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Negli ultimi minuti si sono rincorse voci sulla possibile estromissione, da parte del presidente russo Vladimir Putin, del generale Valery Vasilyevic Gerasimov, attuale capo di Stato maggiore delle Forze armate della Federazione russa. Gerasimov, uno dei maggiori strateghi militari di Mosca, è noto per il suo famoso articolo sulla Hybrid Warfare pubblicato nel 2013 su Voenno-Promyshlennyj Kuryer (traducibile come “il corriere militare-industriale”) The value of science is in the foresight: new challenges demand rethinking the forms and methods of carrying out combat operations che dettaglia ulteriormente il modello di Guerra Ibrida precedentemente messo a punto dai generali Gareev e Slipcenko aggiungendo un mix di componenti diplomatiche, pressione economica e politica e altre ingerenze non militari (facendo tesoro quindi della metodologia occidentale) per riuscire ad annientare il nemico, magistralmente messo in atto durante il colpo di mano in Crimea (ma molto meno riuscita in Donbass).

Media ucraini riportano che Oleksiy Goncharenko, deputato di European Solidarity, ha affermato, citando una fonte, che Putin avrebbe paura che la sua cerchia ristretta possa rimuoverlo dal potere. “Ci sono informazioni da una buona fonte. Putin ha licenziato il capo di stato maggiore russo. Putin è isterico. Si è trasferito nel bunker. Non comunica con la sua cerchia ristretta per paura che cercheranno di rimuoverlo dal potere”, ha scritto Goncharenko su Telegram.

Se davvero fosse confermato che il generale Gerasimov è stato estromesso, sarebbe un pessimo segnale per quanto riguarda i rapporti di forza al Cremlino: da parte occidentale verrebbe interpretato come la mancanza di coordinamento e unità tra il leader di Mosca e le sue forze armate, ma soprattutto come un tentativo di accentramento di potere. Non abbiamo modo di confermare l’indiscrezione, che proviene sempre da una fonte di parte, anche perché il Cremlino è sotto attacco informatico e i siti di alcuni uffici, tra cui quello del Ministero della Difesa, non sono online attualmente. Soprattutto potremmo pensare che sia una mossa per incrinare il morale dei russi, e anche per gettare ombre sulla lucidità del Cremlino in queste ore.

Mosca ha infatti fatto sapere che si prepara alla stretta finale su Kiev: alle truppe, che combattono in città da stanotte, potrebbe venire dato ordine di procedere con decisione per conquistare la città, aprendo così uno scenario di guerra urbana che, probabilmente, trasformerebbe la capitale ucraina in una Grozny o Aleppo.

L’agenzia stampa russa Interfax riporta che Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha affermato poco fa che “siccome, in effetti, la parte ucraina ha rifiutato di negoziare, l’avanzata delle principali forze russe è ripresa questo pomeriggio secondo il piano operativo”. Parlando coi giornalisti riuniti in conferenza stampa, Peskov ha anche affermato che l’avanzata delle truppe era stata sospesa il giorno prima per ordine del comandante supremo (Putin). Mosca quindi ha ordinato di riprendere l’offensiva “a tutto campo” dopo che – afferma Mosca – il governo di Kiev ha rifiutato i negoziati. “Attualmente, tutte le unità hanno ricevuto l’ordine di ampliare l’offensiva in tutte le direzioni, in accordo con il piano di attacco” ha dichiarato il Ministero della Difesa russo in un comunicato

L’offensiva russa prosegue non solo nella capitale: arrivano notizie che Melitopol, anche grazie allo sbarco anfibio avvenuto nella notte, sia caduta in mani russe, mentre Mariupol continua a resistere. Sul fronte nord la direttrice russa, dopo aver accerchiato la capitale, si sta spostando verso Lviv, evidentemente per tagliare le linee di rifornimento ucraine da occidente, mentre nel settore centrale e orientale è avvenuto un sostanziale sfondamento delle linee che sta portando a una fusione dei vari fronti. Dalla Crimea la puntata oltre la foce dello Dnepr continua, sebbene incontri resistenza, pertanto si sta configurando una manovra generale che dai confini, anche marittimi, si spinge verso l’interno.

La situazione, a livello internazionale, continua a peggiorare: quasi tutti i Paesi dell’Europa Orientale hanno chiuso i loro spazi aerei ai voli russi, e anche la Finlandia sta per fare lo stesso. Quest’oggi un comunicato del Ministero della Difesa Russo ha affermato, per la prima volta, che durante un attacco di motovedette e motomissilistiche ucraine effettuato contro navi della Flotta del Mar Nero avvenuto ieri – molto probabilmente per cercare di contrastare l’operazione anfibia – , i veicoli aerei senza pilota strategici statunitensi RQ-4 Global Hawk e MQ-9A Reaper che pattugliavano l’aerea “è molto probabile” che siano stati utilizzati per dirigere “le barche ucraine contro le navi della flotta russa”.

È la prima volta da quando è cominciata questa guerra che Mosca chiama in causa direttamente gli Stati Uniti e la Nato: un segnale da non sottovalutare. Si ricorda, infatti, che quando l’Iran abbatté un drone da ricognizione statunitense, nel giugno del 2019, la reazione militare statunitense fu fermata quasi all’ultimo minuto.

Cosa succederebbe, oggi, se i russi dovessero abbattere volontariamente uno degli RQ-4 che, quotidianamente, pattugliano i cieli del Mar Nero? La risposta è di quelle che fa paura. Su tutto si aggiunge il giallo di un possibile blocco del Bosforo da parte turca: il presidente Zelensky afferma di essere riuscito a strappare ad Ankara questa possibilità, ma la Turchia, che già ieri aveva affermato che non potrebbe proibire alla Russia il ritorno delle sue navi alle basi secondo il documento di Montreux – un modo per dire che non intendono farlo – per ora non ha smentito ufficialmente quanto affermato dal leader ucraino.

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