Venerdì 25 settembre il presidente russo Vladimir Putin ha rilasciato una dichiarazione in cui apre alla possibilità di un accordo di collaborazione con gli Stati Uniti nel campo della sicurezza delle informazioni e delle comunicazioni.
Come si legge nel comunicato ufficiale del Ministero degli Affari Esteri, secondo il Cremlino una delle principali sfide strategiche odierne è il rischio di un confronto su larga scala nel campo digitale, comprensivo del dominio cibernetico. Pertanto una responsabilità speciale per la prevenzione di possibili conflitti in questo settore ricade sugli attori chiave che gestiscono la sicurezza internazionale delle informazioni (International Information Security – Iis).
Mosca quindi vorrebbe rivolgersi “ancora una volta” agli Stati Uniti per concordare un programma completo di misure pratiche volto a riavviare le relazioni nel campo della sicurezza nell’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Information and Communication Technologies- Ict).
L’idea del presidente Putin è quella di stabilire un accordo multilivello basato su quattro punti fondamentali: il primo affronta la necessità di ripristinare un regolare dialogo bilaterale ad alto livello tra le agenzie dei due Paesi sulle questioni chiave per garantire la sicurezza delle informazioni; il secondo punto esprime l’esigenza di mantenere un funzionamento continuo ed efficace dei canali di questi nuovi canali di comunicazione tra le agenzie competenti di Russia e Stati Uniti attraverso i centri di riduzione del rischio nucleare, squadre di pronto soccorso informatico e funzionari di alto livello responsabili delle questioni Iis all’interno degli organismi coinvolti nel garantire la sicurezza nazionale, comprendendo anche il dominio dell’informazione.
Apriamo qui una piccola parentesi esplicativa. Le comunicazioni sulla riduzione del rischio nucleare diventano fondamentali per allontanare lo spettro di un conflitto atomico e Mosca sembra aver deciso di avviare un dialogo costruttivo con Washington per via delle recenti decisioni di porre termine a importanti trattati sul disarmo, come l’Inf sui missili balistici a raggio medio e intermedio, e in previsione della più che realistica possibilità che non si arrivi né alla firma di un nuovo accordo Start sul disarmo, né un suo prolungamento parziale. Aggiungiamo inoltre che la volontà della Casa Bianca di uscire anche dal trattato Open Skies, che permetteva una certa trasparenza sull’attività militare dei Paesi aderenti, ha inquietato Mosca che, conti alla mano, aveva grazie ad esso un efficace strumento di sorveglianza dei Paesi Nato a relativamente basso costo.
Risulta invece interessante che il Cremlino abbia aggiunto, con due semplici parole, il dominio dell’informazione: riteniamo che intenda dimostrare la sua buona volontà per chiarire l’annosa questione delle notizie false divulgate da presunti account social riconducibili alla Russia, come infatti viene ribadito, se pur per un ambito diverso, più avanti nel comunicato del presidente russo.
Il terzo punto toccato riguarda l’idea di sviluppare e concludere congiuntamente un accordo intergovernativo bilaterale sulla prevenzione degli incidenti nello spazio dell’informazione simile all’accordo sovietico-americano sulla prevenzione degli incidenti in alto mare in vigore dal 25 maggio 1972. Quella particolare intesa, raggiunta su proposta americana, prevede una serie di norme per il naviglio per evitare collisioni tra le quali il divieto di interferire in formazioni navali avversarie, il rispetto delle distanza di sicurezza, ma soprattutto una certa trasparenza nelle informazioni, che nella fattispecie riguardavano le esercitazioni di sottomarini.
Il quarto ed ultimo punto proposto prevede di scambiare, in un formato reciprocamente accettabile, garanzie di non intervento reciproco negli affari interni, anche nei processi elettorali, mediante le Ict ed altri metodi ad alta tecnologia. È qui evidente il riferimento alla polemica sulle presunte interferenze russe nelle elezioni statunitensi, che rimandano alla già trattata questione degli account di notizie false e più in generale a quella degli hacker russi.
Il Cremlino, come si legge, chiede agli Stati Uniti di dare il via libera al dialogo di esperti professionisti russo-americani in un contesto avulso dai reciproci disaccordi politici.
Secondo il presidente Putin, inoltre, tali misure rafforzeranno la fiducia tra Mosca e Washington promuovendo la sicurezza e la prosperità dei rispettivi popoli, e soprattutto contribuiranno in modo significativo a garantire la pace globale nello spazio dell’informazione. L’appello russo verso la stipulazione di un accordo per regolamentare il campo delle informazioni digitali e cibernetiche non è rivolto esclusivamente agli Stati Uniti ma anche a tutti i Paesi protagonisti di questo nuovo “campo di battaglia” così importante nella guerra ibrida moderna: la finalità ultima, secondo Mosca è quella di raggiungere un accordo globale che impegni gli Stati a non effettuare un primo colpo con l’uso delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni.
Mosca sembra quindi cercare un dialogo globale, con gli Stati Uniti come interlocutori principali per ovvi motivi strategici, nel campo della Cyber Warfare (e Communication Warfare) dopo che qualche mese fa, nel cambio di dottrina per l’impiego delle armi nucleari, ha postulato la possibilità di utilizzarle a seguito di un non meglio precisato attacco a installazioni militari o sistemi critici per lo Stato: sostanzialmente, quindi, in caso di attacco cibernetico che colpisca mettendo fuori uso i gangli vitali della Difesa o dello Stato, la Russia risponderà utilizzando l’arsenale nucleare.
Questo cambio di postura ha destato notevoli preoccupazioni tra gli analisti civili e militari, e forse il sentimento diffuso di inquietudine è stato percepito anche al Cremlino che ha pensato di aprire alla possibilità di un accordo sulle comunicazioni e sulla cyber sicurezza proprio per tranquillizzare le cancellerie ma soprattutto per evitare, possibilmente, il nascere di una nuova escalation nucleare.
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