La pace in Siria deve passare dal colloquio con i curdi siriani. È questo il messaggio del Cremlino alle Nazioni Unite. È questo che vuole dire Vladimir Putin alle Potenze riunite attorno a un tavolo a Ginevra, a tre giorni dalla ripresa dei colloqui di pace sulla Siria.

“La partecipazione di una delegazione curdo-siriana a Ginevra è necessaria al processo di pace”. È quanto dichiarato dal rappresentante diplomatico russo, l’ambasciatore Vitaly Churkin, al quotidiano Izvestiya. “La Turchia – continua Churkin – si oppone, in maniera assolutamente irrazionale, alla partecipazione dei curdi siriani ai colloqui. In questo modo spingerà i curdi a ulteriori sentimenti separatisti. E questo è ciò che teme Ankara. Purtroppo, gli sviluppi diplomatici riguardo questo nostro progetto dimostrano che gli Stati Uniti e gli altri membri occidentali del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non vogliono influenzare la posizione di Ankara”.

Le parole del diplomatico russo fanno riferimento al veto posto dai membri occidentali del Consiglio di Sicurezza dell’Onu alla richiesta formale di Mosca di far sedere tutte le componenti della società siriana – compresi i curdi- al tavolo di Ginevra. L’ambasciatore russo non ha fatto altro che riprendere quanto già dichiarato dal Ministro degli Esteri Sergei Lavrov quando diceva che la Russia avrebbe dovuto “insistere fortemente” per far partecipare i curdi ai colloqui di pace. E forse le cose stanno proprio come dice Churkin: l’Occidente non vuole dispiacere Erdogan, chiamando in causa la componente curda presente in Siria. Perché per Ankara il territorio siriano controllato dai curdi è una “pentola a pressione” pronta ad esplodere, soprattutto in seguito alle voci – riprese da Limes – secondo le quali tra Assad e i curdi siriani si è rinnovato un accordo in chiave anti-turca. E non sarebbe la prima volta: nel 1998 Ankara, accusando Damasco di sostenere e finanziare il Pkk, spinse le proprie truppe fino al confine siriano. Poi “l’incomprensione” si risolse nell’accordo di Adana e nella ripresa dei rapporti diplomatici tra Siria e Turchia.

Ma perché, invece, la Russia vuole che i curdi siriani siano presenti a Ginevra? Secondo gli analisti del sito Russia beyond the headlines  “i curdi, a differenza di molti gruppi attivi in ​​Siria, hanno una identità che si basa sull’etnia, non sulla religione. Essi contengono una potente carica laica”. Quindi, per Mosca i curdi siriani possono rappresentare uno dei pilastri comunitari sui quali ricostruire la Siria dopo la guerra. Anche dotando questa popolazione d’indipendenza statuale o regionale. Anche se, ad oggi, i gruppi curdo-siriani continuano ad essere divisi fra loro in fazioni favorevoli e non a Bashar al-Assad, risultando quindi difficili da controllare politicamente. Infine bisogna ammettere che i curdi alla Russia servono, essendo la forza prima militare, poi politica, più prossima alla Turchia, con la quale attualmente non corre buon sangue.

Nel campo comunista di Goli Otok
SOSTIENI IL REPORTAGE