Martedì forse per la prima volta dall’inizio del conflitto Vladimir Putin ha lasciato l’area di Mosca. Si è diretto nell’estremo oriente russo, quasi al confine con la Cina, dove ha sede il cosmodromo di Vostochny. Qui ha incontrato l’alleato Alexandar Lukashenko e qui ha parlato dei futuri programmi spaziali della Russia. Ma ovviamente, nel corso della conferenza stampa tenuta dopo il colloquio con il presidente bielorusso, Putin ha toccato l’argomento Ucraina. Ha definito una “tragedia” quanto sta avvenendo ma, al contempo, ha fatto intuire di non avere intenzione di porre fine ai combattimenti: “Non avevamo altra scelta”, ha dichiarato.
Non c’era quindi alternativa, secondo la sua visione, per raggiungere quello che lo stesso leader russo ha definito come obiettivo primario, ossia la liberazione del Donbass ed evitare un “genocidio” della popolazione russofona. Ed è su queste parole che molti analisti hanno puntato l’obiettivo: così come scritto da Anton Troianovski sul New York Times, potrebbe essere la prima volta che Putin ammetta, seppur implicitamente, un ridimensionamento dei propri obiettivi. Non più quindi una demilitarizzazione complessiva dell’Ucraina, bensì un’avanzata limitata al Donbass.
Perché si parla di un’imminente offensiva russa nell’est dell’Ucraina
Le parole di Putin sono arrivate in una fase in cui da più parti si giudica imminente un’operazione militare russa nelle aree orientali dell’Ucraina. Sono molti gli elementi che lo fanno pensare. A partire dal ritiro delle truppe russe dalle aree a nord di Kiev, annunciato il 30 marzo e completato nei giorni immediatamente successivi. Per Mosca si è trattato di un “ridispiegamento” dei soldati. Da Washington, gli osservatori statunitensi hanno ipotizzato, dati alla mano, che il ridispiegamento stia coinvolgendo soprattutto il Donbass. Molti reparti sono stati inviati lungo i confini orientali dell’Ucraina e nelle aree attorno alle repubbliche separatiste filorusse di Donetsk e Lugansk.
Segnali inviati dal Pentagono a Kiev e confermati dal locale ministero della Difesa, i cui vertici più volte hanno detto di attendersi un’offensiva nell’est del Paese. Nelle scorse ore è stato deciso di aumentare il livello di sorveglianza nelle regioni orientali, ulteriore passo che porta a pensare a un’azione russa oramai prossima. Poi ci sono anche le manovre svolte dalle truppe di Mosca negli ultimi giorni. In particolare, le forze russe hanno definitivamente conquistato Izyum, strategica località compresa tra Kharkiv e Lugansk. La disposizione delle truppe fa pensare a un’imminente operazione verso sud e verso est, in grado di accerchiare località importanti del Donbass rimaste nel 2014 in mano ucraina, quali Severodonetsk, Kramatorsk e Slovjansk.
Altre piccole ma significative avanzate sono state segnalate dalla seconda metà di marzo in poi a nord di Lugansk e ad est di Severodonetsk. In poche parole, il Cremlino avrebbe oramai deciso di puntare in modo netto sul Donbass, forte anche della conquista delle regioni meridionali affacciate sulla costa ucraina del Mar d’Azov e della stessa Mariupol, controllata al 90%.
Le parole di Putin
Cosa vuol fare Putin in Ucraina? Annetterla per intero, provocare un cambio di governo oppure puntare “solo” sull’est? Sono queste le domande che più hanno riecheggiato dal 24 febbraio in poi, giorno dell’inizio della guerra. L’accerchiamento di Kiev lasciava pensare al tentativo di prendere l’intero Paese o comunque di provocare uno stravolgimento politico al suo interno. I fatti poi hanno “consigliato” altro. Putin, come spiegato su Insideover lo scorso 20 marzo, potrebbe aver deciso per un “Piano C“. Non prendere né Kiev e né l’intera parte est dell’Ucraina, attualmente fuori portata, ma proiettarsi sul Donbass. Ipotesi dettate da quanto stava accadendo sul campo. Leggendo le ultime dichiarazioni del presidente russo, gli obiettivi russi potrebbero in effetti oggi limitarsi alle regioni considerate russofone.
“Le nostre truppe nel Donbass si stanno muovendo con grande caparbietà – ha dichiarato dal profondo oriente russo – stanno affrontando al meglio la nobile missione”. Quella cioè di prevenire ed evitare “un possibile genocidio” da quelle parti. Frasi da cui sono spariti i riferimenti a un’Ucraina demilitarizzata. Attenendosi alle parole di Putin, sembrerebbe proprio che il Cremlino possa considerare una vittoria aver preso possesso delle regioni orientali. Un’operazione alla portata delle truppe russe, vista la conquista nelle settimane precedenti delle regioni meridionali dell’Ucraina.
Probabilmente Putin non ammetterà mai il cambio di passo. Del resto nell’annunciare il conflitto il presidente russo è stato molto vago nello specificare gli obiettivi. Ha sì parlato di demilitarizzazione e denazificazione di Kiev, ma senza lasciar trasparire come attuare tutto ciò: se cioè tramite un cambio di governo, un’occupazione di tutto il Paese oppure se tramite un’avanzata nel solo Donbass. Adesso quindi il Cremlino è nella condizione di poter cantare vittoria anche con il raggiungimento degli obiettivi forse due mesi fa considerati “minimi”. Obietti la cui importanza però, stando alle parole di Putin, oggi è massima.
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