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La fine del Trattato Inf sui missili balistici a raggio intermedio porta con sé il primo effetto diretto nel campo degli armamenti: la Russia ha deciso che si doterà di nuovi missili da crociera il cui sviluppo dovrà avvenire nel biennio 2019-2020.

A dirlo è stato il Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu in una conferenza stampa che si è tenuta martedì 5 febbraio. “Lo Stato Maggiore ha sottoposto al supremo comandante in capo una lista di misure che sono state approvate. Tra il 2019 e il 2020 svilupperemo una versione basata a terra del sistema missilistico navale a lungo raggio Kalibr, che ha provato la sua efficacia in Siria” sono state le parole di Shoigu che ha aggiunto “Nello stesso intervallo di tempo svilupperemo un sistema basato a terra di missili da crociera ipersonici”.

Perché il Kalibr ed il Kinzhal?

Come ha riferito nella stessa occasione il Ministro, la scelta russa di puntare sul Kalibr e sui missili ipersonici come il Kinzhal riflette la necessità di accorciare i tempi necessari al dispiegamento dei vettori da crociera a raggio intermedio. “L’utilizzo di missili da crociera navali e aviolanciabili per una versione basata a terra aiuterà considerevolmente a tagliare i tempi di produzione dei nuovi armamenti missilistici ed il loro costo” ha riferito Shoigu che ha sottolineato anche la necessità di aumentare il raggio d’azione dei sistemi già esistenti, riferendosi con una frecciata nemmeno troppo velata, al missile 9M729 lanciabile dal sistema Iskander, che è stato la causa del ritiro americano dal Trattato Inf.

Il missile 3M-14 Kalibr, noto anche come SS-N-30A nel suo codice Nato, è un missile da crociera con una gittata stimata compresa tra i 1500 ed i 2500 chilometri lanciabile solo da piattaforme navali come sottomarini, corvette, fregate, cacciatorpediniere e incrociatori.

Il Kalibr, entrato in servizio nel 2015, ha una testata da 450 chilogrammi di esplosivo ad alto potenziale e si ritiene possa montare anche una carica atomica. Fa parte di una famiglia di missili di fabbricazione russa che comprende anche la versione antinave SS-N-27 “Sizzler” e il missile antisom 91R.

L’impiego operativo a cui si riferiva il Ministro Shoigu è quello risalente all’ottobre del 2015 quando missili Kalibr hanno colpito postazioni dell’Isis in Siria venendo lanciati da fregate classe Gepard e da corvette classe Buyan-M della flotta del Mar Caspio.

Il Kh-47M2  Kinzhal è un missile balistico ipersonico aviolanciabile dotato di una gittata, stimata, compresa tra i 1500 ed i 2000 chilometri entrato in servizio sul finire del 2017 e svelato ufficialmente l’anno scorso.

Il Kinzhal è l’unico vettore ipersonico al mondo ad essere attualmente in servizio attivo ed è dotato di una testata da 480 chilogrammi che può avere anche una carica nucleare

Il vettore sembra essere a tutti gli effetti la versione per l’aeronautica del missile 9M723 che equipaggia il sistema missilistico a corto raggio mobile Iskander M. In effetti le dimensioni sono molto simili a quelle del missile basato a terra e le forme lo ricordano molto. 

Attualmente il missile viene lanciato da un velivolo Mig-31 appositamente modificato ma la Russia sta lavorando per adeguare un certo numero di Tupolev Tu-22M3 affinché possano trasportare il Kinzhal. In questo modo il missile potrebbe avere una gittata massima – combinata con quella del velivolo – di più di 3mila chilometri.

Il Kinzhal subito dopo il lancio accelera rapidamente alla velocità di Mach 4 (4900 Km/h) e può raggiungere punte di Mach 10 (12.350 Km/h) nella fase terminale del volo. L’altissima velocità unita ad un’alta manovrabilità che renderebbe la sua traiettoria erratica e quindi difficile da calcolare, ne aumenta considerevolmente la capacità di sfuggire ai sistemi di intercettazione del nemico.

Una scelta forzata?

A Mosca occorreva una risposta immediata e credibile alla decisione di Washington di denunciare il Trattato Inf, e la dichiarazione del Ministro Shoigu di modificare asset missilistici di ultima generazione affinché possano essere usati come missili a raggio intermedio, sino ad oggi banditi dal Trattato, rappresenta una logica e per nulla inaspettata risposta che dà alla Russia un vantaggio propagandistico, tattico e politico rispetto agli Stati Uniti.

La fragile economia troppo legata alle bizze del mercato degli idrocarburi non permette, del resto, alla Russia di sviluppare un nuovo missili balistico a raggio intermedio: oltre ai costi, che in questo momento non sono sostenibili come ha anche evidenziato la decisione di rinunciare al missile intercontinentale Rubezh, Mosca non può permettersi nemmeno i tempi per lo sviluppo di una simile arma, soprattutto perché ritiene – un po’ pretestuosamente – che gli Stati Uniti  si siano mossi già da tempo in questo senso.

Il Kalibr ed il Kinzhal quindi forniscono una piattaforma perfetta per poter essere modificati in modo che sia possibile lanciarli da sistemi terrestri, che, come nella migliore tradizione sovietica prima, e successivamente russa, saranno del tipo mobile, su veicolo ruotato multiasse, come già avviene per il missile 9M729 lanciato dal sistema Iskander K.

Missile 9M729 che ora, essendo decadute le limitazioni del Trattato Inf, non è più fuorilegge e quindi non è più necessario per Mosca cercare di convincere l’opinione pubblica mondiale sulla sua gittata inferiore ai 500 chilometri. Sebbene non ci siano prove certe della sua gittata stimata in 2500 chilometri è pur vero che la gittata di un missile simile sia facilmente modificabile e quindi, anche se dichiarata per 480 chilometri, con piccoli e rapidi interventi è possibile aumentarla considerevolmente.

Vedremo quale sarà la risposta americana a questa decisione della Russia, anche se, per quanto è dato capire dalle intenzioni della Casa Bianca, l’interesse degli Stati Uniti si rivolge principalmente verso la Cina, pertanto il teatro europeo risulta secondario se pur con le dovute considerazioni che riguardano il fronte Nato/Russia nell’est europeo. Siamo portati a pensare che non rivedremo gli “euromissili” americani in Europa, salvo una reale escalation russa che comporterebbe il dispiegamento di nuovi missili balistici a raggio intermedio – cosa che non si può permettere di fare al momento la Russia come già detto – e che sarà la Nato, o meglio quei Paesi europei che ne fanno parte, che dovranno pensare ad una qualche forma di deterrenza autoctona.