Propaganda israeliana: le nuove campagne del Ministero di Tel Aviv con la complicità delle piattaforme

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Negli ultimi mesi, il Ministero degli Esteri israeliano ha intensificato il proprio sforzo comunicativo attraverso una serie di campagne pubblicitarie digitali, veicolate soprattutto su Google e YouTube, per influenzare l’opinione pubblica occidentale rispetto ai principali fronti di guerra: Gaza e più recentemente l’Iran.

Queste campagne utilizzano uno stile fortemente emotivo e visivamente drammatico, orientato a semplificare la realtà e polarizzare il dibattito. Video che mostrano bambini in lacrime, città colpite da missili, o slogan come “Stop Iran before it’s too late” compaiono su milioni di schermi, puntando a spingere governi e opinione pubblica occidentale verso posizioni allineate alla visione strategica israeliana. Le adv non compaiono solo su YouTube. Possiamo confermare che giornalisti all’interno della redazione di InsideOver hanno ricevuto più volte, su siti web, le adv del Ministero Israeliano.

Un esempio evidente è rappresentato dai contenuti visualizzati nell’immagine sottostante, che raccoglie alcuni tra gli ultimi annunci pubblicitari pubblicati:

Qui si nota una strategia comunicativa ben precisa: l’uso di testi enormi e assertivi — “NON CIVILI”, “ISRAELE AGISCE CON PRECISIONE”,  — che mirano a trasmettere sicurezza e senso di giustizia. In particolare, i video in italiano, francese e tedesco ripetono lo stesso concetto: Israele agirebbe solo contro obiettivi militari, senza colpire civili.

Tra le campagne più recenti figura anche quella sul presunto attacco all’ospedale Soroka, pubblica nella mattinata del 20 giugno 2025. Mentre non ci sono prove che l’ospedale sia stato colpito direttamente come evidenziato da un’analisi interna di InsideOver, un video promozionale in inglese afferma: “immagina di essere una madre con un bambino e un missile colpisce l’ospedale”. La narrazione è emotiva, visivamente potente, ma — a oggi — priva di riscontri.


Il punto di questo tipo di narrazione, è che contrasta radicalmente con i fatti documentati. Secondo Human Rights Watch, oltre il 90% delle strutture sanitarie nella Striscia di Gaza sono state distrutte dalle operazioni militari israeliane, con migliaia di vittime tra medici, infermieri, donne e bambini. I morti civili a Gaza, secondo alcune stime supererebbero le 500.000 vittime. Quindi, le affermazioni di “non colpire civili” si rivelano profondamente disinformative, confezionate per creare una percezione artificiale di legittimità.

Al contrario, lo Stato israeliano è responsabile di una devastazione sistematica degli ospedali e dei servizi sanitari palestinesi, con conseguenze catastrofiche su donne incinte e bambini. Questo doppio standard informativo è alla base di una comunicazione che disinforma per legittimare.

Ma la responsabilità è tanto di Israele quanto di Google che permette che queste adv rimangano sui suoi canali di distribuzione. Interpellata dal quotidiano Domani, Google aveva fatto sapere che era in corso una revisione interna qualche settimana fa. Ad oggi però non è ancora stato comunicato nulla. Anzi, sempre nuove adv vengono lanciate ogni giorno dall’account del Ministero israeliano.

Già nel 2023, una campagna pubblicitaria pro-Israele aveva invaso videogiochi destinati ai minori, mentre nel 2024 Israele ha finanziato una campagna su Google per screditare l’UNRWA, sempre con l’obiettivo di orientare l’opinione pubblica.

Il risultato è un’informazione polarizzata, dove lo slogan prevale sul fatto, e dove la complessità di un conflitto viene ridotta a una sequenza di frasi ad effetto. In assenza di regolamenti severi, piattaforme come Google non sono semplici intermediari: sono strumenti strategici nella produzione di consenso di guerra. E questo deve obbligarle a prendere una posizione. Altrimenti il silenzio è già una posizione.