La geopolitica della corsa allo spazio
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Recentemente sono state diffuse sul web immagini che riprendono il pattugliatore della marina russa Vasily Bykov, in forza alla Flotta del Mar Nero, mentre lascia il porto di Sebastopoli avendo montato, sul ponte di volo di poppa, un sistema missilistico antiaereo (Sam – Surface to Air Missile) tipo Tor M (SA-15 Gauntlet in codice Nato).

Questa tipologia di Sam è nata come semovente terrestre cingolato per sostituire il 9K33 Osa (SA-8 Gecko), ed è progettata per la difesa di punto delle divisioni/brigate/battaglioni corazzati dell’esercito russo, venendo introdotta in servizio nel 1991.

I pattugliatori della classe project 22160 di cui la Vasily Bykov fa parte, nonostante siano pesantemente armati per questa tipologia di unità navale (possiedono un lanciatore a quattro celle per missili da crociera Kalibr), difettano di efficaci sistemi antiaerei: hanno infatti a prua un pezzo di artiglieria navale А-220М da 57 millimetri dual use (per bersagli aerei, di superficie e costieri) e una torretta Gibka, armata con otto missili da difesa aerea portatili Igla, gli stessi usati nell’omonimo Manpads (Man Portable Air Defense System).

Questa particolare scelta di armamento riflette la dottrina russa delle costruzioni navali che vuole anche le unità minori, come pattugliatori e corvette, equipaggiate con sistemi d’arma solitamente utilizzati da vascelli di classe maggiore come fregate e cacciatorpediniere. A tal proposito ricordiamo che anche le corvette classe Buyan-M sono dotate di Vls (Vertical Launch System) per missili da crociera da attacco terrestre Kalibr o antinave Oniks. Una soluzione che però, per questioni di spazi, va a discapito di altre possibilità, come appunto quella della difesa aerea. I pattugliatori russi, del resto, sono pensati più per l’uso in chiave offensiva di concerto con altre unità maggiori, che dovrebbero fornire la copertura aerea principale, però durante il conflitto in Ucraina abbiamo assistito a un fatto che ha costretto la Vmf (Voenno-Morskoj Flot) nel Mar Nero a migliorare le proprie capacità antiaeree: l’affondamento dell’incrociatore Moskva, della classe Atlant (o Slava per la Nato).

L’incrociatore era una nave fondamentale nel quadro del conflitto, in quanto grazie ai propri sistemi missilistici antiaerei permetteva di prolungare oltremodo la bolla di interdizione aerea della Crimea sino alle coste più occidentali dell’Ucraina, e la sua sola presenza teneva lontani i cacciabombardieri di Kiev da quella importante zona di operazioni.

Ora alcune unità della Flotta del Mar Nero, per poter operare in modo più sicuro vista l’azione aerea avversaria, si vedono costrette a dover sopperire a quelle mancanze progettuali nel campo antiaereo, e quanto visto sul pattugliatore Vasily Bykov (che ha operato insieme alla Moskva nella zona dell’Isola dei Serpenti a inizio del conflitto) è probabile che verrà fatto anche per le altre unità della medesima classe. Sebbene il Tor rappresenti un balzo avanti nelle capacità antiaeree dei pattugliatori, la sistemazione a poppavia non è ottimale in quanto il suo radar di scoperta/tracciamento/ingaggio trova la visuale ostruita dalle sovrastrutture della nave, pertanto resta un “buco” nel settore prodiero.

Questa soluzione improvvisata volta a migliorare le capacità difensive non è un unicum di questa guerra: abbiamo infatti visto diversi tentativi di migliorare la protezione dei veicoli corazzati, dei camion e degli Mbt (Main Battle Tank) dell’esercito russo. La saldatura di piastre d’acciaio aggiuntive su veicoli da trasporto è qualcosa che si è sempre fatto nei conflitti, ma in questa guerra abbiamo avuto modo di vedere anche l’utilizzo di tronchi d’albero sulle fiancate di Apc (Armoured Personnel Carrier) ma soprattutto soluzioni molto particolari adottate per gli Mbt.

Quella più vistosa è il montaggio di una griglia di acciaio sulla torretta dei carri, per cercare di proteggere quella parte dal tiro degli Atgm (Anti Tank Ground Missile) come Javelin ed Nlaw che possono effettuare il tiro dall’alto, in modo da colpire una parte del tank che è meno corazzata. Questa soluzione non si è rivelata particolarmente efficace, anche perché l’esercito ucraino ha utilizzato in modo molto preciso il tiro di artiglieria, che è accreditato della maggior parte delle perdite di Mbt e veicoli corazzati russi.

Sempre sui tank di Mosca si sono viste protezioni laterali aggiuntive molto particolari e poco ortodosse costituite da una gabbia d’acciaio riempita di pietre. Tale soluzione, destinata a far detonare la carica cava (singola o in tandem) di un Rpg (Rocket Propelled Grenade) o Atgm lontano dallo scafo, è stata individuata su carri in cui le piastre di corazzatura reattiva sembrerebbero assenti, ed è stata montata in corrispondenza della parte del carro dove si trova l’equipaggio.

Vedere veicoli terrestri e unità navali con “aggiunte” improvvisate non è qualcosa di inusuale, come abbiamo avuto modo di accennare. Il sito The Drive ci ricorda che le corvette israeliane della classe Saar 5 hanno montato lanciatori del sistema di difesa aerea Iron Dome fissati ai loro ponti di volo, mentre nel 2017, la marina egiziana ha posizionato veicoli di difesa aerea Avenger su navi di classe Mistral per fornire capacità di difesa di punto alle grandi navi anfibie. Anche la U.S. Navy ha optato per soluzioni simili, specialmente per gli scenari di protezione della forza o per test sperimentali e la dimostrazione di nuovi concetti di funzionamento.

Ricordiamo, ad esempio, che durante l’esercitazione Unmanned Integrated Battle Problem 21 (UxS IBP 21) tenuta ad aprile 2021, un cacciatorpediniere classe Zumwalt, l’Uss Micheal Monsoor (Ddg-1001) è stato visto uscire dal porto di San Diego con montato, sul ponte di volo di poppa, un vistoso radome utilizzato probabilmente per le comunicazioni satellitari. Non è quindi affatto strano vedere unità navali, o veicoli corazzati, con sistemi di protezione / da combattimento improvvisati: un conflitto serve anche a testare mezzi che non sono mai stati usati in un contesto operativo, soprattutto quando si tratta di uno di tipo simmetrico come quello in Ucraina. Le esperienze fatte, pertanto, permetteranno di migliorare quelle carenze progettuali evidenziate durante i combattimenti arrivando anche a emanare requisiti specifici per mezzi e armamenti di nuova concezione.

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