Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE
Guerra /

Mosca continua a muovere le sue truppe: alcune ne ritira, altre invece si attivano per brevi ma interessanti esercitazioni. Ad allarmare i servizi di mezzo mondo (e in particolare di Kiev) sono state soprattutto le manovre lungo il confine con l’Ucraina, con il governo di Volodymyr Zelensky che teme siano il preludio a un’invasione su larga scala. Per ora il Cremlino smentisce queste accuse. Tuttavia è chiaro che le esercitazioni rappresentano sempre avvertimenti, messaggi più o meno velati, e segnali da cogliere. Non solo per i vicini, ma anche per quei Paesi impegnati a capire quale sarà la prossima mossa di Vladimir Putin, L’uomo che, almeno fino ad ora, sembra aver questa mano della sua lunga partita a carte con l’Occidente.

Nei giorni scorsi da Mosca è arrivato un primo segnale: l’annuncio del ritiro di oltre 10mila soldati dal confine con l’Ucraina come conferma della fine delle esercitazioni durate circa un mese. Le manovre si sono svolte nelle regioni di Rostov, Krasnodar e Crimea, spiegano dalla Difesa russa. Ma alcune operazioni, come scrivono le agenzie, sono avvenute anche nel Caucaso, in particolare nei pressi di Stavropol e di Astrakan.

Tuttavia, appena alleggerito lo spiegamenti di forze nelle diverse aree meridionali della Federazione russa, l’agenzia Tass ha riferito l’avvio di ulteriori esercitazioni in Crimea e Krasnodar, in particolare nei campi di Opuk e Raevsky. Una mossa particolarmente interessante perché il Cremlino ha deciso di addestrare 1200 paracadutisti in un’esercitazione a scala sì più ridotta ma con forze estremamente utili in caso di piccole operazioni militari lungo il confine o in aree limitrofe. Le manovre hanno ricreato uno scenario di assalti con elicotteri, attacchi di artiglieria e unità per guerra chimica, biologica e radioattiva, droni, ma anche azioni di sminamento e per inscenare la rapida conquista di un’area.

Il governo di Kiev ha più volte segnalato che le manovre addestrative organizzate da Mosca sarebbero servite esclusivamente a rafforzare il confine in vista di una possibile invasione, o come minaccia permanente. In questi giorni, l’Ucraina ha accusato Mosca che il numero di soldati russi presenti lungo la frontiera è aumentato dai 93mila di ottobre ai 104mila di adesso. La risposta della Federazione, oltre al fatto di considerarsi libera di spostare uomini e mezzi nel proprio territorio ovunque lo ritiene necessario, è stata anche di controaccusa alle esercitazioni Nato vicino al confine russo. Dunque un’escalation reciproca, secondo il Cremlino, che si ritiene perciò non responsabile di quanto avviene in Europa orientale per ciò che riguarda il movimento delle truppe.

Se i numeri di soldati dal confine diminuiscono, il segnale dunque può essere duplice. Da una parte Putin potrebbe puntare a una mossa distensiva in virtù di quel controllo delle escalation che è tipico della strategia russa di questi ultimi anni. Dall’altra parte, il fatto di ritirare diecimila uomini dai confini dopo lo spostamento massivo di truppe significa anche avere inviato il segnale di poter spostare forze in qualunque momento e con estrema facilità, al punto da scatenare una crisi diplomatica, strategica e (secondo alcuni analisti) anche energetica coinvolgendo così diversi domini e diverse forme di conflitto. Infine, nonostante il ritorno nelle proprie basi di migliaia di uomini, il Cremino ne fa esercitare altri sempre in Crimea e sempre nella regione di Krasnodar: paracadutisti e specialisti. Un altro messaggio che serve a far capire l’essenza delle diverse opzioni sul tavolo delle forze russe: anche blitz più piccoli ma particolarmente incisivi possono essere metodologie di attacco utili allo scopo. L’invasione paventata da Kiev potrebbe dunque essere solo l’immagine più dura (ed esagerata) di come invece può attivarsi Mosca. E non a caso lo stesso presidente russo, all’emittente Rossiya 1, ha detto che il suo Paese può scegliere tra diversi tipi di risposte se Stati Uniti e Nato non daranno le “garanzie di sicurezza” richieste da Mosca. “Dipenderà dalle proposte che mi faranno i nostri esperti militari”, ha detto Putin. E intanto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha annunciato la convocazione del Consiglio Nato-Russia per il 12 gennaio in attesa che la controparte a Mosca dia risposte positive.