in Africa e in Medio Oriente, divenendo appaltatrice della sicurezza di interi Stati o di governi. La maggior parte di questi accordi venivano siglati in maniera informale e curati da Prigozhin in persona, intrecciandosi con il contrabbando di armi: è il caso del Mali, che dalla fine del 2021 avrebbe versato nelle casse dell’impero di Prigozhin quasi 200 milioni di dollari per difendere il Paese dagli islamisti. Molte di queste milizie private vengono inviate attraverso la Sewa Security Services, filiale di M-Invest, società d’affari che ha consentito finora al “cuoco di Putin” di smistare i suoi mercenari all’interno delle guerre civili che affliggono l’Africa.

Per Putin, mettere le mani su questa piovra gigante significa nazionalizzare la principale “azienda” multitasking russa all’estero. Dalla comunicazione ai mercenari, dall’oro alle costruzioni, l’impero creato da Prigozhin è una rete essenziale per gli affari e l’influenza del Cremlino, soprattutto all’estero. Ma la vera sfida sarà, soprattutto, l’acquisizione politica degli affari della Wagner: una rete di minuziosi rapporti fatti di denaro e traffici curati per anni, minuziosamente, da Prigozhin e i suoi accoliti. Dimostrare di essere capaci di far transitare questo enorme compagnia transnazionale verso una gestione tutta interna al Cremlino, sarà la vera prova di fedeltà nei confronti di Putin. E di Prigozhin.