Putin rimescola i vertici delle flotte: cosa significa?

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Un nuovo cambio al vertice all’interno delle forze russe: Mosca ha scelto di nominare due nuovi comandanti per le sue flotte nel mar Baltico e nel Pacifico. Il viceammiraglio Vladimir Vorobyov è stato nominato comandante della flotta baltica: sostituirà Viktor Liina, a suo volta destinato alla flotta del Pacifico, secondo quanto riferisce la Tass. Una rivoluzione nella strategia navale è in arrivo o siamo alle prese con la consueta sostituzione schizofrenica al comando?

Sergej Avakyants destituito da capo della Flotta del Pacifico

La sostituzione del precedente capo della flotta del Pacifico, Sergej Avakyants, era stata già annunciata: origini armene, 65 anni, di stanza nel Pacifico dal 2012, pare sia stato deposto per superati limiti di età e dunque destinato a una nuova organizzazione preposta all’addestramento militare e all'”educazione patriottica”. Un pretesto, secondo molti, considerato che uomini come Valery Gerasimov stanno attualmente servendo ben oltre i 65 anni. In più di un anno di conflitto in Ucraina, il Cremlino ha abituato i suoi osservatori a ripetuti e frequenti cambi al comando, soprattutto nei momenti di crisi, quando è stata necessaria una rimodulazione delle forze in campo nonché un cambio tattico.

La flotta del Pacifico incorpora al suo interno sottomarini strategici e multiuso, navi di superficie, aviazione navale portamissili, aviazione antisommergibile e da combattimento. Fra i compiti chiamati a svolgere, riveste un ruolo di primo piano nella deterrenza nucleare, tutela la zona economica esclusiva russa, ha funzione di pattugliamento delle acque e tutto ciò che accompagna la politica estera, comprese le esercitazioni. Vladivostok, quartier generale della flotta, non ha commentato il cambio al vertice.

Più che strombazzata, invece, la maxi simulazione annunciata da Sergei Shoigu in diretta nazionale, al fine di prevenire un eventuale attacco e conseguente invasione dal mare. Coinvolti un numero esorbitante di mezzi e uomini: 167 navi da guerra, 12 sottomarini, 89 aerei, 25mila soldati ed un’area compresa tra la parte meridionale del mare di Okhotsk, la Baia di Pietro il grande del Mar del Giappone e la Baia di Avacha sulla costa sud-orientale della Kamchatka. L’obiettivo delle esercitazioni è stato quello di simulare un ipotetico sbarco nemico sull’isola di Sakhalin e sulle Curili meridionali.

Il caso della 155a e 40a brigata

Quello che Mosca sta cercando di non mettere in mostra potrebbe essere, tuttavia, una reazione legata alle perdite subite. Il cambio al vertice, infatti, è giunto a circa una settimana dall’esercitazione che avrebbe colto di sorpresa la Flotta Pacifica nonché lo stesso Avakyants, tra i più anziani ufficiali della marina russa. La sua retrocessione potrebbe essere legata ai cattivi risultati della fanteria navale, come la 155a e la 40a brigata, operative nel teatro ucraino, presunte colpevoli della mancata conquista del distretto carbonifero di Vuhledar , nel Donbass. L’ipotesi è che il riordino al vertice possa essere, dunque, legato al fallimento delle esercitazioni su larga scala che avrebbero colto impreparato Avakyants nel Pacifico. Questi due aspetti hanno un unico filo conduttore.

La 155a brigata di fanteria marittima, che sta svolgendo un ruolo tipico da marine, si era resa protagonista di un presunto ammutinamento di fronte all’ennesimo ordine suicida da parte di Mosca di attaccare frontalmente l’avversario. Una tattica fallimentare, che avrebbe decimato le forze russe nel cosiddetto “corridoio della morte”. La brigata, fiore all’occhiello della Marina russa, era già nota alle cronache per la sua presenza nello scenario siriano. Secondo i milblogger e le fonti disponibili sarebbe stata ricostruita ben otto volte dall’inizio della guerra, arrivando a trasformarsi in un manipolo di nuove reclute senza addestramento e scarsamente equipaggiate, facendo tramontare il mito della Morskaja pehota. Fino al 2021, invece, la 40a brigata, di stanza in quel della Kamchatka a Petropavlovsk, stupiva l’Occidente nelle sue esercitazioni in previsione di una guerra artica. La scorsa primavera è toccato a questi uomini, addestrati per ben altri contesti, andare a rimpiazzare i compagni caduti a decine nel teatro ucraino. Stessa sorte sarebbe toccata a questi marine in quel di Pavlivka. Le numerose perdite umane e materiali subite dalle due brigate spiegherebbe l’incapacità di Avakyants di mettere in piedi un’esercitazione navale degna nel Pacifico. Da qui, le possibili ragioni del suo licenziamento.

La nuova dottrina navale russa

Lo scorso luglio Vladimir Putin aveva rilasciato una versione aggiornata della Dottrina Navale della Federazione russa, che aveva sostituito la precedente del 2015. L’Artico e il Pacifico, che precedentemente figuravano al secondo e terzo posto, erano state promosse ai primi due a scapito della direttrice atlantica. L’obiettivo? Quello di affidare alle prime due aree il mantenimento della “stabilità strategicaaka deterrenza nucleare. Se l’Artico si è andato via via trasformando in una regione di competizione economica, la strategia pacifica sembra contenere una serie di decisive innovazioni. Nel documento si può notare l’assenza della Cina, presente invece nella versione del 2015 al fine di creare legami amichevoli all’interno della politica marittima nazionale. L’idea, un anno fa, era quella di mostrare una certa indipendenza da Pechino, sebbene i rapporti tra le due potenze abbiano preso una piega differente nel corso di questi mesi. Le componenti chiave della strategia pacifica sono divenute perciò la riduzione delle minacce alla sicurezza nazionale nonché elevare la postura internazionale russa con le nazioni dell’asia-pacifico. Una rivoluzione che ha declassato la direttrice atlantica, in virtù dei rapporti irrimediabilmente deteriorati con Europa e Stati Uniti.