Guerra /

Il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, ha affermato che Mosca è disposta a non schierare i missili da crociera 9M729 del sistema Iskander nella parte europea del Paese, quindi “al di qua degli Urali”. I missili sono stati la causa scatenante del ritiro degli Stati Uniti dal Trattato Inf (Intermediate-range Nuclear Forces) che impediva a Stati Uniti e Russia non solo di schierare in Europa, ma anche di possedere sistemi di missili balistici e da crociera basati a terra di raggio medio e intermedio.

Il presidente russo ha affermato che “rimanendo impegnata in una posizione coerente sulla piena conformità del missile 9M729 ai requisiti del Trattato Inf precedentemente esistente, la Federazione Russa tuttavia è pronta, in buona fede, a continuare a non schierare missili 9M729 nella parte europea del Paese, ma solo a condizione di reciproci passi da parte dei paesi della Nato che escludano il dispiegamento in Europa di armi precedentemente proibite dal Trattato Inf”.

Il riferimento, nemmeno troppo velato come vedremo, è al sistema statunitense Abm Aegis Ashore, che è stato dispiegato in Romania, a Deveselu, e che entrerà in servizio in Polonia, a Redzikowo, nel 2022 dopo quasi quattro anni di ritardo. Secondo i russi l’Aegis Ashore, infatti, benché sia un sistema Abm, ovvero antimissili balistici attraverso l’utilizzo del missile Rim-161 Standard (Sm-3), potrebbe essere rapidamente convertito per lanciare missili come i Tomahawk. Il sistema, infatti, utilizza il Vls (Vertical Launch System) tipo Mk 41, lo stesso utilizzato sulle unità navali per lanciare i celeberrimi missili da crociera con capacità nucleare, sebbene con una consolle di lancio e cablaggi totalmente diversi.

Il presidente russo, infatti, ha proseguito nella sua nota affermando di considerare “opzioni concrete per misure di verifica reciproca per eliminare le preoccupazioni esistenti; in particolare potremmo parlare di misure di verifica nel rapporto dei complessi Aegis Ashore con i lanciatori Mk 41 presenti nelle basi Usa e Nato in Europa, nonché dei missili 9M729 presso le strutture delle Forze Armate russe nella regione di Kaliningrad”. Tali misure di verifica permetterebbero di confermare l’assenza di sistemi nucleari a raggio medio e intermedio a terra, oltre che permettere la verifica di armi, sulle caratteristiche e sulla classificazione delle quali le parti non potevano concordare, come il missile 9M729, presso le strutture oggetto degli accordi.

Putin ha confermato che la Russia si impegna per una moratoria sul dispiegamento di missili ricadenti nell’ambito del defunto Trattato Inf fino a quando i sistemi “di fabbricazione americana” non appariranno in una particolare regione, che potrebbe essere l’intera Europa Occidentale. Viene considerata ancora rilevante, ai fini del possibile accordo, l’accettazione per la Nato dell’invito a dichiarare un’analoga contro-moratoria: il presidente, infatti, ha detto che “riaffermiamo la nostra adesione alla moratoria della Federazione Russa precedentemente annunciata sul dispiegamento di missili a raggio medio e intermedio di terra fino a quando sistemi di classi simili di produzione americana non compaiono nelle rispettive regioni. Crediamo inoltre che il nostro invito ai paesi della Nato a considerare la possibilità di dichiarare una contromoratoria non abbia perso la sua rilevanza”.

Mosca quindi apre alla possibilità di recuperare un accordo simile all’Inf se pur in modo totalmente diverso: nella moratoria si parla solo di “dispiegamento” di sistemi balistici e da crociera a raggio medio e intermedio, non del loro possesso, quindi diventerebbe perfettamente legale continuare a svilupparli, con la clausola però di non schierarli in Europa – inteso nel senso geografico più ampio del termine – ovvero nel territorio di “frontiera” tra le due potenze nucleari.

Risulta interessante notare come il Cremlino abbia sottolineato la “piena conformità” del missile 9M729, ovvero del missile che è stato accusato dagli Stati Uniti, da anni, di violare il Tratto Inf per la possibilità di trasportare una testata nucleare su distanze superiori ai 500 chilometri. Il vettore costruito dalla Novator, infatti, è accreditato, da fonti occidentali, avere una gittata massima di circa 2500 chilometri.

Ricordiamo che, secondo il Trattato ormai decaduto, entrambe le potenze non potevano schierare o disporre di missili balistici e da crociera (e rispettivi lanciatori), con una gittata compresa tra i 500 ed i 5mila chilometri.

La dichiarazione di “conformità”, però, sembra più un’ammissione di colpa che si accompagna a una mano tesa per cercare di calmierare l’escalation che potrebbe, in un futuro nemmeno troppo lontano, vedere la ricomparsa in Europa degli “euromissili”, ovvero di quei sistemi missilistici vietati dall’Inf. Mosca sa che gli Stati Uniti sono preoccupati, più che dalla presenza del 9M729, dal massiccio arsenale di missili balistici a raggio medio e intermedio della Cina, che Pechino sta schierando sul suo territorio e che sono in grado di colpire le basi americane nel Pacifico Occidentale, e, tramite il trasporto su bombardieri, raggiungere anche quelle più lontane come Midway o addirittura le Hawaii. Del resto la motivazione che ha spinto Washington a stracciare l’Inf – e che la sta facendo temporeggiare sullo Start – è proprio la minaccia missilistica cinese, che è basata principalmente su questo tipo di vettori, e in Russia ne sono ben coscienti.

Pertanto il Cremlino, per cercare di rallentare la destabilizzazione dei suoi confini occidentali, che da sempre vengono osservati con preoccupazione, sta sfruttando le ultime battute della campagna elettorale americana per cercare di strappare almeno un accordo verbale – o una possibilità in tal senso – sulla spinosa questione dei missili a raggio intermedio.

Del resto il boccone potrebbe essere ghiotto per la Casa Bianca: la moratoria, come detto, non riguarda il possesso di simili vettori, pertanto Washington potrebbe accettarla e concentrare le sue forze – come sta già facendo – nell’Indo-Pacifico evitando così che in Europa si rivedano queste tipologie di armamenti che non sono state più presenti dagli anni ’80 del secolo scorso, e che allora causarono una fortissima destabilizzazione tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti col rischio di un conflitto atomico.

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